di CARMELO PALMA – La traduzione dell’intervista concessa oggi da Renzi al Corriere della Sera potrebbe essere questa.

Caro Bersani, scordati di tirare la corda fino a romperla, per fare due campagne elettorale al prezzo di una e ripresentarti alle urne forte di un uomo “tuo” (o “vostro”) al Quirinale e dell’antiberlusconismo ingenuo che da vent’anni ci perde.

Questo, non te lo faccio fare. Se si vota domani, non valgono le primarie di ieri, per riposizionare peraltro le truppe del Pd lungo la frontiera antipolitica che tu hai sdegnosamente sguarnito, denigrandomi e facendomi denigrare per mesi come un grillino o un berlusconiano di complemento. A quella frontiera oggi premono barbari ingolositi e per nulla spaventati dalla tua resistenza.

Infatti, caro Bersani, chi ha votato Grillo ha votato contro Berlusconi, ma pure contro di te. Io sono un avversario meno facile per Grillo e per svuotare le sue vasche dai pesci che ha pescato nel nostro mare non ho neppure bisogno di spostarmi “a sinistra” (come fai tu, sobillato dai “turchi” che mi odiano) col risultato di rendere ancora più centrale e votabile il Caimano.  Quindi o fai il governo con Berlusconi e Berlusconi lo fa con te, oppure ve ne andate tutti e due, perché il prossimo è il mio giro, non il tuo o il suo.

Berlusconi contro di me non può nulla, perché sono più ganzo e berlusconiano di lui e posso andare dalla De Filippi, mentre lui solo dalla D’Urso. Tu Bersani, invece, puoi farmi male, ma facendotene molto di più. Puoi espellermi, organizzare primarie blindate, continuare a vincere “dentro” per meglio perdere “fuori”, raschiando il fondo del barile di un mondo alla deriva (è una cosa molto di sinistra, ammettiamolo). Ma non sarebbe neppure un omicidio-suicidio, perché io comunque me la scampo e magari salto un altro giro, mentre tu salti e basta.”

Questa interpretazione interna è l’unica politicamente significativa e autentica del discorso di Renzi. Quella “programmatica” ad occhio e croce molto meno. La chiave della crisi politica oggi sta nel Pd, non fuori. Il Pd non ha i numeri per governare tutto, ma ne ha in abbondanza per sfasciare tutto. Realisticamente, qualunque cosa si pensi di Renzi e del suo disegno, la sua ennesima ribellione alla disciplina di partito è l’unico elemento oggettivamente “costruttivo” di una dinamica politica votata all’autodistruzione. La minaccia delle urne da parte di uno che nelle urne assai potrebbe contare è infatti l’unico vero argine al voto anticipato, che a questo punto sia per Berlusconi che per Bersani diventa assai più temibile.