Con “Gli amanti passeggeri”, Pedro Almodòvar ha voluto rifare una commedia simile a quelle commedie che negli anni Ottanta lo hanno reso un autore di successo. In seguito, ha girato alcuni film più importanti, più belli, come “Parla con lei” o “La mala educaciòn”.

Dichiaro subito una mia sensazione: il film è come una festa nella quale dovremmo essere travolti da un’euforia crescente e invece si resta freddi. Magari si sorride qua e là perfino con condiscendenza, per una vecchia simpatia per il padrone di casa.

La “festa” ha luogo a bordo di un aereo: partito dalla Spagna con destinazione Città del Messico, subisce un grave guasto che lo costringe a girovagare per il cielo sopra Toledo alla ricerca di una pista di atterraggio che per una serie di inconvenienti non trova. Malgrado si rischi la catastrofe, all’interno dell’aereo nessuno sembra darsene troppo pensiero.

Ai passeggeri della classe economica viene distribuito un potente sonnifero. Invece gli steward, i piloti e i passeggeri della business class alleviano l’attesa ingerendo pillole di mescalina, grazie alle quali rivelano i propri segreti più inconfessabili, e si abbandonano ai propri desideri sessuali, fino ad allora più o meno repressi. Ecco così che gli steward, tutti e tre gay, nelle loro divise, si mettono a ballare e a cantare tra le corsie, come soubrettes. Una donna vergine quasi violenta un passeggero addormentato. Uno dei piloti, omosessuale represso, si accoppia felicemente con uno degli steward. Insomma: l’aereo diventa il teatro di un’orgia.

Almodòvar è il libertario che conosciamo e sembra guardare con favore alla liberazione dei suoi personaggi. Tuttavia nel film c’è una contraddizione: l’aereo, appunto, sta per precipitare; una parte dell’equipaggio ha il lodevole intento di distrarre i passeggeri: ma in una circostanza così grave non è una dimostrazione di irresponsabilità drogarsi e tramortirsi con il sesso?

Si dirà che “Gli amanti passeggeri” è una commedia surreale e i comportamenti dei personaggi non possono essere giudicati con il metro adatto a una situazione verosimile. E tuttavia quella situazione ricorda irresistibilmente quella del Titanic, dove, come è noto, la nave affondava mentre l’orchestra suonava e i passeggeri danzavano.

Insomma, è del tutto univoca la simpatia di Almodòvar per i suoi personaggi: per esempio per i suoi tre steward gay, simpatici, ma anche così stereotipati, e in fondo così fatui, così frivoli? A mio parere, la contraddizione che è nel film è inerente all’idea stessa di trasgressione. I personaggi delle commedie di Almodòvar degli anni Ottanta trasgredivano le norme di comportamento di una Spagna ancora tradizionalista.

Ma appunto: non può esserci trasgressione senza il riferimento ad una norma, a un ordine da violare. Insomma: più che essere portatore di un nuovo ordine, di altri valori, il trasgressore dipende intimamente dall’ordine esistente, che forse inconsciamente rimpiange, o del quale comunque ha bisogno per poter trasgredire.

Forse “Gli amanti passeggeri” è soltanto una commedia meno “ispirata” rispetto alle commedie almodòvariane di un tempo. Ma io credo che ciò che le toglie slancio ideale, intima persuasione, un divertimento convinto, è questo limite culturale, con il tempo diventato più evidente. Fatto sta che qui i personaggi sono dei meccanismi frenetici, che si agitano a vuoto: come se non avessero più un’anima.