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Il thatcherismo fu una rivoluzione conservatrice contro uno status quo progressista

– Margaret Thatcher «vista da sinistra», nell’articolo di Simona Bonfante, non era una conservatrice. Poiché era anti-socialista, in definitiva era una progressista. C’era da aspettarselo che prima o poi qualcuno azzardasse la provocazione intellettuale, nel solco della ormai vasta letteratura per cui il “liberismo è di sinistra”.

Il ragionamento è a prima vista seducente. D’altra parte, è anti-socialista anche quella sinistra riformista che non crede nelle virtù della pianificazione economica e che è disposta a concedere che il libero mercato può essere strumento di promozione sociale e non di sfruttamento. E così si salvano capra e cavoli. Siccome la Thatcher aveva ragione (si ha l’onestà intellettuale di ammetterlo), ma la destra rimane sporca e cattiva, si dice che aveva ragione in modo “progressista”. È un ottimo escamotage dialettico di chi si ritiene di sinistra, ma di una sinistra riformista e liberale, quindi anti-socialista, per riconoscere le ragioni della Thatcher senza passare per conservatore.

Dunque, più che un’analisi sulla Lady di ferro, abbiamo la solita polemica, tutta interna alla sinistra, tra socialismo di ispirazione marxista e riformismo-laburismo. Ma il fatto che, come la sinistra liberale oggi, la Thatcher fosse anti-socialista, non fa di lei una progressista. Così come il fatto che fosse nemica della “conservazione”, intesa come status quo, non significa che fosse progressista, dal momento che lo status quo contro cui si è battuta era il frutto di politiche tipicamente progressiste.

Il problema di questi ragionamenti è che filano solo sulla base di equivoci linguistici e mere astrazioni, cioè solo attribuendo un significato letterale a quelle che sono categorie politiche, e solo presumendo una destra e una sinistra che non esistono nella realtà storica, che non corrispondono al loro “idealtipo”. Solo in un mondo immaginario, infatti, la sinistra si batte per offrire maggiori opportunità agli outsider meritevoli, per uno Stato leggero che concentra le sue risorse sui veri bisognosi, e la destra favorisce lo status quo. Può darsi sia stato vero in un’epoca pre-marxista, quando la divisione era tra Ancien Régime e liberalismo. Ma non è questa la realtà politica dei paesi occidentali nell’ultimo secolo, compreso l’ultimo ventennio: la destra non sarà stata quasi mai un modello di liberismo, ma quasi sempre molto meno statalista della sinistra.

Se al conservatorismo si attribuisce il significato letterale di conservazione dello status quo, e per questo un’accezione negativa, mentre al progressismo il significato di un cambiamento di segno pregiudizialmente positivo, il gioco delle apparenze è fatto: anche MT può diventare progressista. Ma conservatori e progressisti sono categorie politiche che vanno ben oltre il loro significato letterale. È ovvio che in una realtà socio-economica di fatto socialistizzata, com’era il Regno Unito sul finire degli anni ’70 (e com’è oggi l’Italia), essere conservatrice per la Thatcher non significava certo essere per lo status quo, per la conservazione, ma non per questo significava essere progressista. Anzi, essere conservatrice significava essere per il cambiamento di uno status quo progressista. Di fatto, fu una rivoluzionaria, ma la sua fu una rivoluzione conservatrice.

Se si vuole dire che una parte della sinistra (minoritaria, per la verità) ha tratto insegnamento dalla Thatcher, e che le politiche liberiste possono effettivamente produrre esiti “di sinistra” in termini di promozione sociale, il che è innegabile, lo si dica apertamente. Che la sinistra europea post-thatcheriana (parliamo soprattutto di Blair) abbia saputo far tesoro di quella lezione, adottando politiche semi o simil-liberiste, è certamente un fatto storico, culturale e politico di un certo rilievo. Ma temporaneo e minoritario, nient’affatto di dimensioni imponenti. Anzi, trascurabile ai fini di una ridefinizione delle categorie politiche di destra e sinistra tale da arrivare a sostenere che la Thatcher non fosse conservatrice ma progressista. E comunque non c’è niente di tutto questo nell’analisi di Simona Bonfante, che si limita a sostenere che MT in definitiva fu progressista perché anti-socialista. In questo modo il gusto, il vezzo della provocazione intellettuale rischia di mangiarsi tutto: storia, cultura, politica.

È vero, piuttosto, che la sinistra post-thatcheriana, per tornare a vincere, ha dovuto fare i conti con il thatcherismo, quindi in qualche modo spostarsi verso destra. Ma certo questo non viene facile da dire, se si parte dal pregiudizio che a destra ci sono quelli che hanno torto, che vogliono conservare lo status quo, e a sinistra quelli che hanno ragione, che sono per il cambiamento. È una brutta forma di subalternità culturale quella dei liberali italiani che, per rendere accettabili concetti come il thatcherismo e il liberismo, avvertono l’esigenza di sostenere che sono “di sinistra”, solo perché per la cultura dominante a sinistra ci sono i “buoni” progressisti e a destra i “cattivi” conservatori. Ed è tra i motivi per cui non abbiamo avuto, e non avremo, una Thatcher in Italia.


Autore: Federico Punzi

Giornalista non professionista, blogger dal 2003 (http://jimmomo.blogspot.it/). Curo una rubrica sulle Commissioni parlamentari per Radio Radicale, collaboro con Notapolitica e L'Opinione. Ex redattore politico per il Velino di Maurizio Marchesi. Credo in Life, Liberty & Pursuit of Happiness. Profilo twitter: @jimmomo

8 Responses to “Il thatcherismo fu una rivoluzione conservatrice contro uno status quo progressista”

  1. Parla come Mangi scrive:

    Ma perché c’è ancora qualcuno che è convinto – a parte quelli del PD che se la suonano e cantano da soli – che progressista sia essere di sinistra??
    Penseranno mica che i quattro milioni di voti che hanno perso tra i propri elettori compresi quelli di Sel siano solo il frutto di un voto di protesta??
    Ma allora significa che a distanza di quasi due mesi non hanno ancora capito nulla. Ma di quanto tempo hanno bisogno per metabolizzare il risultato elettorale?? Perché se i loro tempi sono quelli biblici allora si spiega perché sono sempre arrivati in ritardo con la storia.

  2. Pietro M. scrive:

    Concordo sul fatto che il liberalismo non c’entra nulla con la sinistra, e che non c’è nulla di più conservatore delle politiche di sinistra, essendo lo status quo ad immagine e somiglianza della sinistra che l’ha creato demolendo il liberalismo.

    Non vedo cosa c’entri con la destra però. La destra è un’invenzione della sinistra: esiste come concetto nato per negazione, e quindi eterogeneo. La destra va dal fascismo, che è sinistra nazionalista, al protezionismo nazionalista degli imprenditori e dei professionisti, fino ad arrivare alla miserrima area liberale, che sta a destra più per il vuoto culturale che c’è che per qualche altro motivo.

    Se i voti liberali sono a destra, è perché tutte le idee della sinistra, dalla giustizia sociale al giuspositivismo passando per il keynesismo, sono idee che presuppongono uno stato totale che tratta la società come una sua emanazione senza autonomia e valore intrinseco.

    Non per qualche merito intrinseco dell’essere di destra, che è un concetto vuoto perché la categoria è mal costruita.

    La sinistra è il nemico numero uno in quanto fonte ideologica di tutte le forme di collettivismo, ma la destra non per questo è un concetto alternativo: quasi per intero, è la versione nazionalista o particolaristica della stessa concezione totalitaria dello Stato.

    La retorica del liberismo di sinistra, che non ha ragion d’essere dal punto di vista della storia delle idee, ha una sola possibile utilità: demolire l’ipocrisia delle nozioni di solidarietà e giustizia sociale che sottendono la soggezione della società allo Stato nella Weltanschauung sinistroide.

  3. Piccolapatria scrive:

    Con la spudoratezza dell’ignorante della strada oso inserirmi in queste dotte disquisizioni per una spontanea considerazione: in che condizioni sarebbe oggi l’Inghilterra ( e/o l’Europa) se la Thatcher non fosse mai “nata”? Prodi, l’ineffabile buon uomo sulla breccia politicante da pluridecenni, ha dato la sua sentenza perentoria per la quale, a mio parere, si qualifica (si conferma?) inesorabilmente e come minimo “scemo” , quando ieri l’altro ebbe a dire che i disastri odierni sono da ascrivere proprio alle politiche della indimenticata coraggiosa donna. Questa roba ha l’Italia!

  4. Marco scrive:

    A me pare la Bonfante non abbia scoperto niente di nuovo: la Tatcher come esponente e sostenitrice della borghesia rampante, che soverchia lo status quo del tempo, non importa se proveniente da destra o da sinistra, e diventa la nuova classe dominante, i nuovi padroni.

    Murdoch, Berlusconi, Bill Gates, Steve Jobbs, Marchionne. Quasi tutti molto innovativi, alcuni anche di sinistra-a-chiacchiere. Tutti che si sono arricchiti e hanno scalato il potere al prezzo di una enorme devastazione sociale, accompagnata da una incredibile rivoluzione culturale, in cui i più pensano che sia andata bene così e che ci siamo liberati dei vecchi orpelli del passato (si pensi al rapporto tra lavoratori e l’idea di sindacato).

    Soprattutto, una politica che ci ha trasformato in una disgustosa società individualista, feroce e senza diritti, soprattutto per i più deboli.

    Se poi questo schifo è sinistra liberista o liberismo di sinistra, capirai chi se ne frega. A me interessa solo che si esca da questa retorica spregevole del che cosa c’era di buono nella Tatcher, al di là di quello che c’era di cattivo e si inizi a parlare di quanto di cattivo ci ha lasciato per darci un risibile poco di buono.

  5. Nicola scrive:

    La sparata di Prodi è stata innanzitutto fuori luogo perché a seguito della morte di una persona si possono evitare commenti così netti e trancianti. Nel merito oltretutto si tratta di una visione banale, demagogica e fuorviante, ma purtroppo tristemente popolare nella nostra società.

  6. Qualsiasi partito di sinistra, dovrà in futuro fare i conti con questa figura ingombrante e riconoscerne qualche intuizione e qualche merito. Così come il Labour, ha dovuto fare prima di tutti, riguadagnando consensi e governando per un lungo periodo

  7. marcello scrive:

    Quindi alla fine prevale sempre la legge del più forte.
    P.S. Fra le varie cose la Thatcher era anche amica di Pinochet, che a suo dire ha difeso la democrazia in Cile. Fino agli ultimi anni del Partito comunista italiano si discuteva se aveva preso sufficientemente le distanze dall’Urss.

  8. Buf scrive:

    Magari pensano ai 9 milioni di voti che ha perso il pdl

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