Thatcher vista da destra. Tutto quello che non ci ha insegnato, in Italia

La destra a cui ci si riferisce parlando della Thatcher in Italia non è mai esistita, essendo un concetto più che altro anglosassone, per quanto anche lì l’eterogeneità del concetto nasconda più di quanto riveli. La Thatcher, più di Reagan, ha dimostrato che almeno in alcuni paesi un percorso di riforme coraggioso è possibile, e che un grande statista può rendere dinamico un paese stagnante.

La politica consiste di norma nell’acquisto del consenso degli elettori e dell’appoggio delle lobby mediante privilegi legali, spesa pubblica e politiche miopi. Questo quadro, ben descritto dalla public choice, deve affrontare pochi, e per questo importanti, controesempi: Margaret Thatcher è stato uno dei più rilevanti.

In oltre dieci anni a Downing Street, la Thatcher ha ridotto di oltre 10 punti l’inflazione, diminuito la pressione fiscale e la spesa pubblica (di quasi 10% di PIL dal picco successivo la crisi), fatto aumentare l’occupazione, ridotto il debito pubblico dal 50 al 30% del PIL. Se prima la Gran Bretagna cresceva meno di gran parte dei paesi europei, dalla Thatcher in poi ha iniziato a crescere sistematicamente di più.

La Thatcher ha dimostrato che ciò che è “improbabile” (ossia una democrazia non dannosa per la rule of law, la concorrenza e le finanze) non è impossibile: con carisma personale, buone idee, principi morali e capacità politiche è possibile frenare o invertire le naturali tendenze, nel lungo termine distruttive, della politica.

La Thatcher ha dimostrato che una destra liberale è possibile, come è possibile andare contro i gruppi di pressione che ostacolano la crescita in nome dello status quo, a patto di avere il coraggio di non scendere a compromessi, perché in politica al tavolo delle trattative siedono gli interessi concentrati e dunque minoritari, mentre la rule of law, la concorrenza e il buonsenso non hanno difensori istituzionali.

In Italia, senza la Thatcher, abbiamo continuato a consumare il nostro futuro, e successivamente abbiamo salvato i conti pubblici distruggendo con la pressione fiscale le possibilità di crescita economica, costringendo i giovani a contribuire ad un sistema previdenziale da cui non trarranno che miseri benefici, e a lavorare in un mercato del lavoro reso duale dal non aver intaccato i “diritti acquisiti”: le riforme fatte senza colpire gli interessi costituiti non sono solo inefficaci o dannose, ma anche più inique.

La retorica delle proteste contro la Thatcher nasconde un fatto evidente: in politica chi piange di più è chi ha più voce, che spesso è anche chi “fotte” di più. Un’azienda chiusa ha più voce di cento aziende mai nate, un imprenditore più di milioni di consumatori, un lavoratore sindacalizzato più di un “outsider”, una banca più di innumerevoli risparmiatori, un ordine professionale più dei suoi clienti. Le proteste sono più spesso dei privilegiati che degli “have nots”, perché i primi sono più organizzati e politicamente potenti dei secondi, e dunque posticipare o edulcorare le riforme per preservare il consenso significa spesso sacrificare gli interessi degli esclusi, come ad esempio in Italia i giovani e i piccoli imprenditori.

Da tutto ciò la destra italiana non ha imparato nulla: mentre la Thatcher tagliava spesa, tasse e debito e liberalizzava, noi facevamo il contrario, e abbiamo continuato a farlo salvo una breve parentesi negli anni ’90. La destra italiana non ha capito la sua inadeguatezza, e anche per questo il futuro dell’Italia è fosco.

Se gli italiani oggi non hanno un futuro, è perché in Italia non c’è mai stata una Thatcher, e c’è da chiedersi se, in un sistema istituzionale opaco, consociativo e privo di un esecutivo forte come quello tracciato dalla nostra Costituzione, sarà mai possibile un tale miracolo politico. Senza contare il carattere: citando uno dei personaggi più archetipicamente italiano della letteratura, “il coraggio uno non se lo può dare”.


Autore: Pietro Monsurrò

Nato a Roma nel 1979, ha un Dottorato in Ingegneria Elettronica e ha studiato economia alla London School of Economics. Ha scritto per l’Istituto Bruno Leoni, per Liberal, per Chicago-Blog e per Liber@mente.

8 Responses to “Thatcher vista da destra. Tutto quello che non ci ha insegnato, in Italia”

  1. Parla come Mangi scrive:

    Privatizziamo il suo funerale. Lo mettiamo sul mercato e accettiamo l’offerta più economica. È quello che avrebbe voluto.
    La piccolezza di certi personaggi ingigantita solo dai media mentre nella realtà più della metà degli inglesi brinda e festeggia sulle spoglie di chi prendeva il tè con pinochet, può essere riassunta dai risultati che ormai sono evidenti, anche in europa, dove un liberismo ormai folkloristico nelle sue affermazioni nega persino l’evidenza della catastrofe ideologica raggiunta con i suoi risultati..
    “Il denaro non è un bene comune” queste sono le sue affermazioni che ci ricordano come appunto anche lei stessa non fosse un bene comune ma piuttosto uno scherzo quasi farsesco di quel feticismo privatistico che nonostante decenni di auto-celebrazioni trova persino difficoltoso portare in dote un solo esempio al mondo in cui esso abbia prodotto i risultati teorizzati senza passare necessariamente da quello che è arcinoto alla storia ovvero privilegi e profitti di una minoranza a scapito della maggioranza. Altro che innovazione, altro che panacea di tutti mali, altro che progressismo, cose vecchie che puzzano maledettamente di vecchio che non vuol morire mai.

  2. Nicola scrive:

    Nell’impressionante mediocrità di giudizi di questi giorni sulla Thatcher e sul liberalismo economico, un articolo magistrale, complimenti all’autore.

  3. Jordan scrive:

    Che dire di fronte a un commento di questo tipo? Come si può negare e travisare la storia, l’evidenza, i numeri, i fatti, con parole che hanno origine da qualche bicchierino di troppo, o da qualche manuale del perfetto statalista?
    Che di ItaGliani che non hanno capito un cazzo, e continuano pervicacemente a non capire un cazzo, ce ne sono fin troppi.

  4. Roberto scrive:

    Parla come mangi….mi sa tanto che tu mangi proprio male e, se mangi, sicuramente mangi perché lo Stato ci tartassa permettendo a quelli come te di mangiare come parlano

  5. Parla come Mangi scrive:

    Che contorsione intellettuale, pare quasi un’acrobazia da circo.
    Fai attenzione ai crampi se non sei preparato!!

  6. Parla come Mangi scrive:

    Già…la storia, l’evidenza, i numeri, i fatti, proprio quelli che ci hai evidenziato e raccontato tu.
    Che dire??? Forse è meglio scrivere cosa rispondere: si è sciolto tutto come neve al sole ed è rimasto solo il folklore.

  7. marcello scrive:

    Almeno voi di Libertiamo vi definite di destra o almeno di centrodestra, o in Italia l’unico che si definisce così è il clerical-fascista Storace?

  8. Arianna scrive:

    Cara Parlacomemangi, vivo a Londra da quasi tre anni e lavoro per una charity. Senza la Thatcher dubito che avrei trovato un mercato del lavoro agile che mi ha consentito di non morire di fame e di poter finalmente pensare a una famiglia. Tra tante chiacchiere da “guardianista” col sedere al caldo, io sono una degli esempi per cui bisogna ringraziare la Lady di Ferro.

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