Il decreto sui debiti delle PA è legge, ma il percorso è ancora lungo

È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale di ieri sera il decreto legge sui pagamenti delle pubbliche amministrazioni. In due anni saranno messi a disposizione 40 miliardi di euro per smaltire i pagamenti in ritardo.

In realtà il decreto legge, incuneandosi nei meandri della complessa macchina dei bilanci pubblici, ha un impianto complesso, con una fitta serie di scadenze e 15 provvedimenti attuativi, molti dei quali devono essere adottati con urgenza e rapidità per fare in modo che le norme primarie producano i loro effetti. Per fare un esempio: entro domenica la Cassa Depositi e Prestiti sarà chiamata a stipulare con il Ministero dell’economia e delle finanze un addendum per definire le modalità gestione delle risorse destinate agli enti locali.

In generale, si può obiettare che i 40 miliardi stanziati dimezzano il problema ma non lo cancellano. Le imprese, per una quota di debiti, aspetteranno ancora a lungo. Saranno privilegiati i crediti non ceduti alle banche e i debiti più antichi. Per i ultimi creditori del 2012 ci sarà da sudare freddo in purgatorio, dato che le amministrazioni da un lato cercheranno di rispettare la più stringente normativa di derivazione europea che si applica ai contratti a partire dal 2013, dall’altro chiederanno deroghe al patto di stabilità, anticipazioni di cassa e liquidità a valere sul fondo istituito dal decreto legge per pagare i debiti pregressi.

D’altra parte, 40 miliardi non sono noccioline e, dando liquidità alle imprese, si eviterà il loro fallimento e si salverà qualche posto di lavoro in più. Troppo spesso imprese sane, redditizie, efficienti, hanno dovuto chiudere i battenti per colpa di cattivi pagatori (spesso pubblici).

Tra le misure previste c’è anche la possibilità di ottenere una compensazione tributaria in sede di versamento unico delle imposte e dei contributi – un principio di buon senso che consente a due soggetti ciascuno dei quali debitore e creditore dell’altro, di annullarli (seppur in parte) reciprocamente. Altra buona notizia è il fatto che non si siano messe le mani nelle tasche degli italiani. Un po’ più preoccupante l’annunciata emissione di nuovi titoli di stato a copertura degli oneri previsti dal decreto legge e il suo impatto sul rapporto deficit/PIL.

Sul fronte dei tagli alla spesa pubblica, frattanto, si continua a far ben poco e non è chiaro che fine abbiano fatto i propositi annunciati con la nomina di Giavazzi, Amato e Bondi. Una piccola apertura si ritrova a proposito delle amministrazioni statali, a cui è richiesta una razionalizzazione dei costi per smaltire tutti i debiti e contribuire al risanamento del bilancio dello Stato.

I maggiori oneri sul debito conseguenti all’emissione di nuovi titoli saranno in parte controbilanciati dagli interessi pagati dalle amministrazioni a cui viene erogata la liquidità. Tuttavia, gli enti territoriali pagheranno gli interessi in base al rendimento del BTP a 5 anni nell’ambito di un piano di ammortamento che può aver una durata massima di 30 anni. In altre parole, pagheranno mediamente meno degli interessi che lo Stato sborserà per finanziarli.

E tuttavia occorre dar atto che non era facile, specie per un Governo dimissionario, trovare il coraggio di fronte a Bruxelles, che teme sforamenti del parametro del 3%, e la forza per adottare misure da 40 miliardi utili a ridar liquidità e nuova linfa al sistema produttivo, ma ancor più a garantire un minimo di equità e giustizia ai creditori delle amministrazioni pubbliche.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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