Con la razionalità in politica non si va da nessuna parte

di LUCA MARTINELLI – Alla fine, verrebbe quasi da compatire Pierluigi Bersani. Non solo è costretto a prendersi le sassate dei franchi tiratori, dopo che il suo partito ha dilapidato un patrimonio di voti di vantaggio. Non solo sta vedendo sfuggire la sua (presumibilmente) ultima occasione di salire a Palazzo Chigi, dopo aver tentato inutilmente di convincere i grillini a diventare forza di Governo. Adesso l’unico modo che ha di governare è chiedere aiuto all’uomo che ci ha, indirettamente, portato in questa situazione assurda: Silvio Berlusconi.

Su questo sito abbiamo più volte criticato il tentativo di Bersani di correre dietro a un movimento anti-sistema come quello di Grillo, che fa del non “sporcarsi” con i vecchi arnesi della politica un punto fondamentale della propria azione. Un tentativo andato a vuoto, ma tutto sommato “razionale”. Il ragionamento di Bersani, infatti, era: “se Berlusconi ha fatto saltare improvvisamente e senza alcun reale motivo il Governo Monti, che pure sosteneva da un anno e più, cosa mi fa pensare che non possa fare lo stesso anche con un esecutivo guidato da me?“.

In effetti, non si può dire che Berlusconi sia un pieno esempio di coerenza. Siamo abituati a sentirgli dire cose che poi vengono smentite, o che lui stesso smentisce, a stretto giro di posta (“sono stato frainteso“, “voi giornalisti mi avete attribuito questo, ma non intendevo questo“…). Senza dubbio, B. ha una capacità fuori dal comune di scompigliare le carte in tavola e trovarsi in mano quelle più favorevoli – capacità che va bene quando sei in campagna elettorale, non quando sei al Governo. I risultati li abbiamo visti, e il Governo Monti è solo la naturale evoluzione dell’incapacità di governare della sua coalizione.

Bersani ha così deciso, per una volta, di ignorare la “regola dell’oblio” (una delle regole principali in politica: dimenticati che cosa hanno fatto i tuoi alleati in passato, se ti servono nel presente) e, contemporaneamente, ha dimostrato una buona dose di coraggio nel tentare di addomesticare una forza di pura protesta come il M5S. Ne è derivato uno spettacolo ahimè penoso, con un politico di razza nonostante tutto degno di stima che si è fatto trattare come uno straccio dalla Lombardi, una parvenu della politica. E in diretta streaming!

Va detto che, sempre da un punto di vista razionale, anche l’atteggiamento dei grillini ha un suo senso: loro hanno da sempre detto, con i toni che conosciamo, che con questa politica loro non hanno niente a che spartire. In effetti, PD e PDL hanno governato per vent’anni senza giungere a nulla. Però, sempre razionalmente parlando, la situazione stavolta era diversa: i grillini avrebbero potuto sfruttare la posizione di debolezza di Bersani per imporre una larga parte della propria agenda e poi presentarsi alle urne, avendo mostrato come anche dei semplici cittadini possano fare politica. Non hanno voluto farlo.

Ora, che a prevalere sia stata la paura di rimanere invischiati nei sottili giochi di Palazzo o quella di essere vittima di una scomunica impartita via web dal para-guru ortottero, poco importa. Adesso, l’unica soluzione è riproporre pari pari quella “strana maggioranza” nata nel novembre 2011, solo con meno prospettive di stabilità di quante ne avessimo prima. Soprattutto se Berlusconi dovesse essere nuovamente condannato.

Il risultato, insomma, è che questo Paese pende di nuovo dalle labbra dell’attore meno razionale della scena politica italiana, quello che dal 2001 a oggi ha malgovernato per 9 anni su 13, quello che ripeteva come un mantra che la crisi non esisteva, quello che andava in giro per il mondo a completare lo sputtanamento del nostro Paese. L’ennesima riprova che la razionalità, in politica, non paga.


Autore: Luca Martinelli

Nato nel 1985 a Benevento, laureato triennale a Roma Tre e magistrale alla LUISS in Scienze Politiche, scrive da quando ha 16 anni e mezzo. Dopo anni passati a far gavetta e studiare, è diventato un giornalista pubblicista freelance. Siccome non ama starsene con le mani in mano, nel suo tempo libero è anche utente di Wikipedia in italiano da più di sette anni.

7 Responses to “Con la razionalità in politica non si va da nessuna parte”

  1. elenasofia scrive:

    No, prego, chi andava in giro per il mondo a infangare Berlusconi – e di conseguenza l’Italia – era la sinistra.

  2. Luca Martinelli scrive:

    Vabbè, certo. I cucù alla Merkel, le corna ai summit europei e soprattutto la lunga telefonata con Erdogan le ha fatte Prodi. Certo, certo, sì, come no.

  3. marcello scrive:

    Articolo condivisibile.

  4. Parnaso scrive:

    Il cucù alla Merkel era piaciuto; le corna non me le ricordo forse erano in foto, la telefonata a Erdogan è qualcosa di cui vantarsi non vergognarsi. no?

  5. Paolo Lazzari scrive:

    Mi ricordo un titolo del quotidiano ‘Europa’: Il premier è un cretino? Chi sputtana chi?

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  1. […] di Bersani di formare una maggioranza PD-SEL-M5S andato a vuoto, il Movimento 5 Stelle che rifiuta razionalmente, ma stupidamente un’occasione storica di poter determinare l’agenda del prossimo governo, i saggi, […]