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L’Italia sprofonda in una rete di strade piene di buche e voragini

La strada del Tormento a Vicenza, dove il cedimento di una fognatura ha aperto un baratro di tre metri. Vico Ferrari a Ercolano, dove una falla di due metri per quattro ha costretto allo sgombero di tre edifici. Via delle Carceri a Messina, dove lo scoppio di un tombino e il successivo crollo di parete del manto stradale ha creato enormi disagi alla viabilità. Zona Garbanella, a Ferrara, dove subito dopo il passaggio di un’auto si è creata una voragine. Piazza Madonnella, a Bari, dove buche profonde e per niente piccole mietono vittime ogni giorno.

Le strade bucate, un’emergenza nazionale da Nord a Sud. Per accorgersene ci sono due opzioni: girare su e giù per lo stivale, un moderno “Viaggio in Italia”, ritornando nei centri visitati da Piovene alla fine degli anni Cinquanta; oppure immergersi nella Rete, alla ricerca dei tanti siti che si occupano dell’argomento. A partire da www.voragini.it.

Quello delle strade dissestate, un fenomeno di degrado come tanti altri. Avvertito, immediatamente, da tutti. A Napoli, 370 buche vengono scoperte ogni mese per un totale di 4.417 richieste di intervento nel 2011. Tante, troppe. Al punto che all’inizio del nuovo anno Lucio d’Alessandro, il sociologo che guida l’Università Suor Orsola Benincasa, insieme a due altri rettori, Claudio Quintano della Parthenope e Massimo Marrelli della Federico II, hanno lanciato un appello dalle colonne del Corriere del Mezzogiorno. Bisogna fare qualcosa.

A Milano non va per niente meglio. Ad “Ambrogio”, il sistema per raccogliere le segnalazioni dalle varie zone, in un anno sono arrivate più di mille telefonate per segnalare la presenza di buche. A Roma, se possibile, anche peggio. Nel 2011, quarantaquattro nuove voragini di consistente diametro e profondità. Ben settantadue quelle rilevate nel corso del 2012, un incremento del 61%. Dovendo registrare ventotto “altri dissesti” equamente suddivisi tra allagamenti, avvallamenti e cedimenti, per un totale complessivo di 100 segnalazioni, dislocate in numero assai differente nei Municipi.

Non pochi gli episodi di particolare entità. Come quello verificatosi nel febbraio 2012 in via Tarcento nel VI Municipio, dove una perdita d’acqua ha provocato lo scivolamento nel garage di un muro di un palazzo. Oppure quello del giugno 2012 in via Leone XIII nel XVIII Municipio, dove il cedimento di una fognatura ha spalancato una voragine di 12 metri per 6, con pesanti ripercussioni sulla viabilità. Oppure quella, dell’ottobre 2012, in piazza Albinia all’Aventino, dove si è aperta una voragine di 10 metri per 3, profonda 5.

Una emergenza nazionale. A tutti gli effetti. Le cui cause, almeno per quel che riguarda il centro-sud, sono in gran parte riconducibili ad attività del passato. In molte regioni, dal Lazio alla Sicilia, per decenni si sono cavati i materiali per la costruzioni dei nuovi edifici quasi in loco. Senza contare i casi di cunicoli per le condutture. Insomma, un sottosuolo più che fragile che continua a risultare ignoto. E anche lì dove non lo è, continua in pratica a esserlo.

Accade così a Roma, dove ci sarebbe la Carta della “suscettibilità agli sprofondamenti antropogenici”. Uno documento elaborato da esperti dell’Ispra, del Cnr e del Dipartimento nazionale della Protezione civile e del Dipartimento Urbanistica di Roma Capitale. Un monitoraggio dello status quo che ha permesso di individuare i quartieri a più alta probabilità di apertura delle voragini, quelli nella zona est di Roma, Casilino, Prenestino, Appio-Latino e Tuscolano. Uno strumento di prevenzione ancora inutilizzato. È così che quelle aree (e quello studio) rimangono senza l’attenzione necessaria. Almeno fino al nuovo sprofondamento. All’ennesima voragine. Le città, soprattutto le strade, trappole infernali nelle quali automobilisti e motociclisti cercano giornalmente di non sprofondare.

Concretamente si tratta di scarse risorse a disposizione, di budget sempre più esigui da impegnare nella manutenzione. Anche se, mentre si tenta di risparmiare, si va incontro a spese forse anche superiori, seppure non nell’immediato. Gli uffici legali dei Comuni sono sommersi da ricorsi dei tanti infortunati guidando o semplicemente passeggiando per le strade. Tanto per non rimanere nel vago: a Roma, il Comune paga venti milioni di risarcimenti per danni fisici causati dalle buche e dal dissesto stradale.

Quello che inizialmente era un problema quasi insignificante si è progressivamente trasformato in un’emergenza, causata da inequivocabili mancanza di disponibilità, ma anche da incapacità di gestione. Da un sistema, quello politico, spesso al collasso perchè incardinato su ormai incontrollabili logiche, che in nome di vincoli non di rado clientelari non riesce più a garantire neppure i servizi essenziali.

Sono passati diversi decenni da quando Pier Paolo Pasolini faceva di alcune borgate romane la location di celebri trasposizioni cinematografiche di suoi racconti come “Accattoni” e di “Ragazzi di vita”. Allora, in una città in costruzione le strade erano polverose bisettrici che dovevano legare isolati e quartieri, in previsione dello sviluppo. Da allora, molto si è costruito, tanto si è aggiunto. Le vecchie strade sono diventate arterie asfaltate, sulle quali si sono moltiplicate le buche, si sono aperte voragini. Non ci è accorti che la manutenzione sarebbe stata necessaria. Per non sprofondare.


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

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