Addio Monti. Casini rompe, ma Scelta Civica così non tiene

Dopo cinquanta giorni di silenzio, dall’alto (si fa per dire) dell’1,8% incassato nelle elezioni del 24 e 25 febbraio, si è rifatto vivo Pier Ferdinando Casini in un’intervista al Corriere della Sera di ieri. A voler sintetizzare il senso politico delle sue dichiarazioni basterebbero due parole che ricordano l’incipit di una bella pagina de I Promessi sposi che, al liceo, mandavamo a memoria: “addio Monti”. Il leader dell’Udc, infatti, non lesina critiche e autocritiche all’alleanza con Scelta civica e all’esperienza compiuta, non solo per quanto riguarda il fallimento della prospettiva dello scongelamento dei poli (al punto di prefigurare, in un futuro prossimo, la necessità che il Centro si schieri o a destra o a sinistra), ma anche con riferimento alla gestione stessa della campagna elettorale. E sono proprio queste le considerazioni più ficcanti e condivisibili: “E il tentativo di Monti di ammiccare all’antipolitica non ha intercettato gli elettori, che all’imitazione preferiscono l’originale”.

A tal proposito Casini avrebbe potuto aggiungere che tra i rappresentanti della società civile del guru genovese e quelli delle liste di Scelta civica alla Camera c’erano delle differenze sostanziali: mentre i primi hanno evitato di esporsi sugli schermi televisivi, sapendo che non avrebbero retto il confronto con i personaggi che popolano i talk show, i secondi non hanno esitato a mettersi in mostra, rivelandosi spesso, nonostante i loro master e i doppi cognomi, dei polli allevati in batteria. Va dato merito al Professore di essersi sottoposto a un tour de force mediatico e ai riti di una difficile campagna elettorale. Ma perché gli alleati dell’Udc e di Fli, nel territorio, sono stati tenuti a  distanza per evitare che contaminassero, con il loro bagaglio partitocratico, la purezza del civismo? Resta da capire – gli studiosi dei flussi ne verranno a capo – se Casini e Fini sono stati compagni di strada inconsistenti tanto da incidere negativamente sul valore aggiunto da apportare alla coalizione, oppure se hanno svolto – come afferma il leader Udc –  la funzione dei donatori di sangue, fino al punto dell’estremo sacrificio politico.

Tutto ciò premesso la coalizione di Mario Monti, pur potendo contare su gruppi parlamentari di una certa consistenza (stanno facendo a gara per “nuovismo” ed inesperienza con i grillini), non ha raggiunto l’obiettivo che si era posto: essere determinante nella formazione di una maggioranza ed un governo.  Ed è una magra consolazione quella di Andrea Olivero, quando replica a Casini sbandierando che su 65 parlamentari ben 50 sono nuovi. E se fosse proprio questa una delle ragioni dello scorso successo? Ad avviso di chi scrive, al di là degli errori commessi nella formazione delle liste, un’operazione dettata forse dalla fretta ma per interpretare la quale risulta difficile individuare dei criteri logici, tranne che il ricorso a quelle cordate che si vorrebbero appartenere unicamente alla “vecchia” politica, ne  sono stati commessi altri  nel presentare la piattaforma del movimento, che hanno influito – probabilmente in quantità inferiore ad altri elementi di contesto – sull’esito del voto in modo non positivo.

I contenuti delle diverse agende programmatiche erano senz’altro qualificati e come tali sono stati riconosciuti dagli osservatori. Durante la campagna elettorale, tuttavia, anche Scelta civica si è posta, a un certo punto, il problema di blandire gli elettori raccontando loro ciò che volevano sentirsi dire ed accantonando le questioni impopolari. Prendiamo ad esempio l’emarginazione di un ministro scomodo come Elsa Fornero. Eppure andrebbe riconosciuto che, se Monti e il suo governo sono stati apprezzati dalla comunità internazionale, il merito è dovuto in grande misura – a torto o a ragione – a due riforme: quella delle pensioni e quella del mercato del lavoro. Elsa Fornero, però, è sembrata essere una persona da tenere in disparte per non evocare in campagna elettorale la durezza delle  leggi che portano il suo nome. Meglio sarebbe stato non dare l’impressione di essersi pentiti e di cercare di mettere riparo alle critiche che a Monti e al suo governo venivano tanto da destra quanto – sotto sotto – da sinistra. Meglio sarebbe stato annunciare che il movimento si guardava bene dal cambiare linea, perché la situazione resta grave e basta uno scivolone per perdere in un giorno gli effetti dei sacrifici di un anno. Quante Imu hanno pagato e pagheranno indirettamente gli italiani in conseguenza della situazione di stallo politico in cui versa il Paese?

Ritornando all’intervista di Casini, si addensano i dubbi sulla tenuta della formazione montiana, le cui divisioni sono evidenti e riguardano tanto posizioni politiche, quanto questioni di potere interno. Fino ad oggi Scelta civica ha potuto esprimere una linea unitaria grazie al Presidente Napolitano che ha impedito a Pier Luigi Bersani di presentarsi in Aula al Senato, al grido di “chi mi ama mi segua”. C’è anzi da ritenere che il movimento sia in grado di mantenersi unito soltanto in un quadro di collaborazione tra le maggiori forze, a partire dall’elezione del Capo dello Stato. Se si dovesse rispondere a una “chiamata alle armi” da parte del centro sinistra, forze assisteremmo in grande alla sceneggiata di un rapido passaggio sotto i catafalchi del voto segreto da parte dai parlamentari montiani, vecchi o nuovi che siano, allo scopo di mantenere un’unità dei gruppi, sottraendoli alle forze centrifughe dei due schieramenti contrapposti. Il virus dell’antipolitica e la mistica della società civile hanno piantato le radici nel movimento.

Ciò che è però più discutibile è il silenzio di Scelta civica sull’andazzo da “rompete le righe” che è predominante in Parlamento nelle Commissioni speciali. La risoluzione votata all’unanimità sugli esodati è pure demagogia. Che ormai non ci siano più freni lo si avverte anche dalle critiche e dai ‘’distinguo’’ con cui è stato accolto il decreto legge sui debiti delle pubbliche amministrazioni, un provvedimento importante che si aggiunge ad altri assunti dall’attuale governo a favore delle imprese (l’Iva per cassa, il pagamento corrente per il nuovo debito verso le aziende, le start up, ecc.).

I gruppi di Scelta civica non devono unire la loro voce e il loro voto a quelli dei demagoghi, che danno l’impressione di ritenere che tutto sia ormai diventato possibile: tagliare le tasse, aumentare la spesa, rivedere le leggi di riforma, stampare moneta in proprio e quant’altro farneticando. Riflettendo sui guai di questo povero Paese vien fatto di pensare agli 85 mila giovani che, negli ultimi mesi, se ne sarebbero andati all’estero. Si parla di loro come se subissero un danno. Invece sono coraggiosi e fortunati. Ed indicano la via da seguire. Dall’Italia bisogna scappare. E in fretta. Come ha detto Francois Hollande, siamo diventati il laboratorio del populismo.


Autore: Giuliano Cazzola

Nato a Bologna nel 1941. Laureato in Giurisprudenza, esperto di questioni relative a diritto del lavoro, welfare e previdenza, è stato dirigente generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Insegna Diritto della Sicurezza Sociale presso l’Università di Bologna. Ha scritto, tra l’altro, per Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Quotidiano Nazionale e Avvenire e collaborato con le riviste Economy, Il Mulino e Liberal. È stato deputato per il Pdl nella XVI Legislatura. Per le elezioni 2013, ha aderito alla piattaforma di Scelta Civica - Con Monti per l'Italia.

4 Responses to “Addio Monti. Casini rompe, ma Scelta Civica così non tiene”

  1. enzo51 scrive:

    Il”fujt venn'” di edoardiana memoria in bocca ad un ex sindacalista e forse anche ex parlamentare ma di sicuro prossimo (se già non lo è)pensionato d’oro , uomo buono per tutte le stagioni,a cavallo della prima ed anche seconda repubblica nonchè presenzialista a questa quasi terza! E’ pur vero che questa infame nazione è adatta solo e soltanto ai tanti che si identificano nell’articolista (gente ricca ,benestante e senza problemi di sopravvivenza economica)ma sparare cazzate sulle”fortune” dei giovani che lasciano la propria terra per cercar”fortuna” in altri lidi(ma dove poi,se tutto l’area sia europea che l’altro Occidente mostrano segni inequivocabili di debacle economico e industriale!)è da tagliarsi le vene.

    Un inciso: si è oltrepassato il livello di guardia;attenzione ai sommovimenti di piazza che,se innescati,tutti questi paraculi politici e faccendieri verranno cercati casa per casa.

    La gente che non ce la fa più non sono da identificare soltanto in quelli che si suicidano da”vigliacca disperazione” ;tutti gli altri ,e sono i restanti (tantissimi)non hanno la cultura del suicidio ma della giustizia,quella degli uomini armati dai forconi per dare un senso rivoluzionario a quel repulisti generale che,forse,dopo potrà aprire nuove e più eque esperienze nazionali.

  2. Zamax scrive:

    “Il virus dell’antipolitica e la mistica della società civile hanno piantato le radici nel movimento.”
    Colpa anche di Monti. Fin dalla scelta del nome, ne avesse coscienza o no. Lo scrissi prima delle elezioni:

    “Non credo sia stato un parto difficile. La scelta di “Scelta Civica” quale nome per la lista montiana alla Camera obbedisce in tutto e per tutto alla filosofia politica del centrismo italiano: non avere una sola idea, e cantare in coro …ma con ritegno. Marciando sotto la bandiera della “Scelta Civica”, anche voi, infatti, vi lusingate di appartenere a quella scelta società chiamata società civile: a connotarvi come “moderati” c’è solo la scelta, alquanto moscia, dei termini. Sotto altri lidi politici la stessa scelta assume denominazioni diverse. I più esaltati fra i migliori marciano, anzi, già combattono sotto la bandiera della “Rivoluzione Civile”: non disprezzateli troppo, perché in fondo, e in parte, sono vostri fratelli.”

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  1. […] sul Corriere della Sera suona un prematuro, ma prevedibile “liberi tutti”. Come fa notare Giuliano Cazzola, Scelta Civica è una creatura politicamente irrisolta, che civettando con l’inclinazione […]

  2. […] e irrilevanza politico-parlamentare sono state descritte più che acutamente su queste colonne da Giuliano Cazzola e da Carmelo Palma.  L’accelerazione imposta dalla scelta di Monti (di cui ieri lo stesso […]