Renzi ad Amici, una cosa di sinistra

– Nello studio del programma che, per definizione, incarna il trash televisivo, “Amici” di Maria De Filippi, Matteo Renzi ha fatto una cosa di sinistra, che pochi, pochissimi nel Pd sanno fare: parlare alle masse. Masse che non sono più identificabili né interpretabili in termini di classe, che rappresentano da tempo la maggioranza del Paese e che sfuggono alle categorizzazioni ideologiche tradizionali. Masse che (secondo i canoni della sinistra ortodossa) raccolgono e imprigionano un sottoproletariato culturale, che ama mangiare al McDonald’s, che passa il sabato pomeriggio nei centri commerciali, che vede i film nei multisala e non è mai entrato, neppure per sbaglio, in un cinema d’essai. Un elettorato – perché di questo si tratta – che il centrosinistra non ha mai avuto interesse ad avvicinare a sé, ma piuttosto la tentazione di disprezzare, arroccandosi sempre più nell’intellettualismo e nell’indignazionismo moralista dei salotti buoni contro la volgarità berlusconiana.

Rimarcando però, anche a ragione, questa distanza culturale dal centrodestra, elevandosi al rango di partito di e degli ‘intellettuali’, il Pd ha commesso l’errore di lasciare queste masse alla mercé dell’offerta del Biscione, limitandosi a coltivare il proprio elettorato naturale (il ceto medio-alto colto, esterofilo e raffinato o il ceto medio-basso ideologizzato), che in Italia è sia socialmente che culturalmente minoritario. Per non abbassarsi al livello di chi guarda Maria De Filippi, il Pd ha tradito la mission di un partito di sinistra, che è quello di parlare alle masse e di emanciparle politicamente, coinvolgendole nel processo democratico, ma non mandandole a ripetizione di bon ton…

Per il Pd è come se di sinistra (o di destra) si nascesse e non si potesse diventare e le prospettive di successo della sinistra fossero legate all’estinzione dell’Italia “sbagliata”. Come a dire, gli elettori di Berlusconi sono come Berlusconi. Gli unici elettori di centro-destra che ha senso inseguire sono quelli antropologicamente diversi dall’Italia che il berlusconismo ha prima costruito e poi rappresentato. Renzi ha invece deciso di invertire il paradigma ed è arrivato perfino a rivendicare il diritto di parlare ai ragazzi che guardano Amici, che preferiscono i film di Moccia a quelli di Truffault (e non sanno nemmeno chi sia) e con i quali il Partito Democratico, considerandoli italiani di Serie B, culturalmente rozzi e dunque “indegni” di votare a sinistra (anche perché molti non sono nemmeno operai), non si è mai voluto intellettualmente sporcare le mani.

Renzi, andando dalla De Filippi, ha invece cercato di parlare il linguaggio nazional-popolare mandando al contempo un messaggio “di” e “da” sinistra. È una strategia vincente? Forse è presto per dirlo ma per ora, più che un tentativo di assomigliare a Berlusconi, ha tutta l’aria di essere un abbraccio mortale al Cav., che per la prima volta deve vedersela con un antagonista politico che parla la stessa lingua semplificata alle stesse persone e dagli stessi studi televisivi. Istrione quanto lui, ma di quasi quarant’anni più giovane.


Autore: Luigi Quercetti

Nato nel 1980, abruzzese, giornalista, papà, laureato a sua insaputa. È stato redattore dell’agenzia di Stampa Asca e collaboratore de Il Messaggero e Italpress.

2 Responses to “Renzi ad Amici, una cosa di sinistra”

  1. puzzailsignorvincenzo scrive:

    L’importante è che non vada anche a Uomini & donne.

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