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Napolitano non convoca nessun grillino fra i saggi. E ha fatto bene

Quella del 2013, in Italia, sarà ricordata come la Pasqua delle anomalie. Un po’ per il clima invernale, un po’ per il Lunedì dell’Angelo caduto nel giorno del ben più pagano pesce d’aprile e un po’ perché l’avvento dei saggi ha colto tutti di sorpresa. E così, da stamattina, gli occhi della finanza – tornati a sorvegliare l’andamento di Piazza Affari dopo la chiusura per le feste – guardano con sorpresa ed incertezza ad una situazione inedita che nessun osservatore avrebbe saputo pronosticare.

Con la nomina dei dieci saggi, il Quirinale non intende semplicemente temporeggiare più di quanto sia già stato fatto, ma invertire la rotta rispetto al futile e consuetudinario mandato esplorativo, risultato in un vano corteggiamento di Pierluigi Bersani alle nuove leve del Movimento 5 Stelle. In tal senso, è indicativa la scelta del Capo dello Stato di non riservare nemmeno un posto nella rosa dei saggi ad un esponente grillino. L’esclusione a priori, d’altro canto, testimonia la profonda comprensione da parte del Presidente della Repubblica del fenomeno “5 stelle” e del categorico rifiuto di qualsiasi forma di partecipazione alla vita politica come carattere intrinseco al suo DNA e depositario del suo insperato successo elettorale.

Grillo non intende partecipare perché a chiederglielo è il suo elettorato. Di fatti, un sondaggio condotto durante le trattative unilaterali avviate dal PD nel tentativo di incassare la fiducia dei grillini ha rivelato che il 50% degli elettori del M5S sarebbe stato contrario al connubio. Il comico genovese, a cui di certo non manca la capacità di massimizzare il consenso, rischierebbe di perdere importanti fette del proprio elettorato e – tanto peggio – smetterebbe di incarnare quel megafono dell’Uomo Qualunque che è la quintessenza del suo (dis)impegno politico.

Un Uomo Qualunque che ha bisogno del Grillo che dica no a priori perché in lui ha finalmente trovato il suo alibi sociale, il leader che incarna la vanagloriosa tentazione squisitamente italiana di credersi più capaci dell’allenatore della nazionale e del presidente del Consiglio: “In finale con la Spagna Prandelli ha sbagliato formazione, non doveva mettere Cassano”, “Monti che ne sa della gente ché è un banchiere, ce l’avrei io un modo per risolvere il problema dell’Italia”. L’italiano – a maggior ragione l’italiano grillino – è un grande stratega a giochi fatti, l’eterno amico al bar che voleva cambiare il mondo.

Per giudicare al novantesimo minuto, quando si è due goal sotto, non serve alcuna competenza, ma soprattutto, non occorre assumersi alcuna responsabilità. La stessa responsabilità da cui l’italiano medio fugge da troppo tempo, con la speranza di votare il dis-impegno e il nulla programmatico per proseguire nella fuga in eterno, rassicurato da un megafono che continua a sussurrargli parole d’amore e a convincerlo che la colpa non è mai la sua, che a lui nel dramma del declino del paese spetta la parte della vittima, mai quella del carnefice, che al contrario spetta ad una casta di marziani che non sono il prodotto della società italiana, ma che hanno occupato le stanze dei bottoni senza riceve alcun mandato elettorale tramite regolari elezioni democratiche.

È questa, in fondo, la ragione per cui nessun elettore ha chiesto al gruppo parlamentare 5 stelle, che non può vantare nemmeno la presentazione di un emendamento o di una singola proposta di legge, di rendere conto della sua totale inattività legislativa. Son stati eletti per dire no, da uno spaccatolo della società italiana piuttosto consistente che ha scientemente optato per l’irresponsabilità e la conservazione per non avventurarsi nella faticosa ricerca di una valida alternativa di governo e di cambiamento.

La conventio ad excludendum contro i grillini è quanto di più saggio il Capo dello Stato potesse fare nel contesto della mediazione per raggiungere l’accordo sul tanto agognato governo di larghe intese. Per quel che finora è stato il loro non-contributo, i saggi incaricati non ne sentiranno la mancanza.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

One Response to “Napolitano non convoca nessun grillino fra i saggi. E ha fatto bene”

  1. Franz scrive:

    Non condivido per nulla questa tesi.
    Così si è soltanto fornito ai grillini un ulteriore alibi per il “disimpegno”

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