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Thatcher vista da sinistra. Non fu conservatrice, ma antisocialista e quindi progressista

– Non credo Margaret Thatcher fosse una conservatrice. L’anti-socialismo è il contrario del conservatorismo. E lei quello dedicò la vita politica a “spazzare via”: l’ideologia ed il relativo indotto castale-interdittivo. Ideologia e apparato che, pure presi singolarmente, non hanno mai portato a nulla di buono, di costruttivo, di creativo o progressista. Nulla più che l’ostinata convinzione di poter rispondere ad un fallimento di pianificazione direzionale, con nuova, più ambiziosa, complessa e ingegneristica pianificazione direzionale. Cioè a spesa pubblica non abbastanza produttiva con altra spesa pubblica che si immagina sempre debba funzionare meglio, perché così sembra sulla carta, salvo poi rivelarsi pure quella ‘non abbastanza’. Ancora e sempre così.

I Tory manifestavano per il socialismo il senso di incommensurabilità che può provare l’aristocratico nei confronti della propria servitù. Per la Thatcher era qualcosa di più: il glass ceiling burocratico-assimilatorio che avrebbe voluto impedire a quelli come lei di poter essere come lei. L’upper class nata upper ed ereditariamente destinata a rimanere tale, ‘ste cose non poteva capirle.

Il Partito conservatore era anti-socialista per default, la Thatcher per Weltanschauung. Lei era quella che il socialismo non si riforma: si spazza via. E c’è veramente un sacco di liberalità, in questo. Repubblicana, magari, ma non conservatrice. Anti-socialista come sanno esserlo quelli che la paura per l’inumano, che la missione egalitarista minaccia di realizzare, l’hanno sentita abbastanza forte soffiare dentro di sé. La Thatcher politica nasce in famiglia: è il padre, il negozio, la middle class che vuol salire su. Il nemico, per questi, è il socialismo. Ma anche la conservazione, la cristallizzazione delle dinamiche: anche quello, se non nemico, è ostacolo. E quell’attitudine sciovinista, quel conservatorismo pavido che non abbraccia, ma dileggia la sovversione delle convenzioni. Quell’adagiarsi complice ad un destino di immobilità è nel partito conservatore di cui Thatcher diventerà leader. Il ‘fino allo sfinimento’ nella guerra ai minatori l’ha voluto lei, mica il partito, mica gli industriali.

“God wants no faint hearts for his ambassadors. He wants men who having communed with heaven can never be intimidated by the world” (Dio non vuole cuori deboli per i suoi ambasciatori. Vuole che gli uomini, in comunione con il cielo, non possano mai sentirsi intimiditi dal mondo)  scriveva il padre, predicatore e leaderino politico anch’egli, che pure rifiutava la definizione di “conservatore”.  Gli preferiva quella, vedi tu, di “anti-socialist”. A differenza della Thatcher che invece quella appartenenza entusiasticamente sposò da quando – aveva 10 anni – fece campagna alle politiche del ’35.

D’altronde il suo non era un problema personale. A Gorbaciov offrì di fare business insieme con la stessa intimidatoria certezza – a farci l’affare sarebbe stata lei – di quando, in abito da sera rosso di chiffon, elegantemente truccata e graziosamente cotonata, rivolse ai sovietici un kind remark a proposito del perché sarebbe arrivata fino in fondo per assicurare i socialisti alla storia buia del secolo andato. E il perché era: “they are a failure in human and economic terms”. E amen, Margaret.

Twitter @kuliscioff


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

5 Responses to “Thatcher vista da sinistra. Non fu conservatrice, ma antisocialista e quindi progressista”

  1. Edoardo Buso scrive:

    ma,io penso che c’è stato troppo da parte dei liberali in questi anni un atteggiamento di accostamento alla classe media.Penso che un liberalglobalismo o liberalprogressismo del futuro debba procedere verso un appianamento delle classi riconducendole a produttori/consumatori,nell’articolo precedente nella colonna a destra (margaret tatcher vista da destra)si faceva un accenno alle politiche italiane sia della destra che della sinistra,antiliberali,che solo durante gli anni 90 hanno visto un breve discostarsi dal consociativismo e corporativismo,come veniva scritto nell’articolo.In Italia la classe media ha sempre fermato la crescita industriale in molti sensi,perchè è stata sempre una classe media a differenza di quella inglese o americana (o anche cinese) tradizionalista intelettuale elitistica mentre in Inghilterra stati uniti la classe media e più vicina alla working class,perchè il mercato è l’agente prioritario e destinatario della produzione.(Cosa che i sindacati in mano tutti alla classe media (di sinistra o di destra non cambia),qui in Italia come ricordava un articolo di questo giornale (Se la cgil fa la choosy con mcdonald) riprendo l’articolo è aggiungo Io,che è proprio la classe media che frena la crescita di un industria più grande,anche attraverso le fusioni,è lei che frena con ogni pretesto quell’immigrazione che promuove l’imprenditoria nel nostro tessuto nazionale (come quella cinese ormai presa di mira dagli attacchi di forze partitocratiche di destra,lega o sinistra),ed è poi questa classe media che spesso non vuole le liberalizzazioni dell’economia,quella che permetterrebbero a tanti agenti di essere in concorrenza nel mercato.
    Il liberalismo deve andare fuori dal concetto di classe,e promuovere la crescita industriale anche attraverso sistemi multinazionali non monopolistici,solo cosi si esce da questa crisi.

  2. d.d. scrive:

    in questo pezzo di sinistra non c’è neanche un accento acuto. Simona, sei iscritta al gruppo “comunisti per giannino” e a quello “a sinistra? solo per superare in autostrada” che ha come simbolo un che guevara a forma di teschio. Pretendere di dare una prospettiva “da sinistra” sulla Thatcher da parte tua mi sembra intellettualmente disonesto, tanto quanto Berlusconi quando sostiene di aver fondato un partito liberale di massa.

  3. marcello scrive:

    Non si giochi sempre coi termini. Come diceva Panebianco ormai si fa un uso distorto del termine conservatore (chi si oppone a qualsiasi cambiamento, anche se questo può far tornare indietro) e anche del termine riformista (ormai è riformista chi vuole togliere le garanzie ottenute dopo molte lotte sociali, che consentono di vivere in modo dignitoso e non esporsi alle bizze del datore di lavoro e chi difende queste conquiste di civiltà è definitop un conservatore). Chi difende le classi dominanti lo dica apertamente (almeno la sinistra è un po’ più coerente nel difendere alcune categorie).

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