In Parlamento non c’è né maggioranza, né governo. L’opzione Bersani non c’è più

di CARMELO PALMA – C’è il problema di dare un governo al Paese, di riattivare il circuito democratico cortocircuitato dal pareggio a tre dello scorso 24 febbraio. Però c’è modo e modo di dare o di avere un governo e a parità di condizioni e di contesto politico – che fino al prossimo voto, comunque a breve, non cambieranno di certo – ci sono modi preferibili e no e tra i secondi (tra i “no”) ci permettiamo di inserire il tentativo di Bersani.

Se non si vuole o non si può andare subito al voto – che di per sé non è un’opzione più traumatica di un non governo che esiste o non esiste, che c’è o non c’è, a seconda di chi entra e esce dall’aula del Senato – sarebbe forse più razionale trovare una soluzione diversa da quella fin qui coltivata, con uno dei perdenti (Bersani) per un mese all’inseguimento dell’unico vincitore (Grillo) e poi rassegnato a presentarsi a Palazzo Madama “forte” forse (ma non è detto) di un accordo politicamente inspiegabile per una sorta di governo della “non sfiducia”, pagato agli altri perdenti (Monti e soprattutto Berlusconi) con la cambiale di un Quirinale bipartisan e dell’ennesima grande riforma da mettere in cantiere.

Bersani doveva fare un governo aperto al M5S per ricomporre lo scisma a sinistra (così pensavano al Nazareno) e ora vuole andare al Quirinale con un mezzo accordo, nella notte forse mezzo evaporato e comunque non dichiarabile, non raccontabile, ma neppure nascondibile (se mai ci fosse) con Berlusconi e Maroni, per varare un governo che non sa cosa fare, né dove andare ma sta lì a tenere aperta la legislatura? E Napolitano glielo consente? Lo vedremo.

La ragione consiglierebbe un percorso diverso, che forse è quello che ha o aveva in testa Napolitano. Nei numeri di questo Parlamento non c’è né un governo, né una maggioranza. Ci sono tre grosse minoranze e una media e c’è una spinta centrifuga rispetto alle grane del governo, forte nel Pd, ampiamente maggioritaria nel PdL e totalitaria (e per così dire “costituzionale”) nel M5S. A questo atteggiamento, a questa preferenza spiccata per il non governo e per la politica antigovernativa contribuiscono ragioni sia profonde (di cultura e psicologia nazionale) sia congiunturali, visto che oggi, per come stanno messe le cose e l’Italia, chi tocca i fili del governo muore (o ne esce a pezzi, chiedere a Monti) e dunque è meglio, più comodo e pagante, pizzicare le corde della protesta e stare fuori e non dentro la stanza dei bottoni.

Nella sostanza, l’unico governo possibile (se si ritiene un governo necessario, anche di fronte al rischio che neppure un ritorno immediato al voto sarebbe a questi fini risolutivo) è un governo non politico, un governo Monti senza Monti a Palazzo Chigi (non si merita sinceramente questo aggravio di pena, né si meritano gli altri che sia di nuovo lui a portare il peso di questa croce). Le altre ipotesi, a partire da quella di Bersani, sarebbero forse più politiche (parola vuota, nell’uso che se ne fa), ma sarebbero assai meno governanti e non offrirebbe quella distanza di sicurezza tra il governo e i partiti di cui sia i partiti, che il governo (qualunque governo) hanno oggi bisogno per “funzionare”.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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