BASTA GIOCHI!

Il titolo odierno del Sole 24 Ore – mica un pericoloso foglietto di un gruppuscolo rivoluzionario – fa capire più di mille approfondimenti e dibattiti che siamo quasi alla fine.

D’altronde, chi non vive nella dimensione oniricamente autoreferenziale della nostra classe politica, sa benissimo che se non si riesce a invertire la rotta, si precipiterà in un abisso di povertà (altro che decrescita felice), che potrebbe finire per travolgere le nostre istituzioni repubblicane.

Di fronte a questo gravissimo scenario, continuiamo ad assistere ad uno spettacolo surreale, quando non addirittura grottesco – ad esempio, con il patetico tentativo di Bersani, che ha ulteriormente indebolito la posizione del suo partito, che ora dovrà accettare da una posizione di passività, ciò che fino a ieri poteva proporre da primo della classe.

Ma la copertina la merita il geniale Grillo, ispirato dal pensiero del “costituzionalista” di riferimento del movimento, che pensa si possa fare a meno del Governo. Non è questa la sede per approfondimenti dottrinali, ma può bastare limitarsi ad osservare che la nostra Costituzione prevede che “Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere, che deve ottenere con una votazione per appello nominale entro dieci giorni dalla sua formazione.

D’altronde, le consultazioni del Capo dello Stato non svolgono una funzione scaramantica di aiutare il Presidente di “beccare” quello che riesce a farsi votare da una maggioranza indefinita e magari variabile, ma servono per verificare l’esistenza di una maggioranza parlamentare, in assenza della quale il Capo dello Stato ha l’obbligo di sciogliere le Camere, tranne, come oggi, nel suo semestre bianco.

Ed è singolare che forze politiche che hanno attaccato anche duramente questo Presidente della Repubblica, che invece ha dimostrato una straordinaria correttezza istituzionale e fedeltà costituzionale, oggi sperano in un suo appisolamento, consentendo l’artificiosa tenuta in vita di un governo provvisorio, con il “brillante” espediente che l’ordinamento costituzionale non prevede un termine espresso per la fine delle consultazioni.

Questo è vero, solo nel senso che non esiste un termine temporale espresso entro il quale, dopo le elezioni, un Governo si deve presentare alle Camere, ma ne esiste uno implicito di tipo finalistico: le consultazioni devono avere fine quando emerge chiaramente che non ci sia nessuna possibilità di formare un qualsiasi Governo.

Quindi, è vero che il Capo dello Stato potrebbe allungare le consultazioni (ma a questo ha già pensato Bersani sentendo l’universo mondo), è anche vero che potrebbe farlo fino ad un certo punto, che le circostanze particolari fanno ritenere debba essere il più breve possibile. Infatti, ammesso e non concesso che sia ripetibile anche da noi l’esperienza belga, si dimentica di considerare che l’Italia ha necessità di un Esecutivo con una forte maggioranza politica, perché la via di uscita dalla crisi passa necessariamente da Bruxelles e Francoforte.

Per nostra fortuna, c’è ancora un Presidente della Repubblica che ha compreso bene la posta in gioco ed è per questo che confidiamo nella riuscita del suo tentativo, malgrado la mediocrità di molti degli attori in scena, che non capiscono che la gravità del momento rende accettabile ciò che in altri momenti non lo sarebbe stato.

E forse il messaggio pasquale di doloroso amore potrebbe aiutare a trovare lo spirito unitario per fare risorgere questo Paese. Se invece si vuole continuare a scagliare la prima pietra, si continui pure, sapendo, però, di dare un fondamentale contributo alla rovinosa fine della nostra democrazia.