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La politica italiana è una poesia, anzi quattro

– Sì. Oggi intellettualismo è un insulto. Alcuni sostengono che “intellettualismo” sia un male. Male sociale, paradossalmente male culturale,  certamente male politico. E allora, in virtù di questa bolsa credenza … facciamo un’operazione che più intellettualistica non si può.

Cari lettori. Di seguito quattro poesie per capire la politica, e pure il presente, e pure il Paese. La poesia anche se passata è sempre al presente, come la politica.

1)

Un giorno tutti quanti l’animali

sottomessi ar lavoro

decisero d’elegge un Presidente

che je guardasse l’interessi loro.

C’era la Società de li Majali,

la Società der Toro,

er Circolo der Basto e de la Soma,

la Lega indipendente

fra li Somari residenti a Roma;

e poi la Fratellanza

de li Gatti soriani, de li Cani,

de li Cavalli senza vetturini,

la Lega fra le Vacche, Bovi e affini…

Tutti pijorno parte all’adunanza.

Un Somarello, che pe’ l’ambizzione

de fasse elegge s’era messo addosso

la pelle d’un leone,

disse: – Bestie elettore, io so’ commosso:

la civirtà, la libbertà, er progresso…

ecco er vero programma che ciò io,

ch’è l’istesso der popolo! Per cui

voterete compatti er nome mio. –

Defatti  venne eletto proprio lui.

Er Somaro, contento, fece un rajo,

e allora solo er popolo bestione

s’accorse de lo sbajo

d’avé pijato un ciuccio p’un leone!

– Miffarolo! – Imbrojone! – Buvattaro!

– Ho pijato possesso:

– disse allora er Somaro – e nu’ la pianto

nemmanco se morite d’accidente.

Peggio pe’ voi che me ciavete messo!

Silenzio! e rispettate er Presidente!

(Trilussa)

 

2)

Il peggior analfabeta è l’analfabeta politico

Egli non sente, non parla, né s’interessa

degli avvenimenti politici.

Egli non sa che il costo della vita,

il prezzo dei fagioli

del pesce, della farina, dell’affitto

delle scarpe e delle medicine

dipendono dalle decisioni politiche.

L’analfabeta politico è così somaro

che si vanta e si gonfia il petto

dicendo che odia la politica.

Non sa l’imbecille che

dalla sua ignoranza politica nasce la prostituta,

il bambino abbandonato, l’assaltante

e il peggiore di tutti i banditi

che è il politico imbroglione,

il mafioso, il corrotto,

il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.

(Brecht)

 

3)

Canzone del danno e della beffa

Stillicidio di delitti, terribile:

si distruggono vite,

si distruggono posti di lavoro,

si distrugge la giustizia, il decoro

della convivenza civile.

E intanto l’imprenditore del nulla,

il venditore d’aria fritta,

forte coi miserabili

delle sue in indagabili ricchezze,

sorride a tutto schermo

negando ogni evidenza, promettendo

il già invano promesso e l’impossibile,

spacciando per paterno

il suo osceno frasario da piazzista.

Mai così in basso, mai così simile

(non solo dirlo, anche pensarlo duole)

alle odiose caricature

che da sempre ci infangano e sfigurano…

Anche altrove, lo so,

si santifica il crimine, anche altrove

si celebrano i riti

del privilegio e dell’impunità

trasformati in dottrina dello stato.

Ma solo a noi, già fradici

di antiche colpe e remissioni,

a noi prima untori e poi vittime

della peste del secolo

è toccata, con il danno, la beffa,

una farsa in aggiunta alla sventura.

(…)

Sia detto, amici, una volta per tutte:  a correre rischi non è soltanto

la credibilita della nazione  o l’incerta, dubitabile essenza

che chiamiamo democrazia, qui in gioco c’e la storia che ci resta,

il poco che manca da qui alla morte.

   (Raboni)

 

4)

Siamo tutti politici (e animali):

premesso questo, posso dirti che

odio i politici odiosi: (e ti risparmio anche soltanto un parco abbozzo di catalogo

esemplificativo e ragionato): (puoi sceglierti da te cognomi e nomi, e sparare

nel mucchio): (e sceglierti i perché, caso per caso)

ma, per semplificare,

ti aggiungo che, se è vero che, per me (come dico e ridico) è politica tutto,

a questo mondo, non è poi tutto, invece, la politica: (e questo mi definisce,

sempre per me, i politici odiosi, e il mio perché: amo, così, quella grande

politica che è viva nei gesti della vita quotidiana, nelle parole quotidiane (come ciao,

pane, fica, grazie mille): (come quelle che ti trovi graffite dentro i cessi,

spraiate sopra i muri, tra uno slogan e un altro, abbasso, viva):

(e poi, lo so che non si dice, ma, alla fine, mi sono odiosi e uomini e animali):

(Sanguineti)

 


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

One Response to “La politica italiana è una poesia, anzi quattro”

  1. In cerca di un'alternativa scrive:

    Adoro Trilussa!

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