Il ministro Profumo ha firmato il decreto che autorizza, a partire dall’anno scolastico 2014/15, l’utilizzo degli e-book a scuola. Si inizierà con la prima e la quarta classe della scuola primaria, la prima classe della scuola secondaria di I grado e con la prima e la terza classe della scuola secondaria di II grado.

È stato inoltre deciso il blocco dei prezzi di copertina per il prossimo anno scolastico, così come la riduzione del 20% del costo complessivo dei libri per l’anno 2014/15 – riduzione che potrebbe arrivare fino al 30%, nel caso tutti i libri siano in versione digitale. I fondi risparmiati potranno essere riutilizzati per acquistare PC, portatili e tablet per poter sfruttare i nuovi strumenti didattici. I professori saranno, inoltre, in grado di visualizzare gratuitamente una versione demo degli ebook per poterli valutare.

La decisione è giunta al termine di un incontro particolarmente lungo fra gli editori e il Ministero, dove a spuntarla è stato finalmente il secondo. Nonostante il Governo Monti sia agli sgoccioli, questo decreto segna un grande passo in avanti rispetto alla circolare (rimasta lettera morta) emessa l’anno scorso sempre dal Ministero, con la quale si provava a dare per la prima volta applicazione alla legge n. 169/2008. Il risparmio per le famiglie, una volta che la riforma sarà partita, arriverà fino a 114 euro, secondo i calcoli di Repubblica. L’unico difetto è che la sua applicazione è stata ancora una volta rinviata di un anno.

A quanto pare, sul fronte della “rivoluzione digitale scolastica”, per quest’anno bisognerà accontentarsi degli ottimi risultati delle iscrizioni online: il 99,3% delle iscrizioni previste sono state effettivamente presentate, anche se circa mezzo milione di famiglie hanno dovuto rivolgersi alle segreterie. Larga parte dei problemi si è (verrebbe, ahimè, da dire “ovviamente”) verificato al Sud, ma anche in questo caso i vantaggi hanno superato di gran lunga i problemi: le scuole stanno pianificando con sei mesi d’anticipo le proprie attività didattiche.

Anche nel caso degli ebook, tuttavia, non sarà semplice far digerire per primi ai genitori la riforma. Secondo un recente sondaggio, soltanto il 30,3% delle mamme e dei papà interpellati hanno dichiarato di aver utilizzato un ebook, mentre il 62,7% ha dichiarato esplicitamente di preferire i cari, vecchi libri di carta. Addirittura il 17,9% afferma di essere “contrario all’uso di supporti digitali da parte dei bambini”.

Cristina Mussinelli, consulente editoriale dell’Associazione Italiana Editori, ha dichiarato alla presentazione dei risultati che esiste “una resistenza culturale” da parte dei genitori, preoccupati della possibile “scomparsa” del cartaceo. I dati sembrano confermare questa analisi: più del 78% degli interpellati che ha dichiarato di non aver mai letto un ebook teme che si possa perdere “la magia del libro”, oltre a “far perdere la concentrazione”, “disincentivare la lettura autonoma”(!) o “far perdere il contatto con la vita reale”.

Che si tratti, tutto sommato, di paure completamente assurde e infondate, lo dimostra il sondaggio stesso (e può anche testimoniarlo chi scrive): chi ha provato i libri digitali è complessivamente meno prevenuto e oltre il 72% ne giudica “buona” o “abbastanza buona” la qualità. Il problema principale è che non ce ne sono abbastanza in italiano (e anche questo è, purtroppo, facilmente testimoniabile da chi scrive).

Nonostante tutto, il precedente piuttosto recente delle iscrizioni online lascia ben sperare: è possibile modernizzare la nostra scuola ed è possibile migliorare l’offerta scolastica. Ma per farlo bisogna avere il coraggio di superare le “resistenze culturali”, derivanti più dall’abitudine che da una seria analisi costi/benefici.

D’altra parte, abbiamo già visto come proprio i genitori fossero stati “l’anello debole” nella transizione dalle iscrizioni cartacee alle iscrizioni online. Ancora una volta, dunque, dobbiamo augurarci che il prossimo Governo (quando e se verrà finalmente costituito) non torni indietro sulla strada tracciata da Profumo e che anche i genitori “crescano” digitalmente, al pari dei loro figli.