Categorized | Capitale umano

Addio Monti. Non è Casini il censore più credibile della deriva “casiniana” di Scelta Civica

L’intervista di Casini sul Corriere della Sera suona un prematuro, ma prevedibile “liberi tutti”. Come fa notare Giuliano Cazzola, Scelta Civica è una creatura politicamente irrisolta, che civettando con l’inclinazione “nuovistica” dell’opinione pubblica italiana pensava di fare elettoralmente il pieno, grazie ai demeriti della cattiva politica dei partiti secondo-repubblicani, più che grazie ai meriti della buona politica inaugurata dal governo del Professore.

Il risultato è che il pieno elettorale è stato relativo, ma il vuoto politico (di strategia, di presenza, di rilevanza e di visione) in cui Scelta Civica è precipitata dopo il voto appare evidente e allarmante, in primo luogo ai simpatizzanti e sostenitori del partito montiano. Una forza elettorale “di rottura” è diventata (non solo per la sua marginalità negli assetti di un sistema tripolare) una forza parlamentare “di complemento”.

Non è però Casini, che vuole oggi liberarsi di Monti per giocare in proprio negli interstizi del sistema politico, a potere indicare o rappresentare un’alternativa alla deriva centrista della formazione montiana. Annunciare poi il ritorno all’o di qua o di là a bipolarismo ormai esploso sembra più una ritorsione contro lo svuotamento elettorale dell’Udc, che una vera alternativa strategica da contrapporre all’obiettivo impasse in cui si dibatte la formazione montiana. Che Scelta Civica non possa reggere a lungo in una posizione esterna alla griglia tripolare PD, PdL, M5S, non occorre avere il “mestiere” di Casini per comprenderlo. Ma anche per fare una scelta di alleanza non subalterna e non puramente riempitiva bisogna avere la forza di una vera e dissonante differenza. Bisogna essere qualcosa e avere voglia di esserlo, non solo di farsi trovare, all’occorrenza, nella posizione giusta.

Da un certo punto di vista, Scelta Civica è invece oggi una forza davvero (e troppo) “casiniana”. Sta lì, a dare consigli saggi e moderati, a tentare di raccordare un sistema sfilacciato, a costruire ponti tra le trincee che segnano i nuovi confini della geografia politica italiana. Non dice nulla di forte, non recupera nulla (o ben poco) del “radicalismo” riformatore che ha costituito la cifra più autentica e riconoscibile del discorso montiano, non fa vera iniziativa politica, ma pura diplomazia parlamentare. Il rischio (forse, ben più di un rischio) è che i montiani si candidino, rispetto ai nuovi assetti, a giocare il ruolo di Casini nell’ABC del governo Monti. Troppo poco, in effetti.

Scelta Civica (che è un nonsense, non un nome, per una forza politica) deve certo decidere cosa fare da grande, se non vuole, per così dire, morire da piccola. Ma l’ognun per sé e Monti per tutti o una nuova divisione interna tra la vecchia nobiltà politica e la nuova nobiltà civile non è una soluzione, ma un modo disordinato e suicida per rompere le righe e per gettare la scommessa montiana nella discarica delle occasioni perdute.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

3 Responses to “Addio Monti. Non è Casini il censore più credibile della deriva “casiniana” di Scelta Civica”

  1. GG scrive:

    Scelta civica non ha perso perché solo casiniana (data l’immagine appannata del leader come tipico vecchio democristiano che vive di politica e non per la politica), ma anche e soprattutto perché montiana. Il vuoto politico di scelta civica esiste da prima delle elezioni, è sempre esistito sin dalla sua nascita ma naturalmente ha potuto manifestarsi chiaramente solo dopo il voto.
    In primo luogo, per il suo leader: questo “partito” è nato da una persona che, chiamata come tecnico superpartes in un momento difficile del paese, decide di scendere in politica e quindi non essere più superpartes. Già dall’inizio questa è una perdita di credibilità. Oltretutto Monti con molta spocchia crede di essere “salito in politica” credendo dunque di fare il professore agli altri politici di professione, trattandoli come studenti asini. Peccato (anzi, meno male) che davanti agli elettori non esistano professori e studenti, ma si è tutti allo stesso livello.
    In secondo luogo, per ciò che Monti ha fatto in quest’anno di governo, un bilancio veramente miserrimo. Non esiste un indicatore economico che sia vagamente migliorato, la questione marò è semplicemente penosa e indegna, la riforma del lavoro è un flop, liberalizzazioni e semplificazioni politiche (eliminazione province, ecc…) manco a parlarne, e tasse a tutto spiano. Prima alza le tasse mentre governa dicendo che chi le vuole abbassare è un populista, poi sostiene di volerle abbassare (e allora a che servono i sacrifici fiscali degli italiani?).

    Inutile dare la colpa a Casini a posteriori del fallimento del progetto centrista. Questo progetto è stato fallimentare sin dall’inizio, semplicemente perché l’azione di Monti non è mai stata un radicalismo riformatore, è sempre e solo stata la continuazione delle politiche degli anni precedenti: in due parole, il prediligere l’aumento delle tasse alla riduzione della spesa pubblica.

  2. creonte scrive:

    GG

    solo perchè non si scaglia contro l’IMU, va votato Monti

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] sono state descritte più che acutamente su queste colonne da Giuliano Cazzola e da Carmelo Palma.  L’accelerazione imposta dalla scelta di Monti (di cui ieri lo stesso Presidente del Consiglio […]