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La scelta di Napolitano. Poco saggia, certamente discutibile, probabilmente inutile

Come è noto, sabato scorso il Presidente Napolitano ha preso l’insolita scelta di nominare due gruppi di “saggi”, con il compito di valutare se sia possibile trovare qualche punto di convergenza programmatica sulle materie istituzionali ed economiche-sociali, consentendo quindi di superare la situazione di stallo politico, finora registrato, e ha rilegittimato il governo in carica, peraltro mai sfiduciato dalle Camere.

Malgrado il doveroso rispetto verso la più alta carica istituzionale, non possiamo non esprimere le nostre forti perplessità sia sull’istituzione dei due gruppi di saggi, sia sulle dichiarazioni di legittimazione del Governo Monti (per onestà intellettuale, si vuole ricordare che chi scrive è stato, ed è ancora, un suo convinto sostenitore, ma appartiene ad una scuola di pensiero per cui se una cosa è sbagliata, non diventa giusta solo perché conviene e viceversa).

Per chiarezza, procederemo con ordine e affronteremo prima la questione dei saggi. Va subito detto che non si condividono né le posizioni che gridano al golpe, né quelle che riconducono la nuova prassi all’ordinario funzionamento di un regime parlamentare, parlando di una specie di “mandato esplorativo di gruppo“. Le prime sono un’evidente esagerazione giornalistica che, però, sottolineano l’assoluta irritualità della vicenda e ne colgono la reale finalità (prendere tempo), peraltro fatta trapelare dagli stessi ambienti presidenziali; le seconde, invece, danno una lettura troppo formalistica della vicenda, nel senso che è vero che i saggi non hanno nessun incarico formale (e ci mancherebbe altro!) e che si limiteranno a formulare delle ipotesi programmatiche da sottoporre ai partiti e quindi si tratterebbe soltanto di una (possibile e legittima) variante procedurale dei poteri esplorativi del Capo dello Stato, ma questa prospettiva non valorizza adeguatamente l’assoluta novità della decisione, da cui emerge il carattere sostanziale anche se indiretto della compartecipazione del Capo dello Stato alla realizzazione del programma politico di governo, nonché alla formazione dell’esecutivo. E ciò sembra essere più che una torsione “presidenziale” del nostro sistema istituzionale, una sua reminiscenza “monarchica”.

Pertanto, l’istituzione dei saggi può essere considerata un’attività soltanto formalmente rientrante nell’ambito dei poteri esploratiti del Presidente, ma da un punto di vista sostanziale sembra, invece, costituirne una forzatura. Tra l’altro, col dovuto rispetto, va anche detto che questa mossa più che geniale, sembra sinceramente essere:
incoerente, soprattutto con l’iniziale rapidità impressa alla gestione della crisi, per la quale il Capo dello Stato ha (giustamente) lamentato la lungaggine delle consultazioni di Bersani, rifiutando di concedergli il supplemento di tempo richiesto;
sproporzionata, in quanto esistono già consolidate prassi istituzionali per prendere tempo, senza che fosse necessaria una così radicale innovazione;
pericolosa, perché finisce per costituire un precedente cui ci si potrà in futuro richiamare per imporre a partiti deboli una precisa agenda (e formazione) di governo presidenziale;
dannosa, perché è dubbio che servirà a tranquillizzare i mercati, i quali non impiegheranno molto tempo a capire che si tratta di una inutile perdita di tempo, come già, dopo le iniziali entusiastiche manifestazioni di assenso, sta chiaramente emergendo dalle gelide reazioni dei principali partiti;
inopportuna, perché l’Italia non è l’Olanda (cui si ispira questa procedura) sia da un punto di vista istituzionale, sia, soprattutto, economico: non solo noi non siamo nell’esclusivo club della “tripla A”, come appunto l’Olanda, ma abbiamo una critica situazione di finanza pubblica, che l’allungamento dei tempi, senza nessuna razionale prospettiva di soluzione, non agevola affatto;
impropria, perché verosimilmente porrà il prossimo Capo dello Stato nella condizioni di dovere iniziare le sue attività istituzionali in una circostanza priva di precedenti, che potrebbe metterlo in qualche imbarazzo, soprattutto se volesse discostarsi dalle risultanze del lavoro dei saggi o comunque anteporre all’attribuzione dell’incarico delle proprie consultazioni.

Purtroppo, il Presidente Napolitano non ha preso in considerazione il potenziale e benefico effetto deflagrante di una sua scelta forte, in analogia a quanto successo recentemente con le dimissioni del Pontefice, potendo sfruttando tra l’altro la lunga pausa pasquale per far superare l’iniziale momento di smarrimento e fare comprendere che il breve anticipo delle dimissioni (si ricorda che il mandato scade il 15 maggio p.v., ma che appena eletto il nuovo Capo dello Stato, si hanno sempre le immediate dimissioni del Presidente uscente) era l’unico modo per sbloccare la situazione e anticipare la formazione di un nuovo governo. Infatti, i partiti sarebbero stati “costretti” a eleggere tempestivamente il prossimo Capo dello Stato, magari facilitando quell’ampia intesa che agevolerebbe i futuri sviluppi. Oggi, invece, si potrà fare melina e tentare il colpo di mano di eleggere un Presidente di minoranza.

Tanto, e qui passiamo al secondo punto, il Presidente ci ha rassicurati che c’è già un governo in carica, che è pienamente legittimato, perché anche se dimissionario, non è mai stato sfiduciato dalle Camere. A parte il fatto che quest’ultima affermazione non persuade, perché il Governo Monti si è dimesso, perché è venuta a mancare (platealmente) la fiducia politica del partito di maggioranza relativa (PDL), anche in assenza di un formale voto di sfiducia, provocando lo scioglimento anticipato (anche se solo di un paio di mesi) delle Camere.

Ma a prescindere dalla ricostruzione storica degli eventi, se anche non ci fosse stato lo strappo di Alfano e la legislatura avesse fatto il suo corso naturale, andrebbe assolutamente respinta l’idea che un Governo possa continuare ad operare come se niente fosse, dopo lo svolgimento delle elezioni politiche. Ciò non significa negare che un governo dimissionario possa adottare anche atti di urgenza o che le nuove Camere possano nel frattempo operare, ma ricordare l’abc del nostro ordinamento costituzionale ovvero che il Governo deve avere la fiducia delle Camere. Ed è chiaramente evidente che il Governo Monti non abbia la fiducia delle nuove Camere, come hanno evidenziato sia le consultazioni sia, soprattutto, la penosa vicenda parlamentare sui marò.

Il Presidente Napolitano non può ignorare questa realtà sotto gli occhi di tutti, né accogliere la strampalata tesi della prorogatio indefinita di un governo dimissionario, la quale conduce a un errore opposto a quello rimproverato, con ottime ragioni, al “costituzionalismo berlusconiano” (fondato sull’idea che la legittimazione democratica debba esonerare da vincoli e controlli): essa, infatti, finisce per negare la valenza istituzionale e politica della legittimazione democratica. Se tutto può procedere normalmente, malgrado le nuove elezioni politiche, peraltro con risultati sconvolgenti rispetto alla passata legislatura (ma il discorso comunque non muterebbe), qualcuno potrebbe anche iniziare a chiedersi a che serve questo stanco rito falsamente democratico, se poi ognuno fa come gli pare.

Inoltre, la teoria della prorogatio non solo è costituzionalmente strampalata – perché omette di prendere in considerazione il significato politico della fiducia, riducendola ad un espediente tecnico cui si può rimediare, rinviandola sine diema è inutilmente dannosa. Infatti, la nostra recente storia istituzionale dimostra che senza l’abituale (abusivo) ricorso alla fiducia non si legifera nemmeno con ampie maggioranza parlamentari, figurarsi senza! Pertanto, il Governo Monti, al di là dei profili teorici, è monco perché privo in partenza della prerogativa di porre la questione di fiducia sui suoi provvedimenti legislativi, che quindi sono destinati a morire o a essere radicalmente stravolti e ciò vale anche per quei decreti-legge, che sembrano avere unanimi consensi.

Ha ragione Grillo, e gliene si dà volentieri atto, a criticare l’abuso della delega legislativa e della decretazione d’urgenza e invocare la necessità di ridare centralità legislativa al Parlamento per riqualificare democraticamente le nostre istituzioni, ma ciò richiede non solo una loro poderosa ristrutturazione costituzionale, ma anche il cambiamento degli elementi di mortificazione del Parlamento, tra cui vanno parimenti annoverati il sistema elettorale oligarchicamente partitocratico e le tesi dottrinali che sviliscono il valore politico del vincolo fiduciario.

Spiace constatare che sia stata la massima istituzione repubblicana a dare un autorevole avallo a tesi che rischiano di indebolire significativamente la tenuta garantistica del nostro ordinamento costituzionale, a riprova che la strada per l’inferno è davvero lastricata di buone intenzioni, come sono, senza ombra di dubbio, quelle del Presidente Napolitano, cui va comunque riconosciuto il merito di avere avuto il coraggio di osare soluzioni ardite nell’interesse superiore del Paese.


Autore: Giacomo Canale

Consigliere della Corte costituzionale e dottorando in diritto pubblico presso l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dove collabora con la cattedra di diritto costituzionale. Ha frequentato il 173° corso varie Armi dell'Accademia Militare di Modena e prestato servizio in qualità di addetto di sezione presso il Reparto Affari Giuridici ed Economici del personale dello Stato Maggiore dell'Esercito. Le opinioni qui espresse sono strettamente personali e non impegnano l'istituzione di appartenenza

2 Responses to “La scelta di Napolitano. Poco saggia, certamente discutibile, probabilmente inutile”

  1. Giacomo Canale scrive:

    Anche uno dei saggi “confessa” l’unico vero scopo di questa scelta e testimonia suo malgrado della sua inutilità.
    Di fatto i giochi sono fermi fino all’elezione del prossimo Capo dello Stato, cge avrebbe potuto essere anticipata di qualche settimana, senza che vi fossero particolari drammi istituzionali o shock economici.

    http://www.repubblica.it/politica/2013/04/04/news/onida_vittima_zanzara-55947317/?ref=HREA-1

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