Gli scivoloni dei grillini? Non contano, tanto “gli altri” fanno di peggio!

di DANIELE VENANZI – È passato un mese dal voto e il Movimento 5 Stelle si afferma sempre più come ago della bilancia del precario e allarmante scenario politico italiano. Lo ha imparato, a malincuore, Pierluigi Bersani, costretto com’è a fare i conti con una forza politica che somiglia ad una ragazza assolutamente reticente a lasciarsi condurre all’altare.

Nel rimanere single, infatti, può continuare a godere di un considerevole numero di vantaggi: anzitutto, non occorre che si assuma alcuna responsabilità coniugale e può uscire in minigonna tutte le sere per continuare a sedurre gli spasimanti. Può, in sostanza, continuare a farsi interpreti degli umori del “popolo della rete” per sussurrare parole d’amore nelle orecchie degli elettori e tentare di blindarne il consenso, senza la preoccupazione di doversi sottoporre al giudizio che segue fisiologicamente ad ogni presa di posizione che possa risultare impopolare – come indica un sondaggio secondo cui l’accordo con Bersani spaccherebbe a metà l’elettorato grillino.

Dopo tutto, sembra che per ora la strategia della dama che vuole andare al ballo di fine anno declinando l’invito di qualsiasi cavaliere si stia rivelando efficace. Ne è indice del successo il fatto che, al momento, la penosa performance politica dentro e fuori il Palazzo dei neoeletti grillini non sembrerebbe aver scalfito in alcun modo il consenso intorno al movimento del comico genovese. Il web, d’altronde, è un’arma a doppio taglio, e nelle ultime settimane a diventare virali sono state le stesse figuracce, non proprio a 5 stelle, dei parlamentari che nutrono la folta schiera del terzo gruppo parlamentare per grandezza di entrambe le Camere.

Di scivoloni, infatti, ve ne sono stati innumerevoli: c’è quello del senatore campano Bartolomeo Pepe che non sapeva dove avesse sede il Senato, quello dell’Onorevole Marta Grande che sostiene che la sua laurea americana non abbia valore legale in Italia perché gli Stati Uniti non hanno aderito alla convenzione di Schengen, quello dell’Onorevole cittadino Carlo Sibilia che sostiene che per governare non serva la fiducia delle Camere.

Poi ancora, c’è lo scivolone del capogruppo alla Camera Roberta Lombardi che rivaluta il fascismo delle origini, quello dell’Onorevole Rostellato che – intervistata da Le Iene – non sapeva cosa fosse la BCE, o ancora il sindaco di Parma Pizzarotti che – sempre ai microfoni de Le Iene – ha sostenuto che Kabul si trovasse in Iraq e che Medvedev fosse un membro della Commissione Europea, quello dell’Onorevole Zaccagnini che – insieme ad altri colleghi – contravviene al regolamento del movimento pranzando al ristorante della Camera e che su Facebook ammette che i deputati grillini non hanno ancora presentato alcun emendamento o proposta di legge perché non hanno personale competente per il drafting legislativo.

Una delle figuracce più esilaranti ha visto come protagonista Beppe Grillo in persona, per via di un video in cui vaneggia di tecnologie inesistenti, poi smascherato da un informatico di professione. Tra le tante, la sortita peggiore è certamente quella di Gian Paolo Vanoli, voce scientifica del Meet Up Lombardia, che chiede a gran voce una legge che abolisca i vaccini perché – a sua detta – renderebbero omosessuali e che per salvarsi occorrerebbe bere la propria urina.

Ciononostante, i sondaggi più recenti indicano un Movimento 5 Stelle molto vicino al 27%, primo partito del paese. Malgrado una flessione del circa 3% rispetto al sondaggio precedente, dovuta probabilmente alla delusione di quegli elettori che chiedevano la fiducia all’esecutivo di Bersani, dalle politiche ad oggi la creatura di Beppe Grillo ha incrementato i suoi consensi. Le figure da cioccolatai e le ipocrisie, dunque, non hanno finito per intaccare in modo significativo (almeno per ora) l’immagine del movimento agli occhi degli elettori. Il genio comunicativo, in fondo, è tutto qui.

Con la retorica del complotto permanente e dell’antipolitica come panacea di ogni male, Grillo è riuscito a convincere milioni di italiani che è sempre e comunque colpa di un complotto ad opera della casta e dei media e anche davanti all’innegabile evidenza, preferisce chiudersi a riccio e sostenere che “gli altri” facciano di peggio e da molti più anni. Paradosso dei paradossi, i nuovi giacobini, ultimi di una lunga serie di moralizzatori alle vongole, finiscono per scontare una bugia o una manifestazione di ignoranza crassa molto meno di un qualsiasi esponente degli altri partiti dell’arco costituzionale.

Si è giunti alla minimizzazione o, peggio, alla legittimazione di qualsiasi comportamento – anche se contravviene ai principi con cui si è fatta campagna elettorale e per cui si è stati eletti – semplicemente perché già messo in pratica da altri. È la sindrome de “e-gli-altri?”, una nuova e inquietante forma di relativismo morale e politico: il riferimento non è più il comportamento giusto in sé e nei riguardi degli elettori, perché la misura di ogni cosa sono le malefatte altrui.

La mentalità grillina la fa ormai da padrone – e sta rapidamente “grillinizzando” di riflesso le altre forze politiche – in un paese dove l’esasperazione della retorica antipolitica prolifera per l’incapacità della società italiana di assumersi le proprie responsabilità e battersi il petto per le proprie colpe, risultando così molto più semplice e conveniente imputare qualsiasi male possibile e immaginabile all’attuale classe dirigente – che pure di colpe ne ha ed è bene non dimenticarsene – e come se questa non fosse espressione di interessi corporativi e confliggenti presenti nel tessuto sociale italiano. La classe politica, piuttosto, viene dipinta come una delegazione di alieni precipitati sullo Stivale per imporre divieti e riscuotere tributi senza che nessuno l’abbia eletta per farlo.

È questa, in fondo, la vera chiave del successo di Beppe Grillo: è la capacità di scaricare responsabilità sempre e comunque a terzi di una società nel cui DNA è connaturata la tendenza a lanciare il sasso e a nascondere prontamente la mano. È l’espressione squisitamente mediocre del paese del chiagn’e fotte.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

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