Quaranta miliardi alle imprese, c’era una volta un governo

di LUCIO SCUDIERO – L’accordo con cui ieri il Parlamento ha dato il via libera al governo per sbloccare 40 dei 91 miliardi di debiti commerciali della pubblica amministrazione è un fatto ovviamente positivo. Esso è però, soprattutto, la più chiara dimostrazione che la faccenda del governo è molto più che un esercizio di convivenza basato su qualche espediente parlamentare e/o costituzionale.

Governare significa guidare politicamente il Paese tra le rapide di una crisi sistemica che non se ne andrà con la riduzione degli stipendi dei parlamentari nè con la rendicontazione delle caramelle del Senato.

Almeno a partire dal 2008 l’attenzione dell’opinione pubblica è stata costantemente richiamata sulla questione dell’inadempienza della PA nei confronti dei suoi fornitori commerciali, allora pagati anche con 350 giorni di ritardo. Nel corso degli anni a seguire, timoniere delle Finanze l’ottimo Giulio Tremonti, i ritardi sono arrivati a toccare, soprattutto in Sanità, la punta di 800 giorni, cioè quasi due anni. Lavori oggi, incassi nel 2015.

Per sbloccare meno della metà dei 91 miliardi dovuti alle imprese ci è voluto un anno di governo vero di Monti, attraverso cui l’Italia ha ritrovato la capacità di negoziato politico sulle arcigne, spesso ottuse, regole di contabilità europea.

Ora, se perfino il minimo e il dovuto, cioè pagare le aziende che hanno lavorato per la PA, necessita di contrattazione politica ai massimi livelli istituzionali del continente, pronti a tagliare fuori l’Italia dai canali di condecisione non appena questa accenni a scartare rispetto ai vincoli della realtà e della costituzione economica europea, la domanda diviene non tanto “chi” debba formare l’esecutivo, quanto a “fare che cosa”.

Come scriveva ieri Carmelo Palma, il problema democratico del non governo italiano è il risultato di una precisa opzione politica degli Italiani recatisi al voto un mese addietro, i quali, tra le diverse offerte politiche disponibili hanno preferito quelle più smaccatamente antigovernative.

Insomma, sebbene il voto sia la migliore seppure la non ottimale soluzione allo stallo istituzionale di oggi, non è tornando al voto che le imprese vedranno pagati i residui 51 miliardi di crediti che ancora vanteranno dopo il pagamento dei primi 40, ammesso che questi vengano liquidati senza produrre ulteriori danni all’economia. Nè è tornando al voto per tornare indietro allo stallo che l’Italia potrà contribuire (sì, perchè da soli possiamo pure scordarcelo di poter combinare qualcosa di utile) a sviluppare un indirizzo di governance economica europea alternativo a quello in vigore.

Questi 40 miliardi sono una bonanza che rischia di non ripetersi.  


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

One Response to “Quaranta miliardi alle imprese, c’era una volta un governo”

  1. Andrea B. scrive:

    Si certamente, Monti è stato tanto tanto bravo…peccato solo che l’Europa non ci fa sconti su questo punto e quindi altre tasse in arrivo per far quadrare i conti…

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