“Il pre-incarico”: quale strada sceglierà l’esploratore Pierluigi Bersani?

di DANIELE VENANZI – Romanzo Quirinale, l’ha comicamente definito qualcuno. Il mandato esplorativo ricevuto da Pierluigi Bersani, infatti, sembra avere ben poche chance di riuscire nella formazione di un esecutivo in grado di ottenere la fiducia delle Camere. Dopo l’ennesimo rifiuto alla collaborazione che pare aver fatto calare la cortina di ferro tra Grillo e il centrosinistra, al segretario del PD restano due sole alternative per tentare di scongiurare il ritorno alle urne in primavera e l’abbandono del timone in pieno maremoto finanziario.

La prima consiste nel reiterare la strategia dello spudorato corteggiamento politico e ideologico al Movimento 5 Stelle, nella speranza che a Grillo giungano inconfutabili segnali dal “popolo della rete”, tali da convincerlo che garantire la fiducia ad un governo che soddisfi determinate condizioni sia elettoralmente più fruttuoso dell’opposizione ad oltranza. La seconda – non meno inverosimile – vedrebbe il mandatario e i leader d’opposizione sedere al tavolo delle trattative con l’impegno sincero di formare un governo di scopo, soprasseduto da una personalità terza e gradita agli italiani, per risolvere le questioni di primaria urgenza e dare all’impianto istituzionale una nuova legge elettorale con cui tornare alle urne e sperare nella rinnovata governabilità.

Rincorrere il consenso grillino abbracciandone il programma – salvo resistenza interna su questioni come il rimborso elettorale – potrebbe rivelarsi una strategia vincente al fine di incassare la fiducia, ma si profilerebbe come un vittoria di Pirro per il paese. Infatti, una squadra di governo di anime belle, mossa da piccoli buoni sentimenti e tanto idealismo, che si prefigge come unico obiettivo quello di ridurre e moralizzare i costi della politica renderebbe sì un servizio etico al paese, ma mancherebbe colpevolmente di agguantare l’ultimo treno per le riforme strutturali e l’abbattimento del debito pubblico prima dell’identificazione totale con Atene agli occhi degli investitori internazionali.

Nel più probabile caso che Grillo, invece, rimanga fermo nelle sue attuali convinzioni, il corteggiamento del centrosinistra sortirebbe un effetto doppiamente negativo. Da un lato, infatti, tramonterebbe qualsiasi ipotesi di große koalition e il ritorno alle urne nel giro di pochi mesi diverrebbe inevitabile, dall’altro si riconsegnerebbe al paese un dibattito pubblico totalmente sbilanciato in favore dell’antipolitica e dei temi cari al movimento 5 stelle – finendo per agevolarlo ulteriormente – ai danni di una seria e pragmatica riflessione sugli interventi che meglio potrebbero toglierci le castagne dal fuoco in periodo di massima incertezza per il futuro dell’eurozona.

Altrimenti, l’esploratore Bersani – dimostrando insospettabile coraggio e lungimiranza – potrebbe aprire al governo di scopo pescando l’asso in casa propria. Il nome di Matteo Renzi – in via del tutto ipotetica – potrebbe mettere d’accordo tutti. Vinta la resistenza interna al centrosinistra – ed è lì che si gioca il grosso della partita – rimarrebbe da sciogliere il nodo Berlusconi e il tipo di tutela giudiziaria che il Cavaliere sarebbe determinato a ottenere per accordare la fiducia all’eventuale governissimo. Il disarmo bilaterale, tuttavia, si profila come l’unica prospettiva per contenere lo tsunami grillino e tornale al voto in tempi non eccessivamente brevi.

Nel caso si riuscisse in un’operazione simile, il PD ne uscirebbe rinnovato e ricompattato, Monti ritroverebbe una ragione per portare avanti un’operazione politica ridimensionata dal magro risultato elettorale e Berlusconi coronerebbe il sogno di una vita: costringere i rivali di sempre a prendere atto della sua indispensabilità. Uno scenario, questo, che verrebbe accolto come segno di maturità democratica anche dagli investitori internazionali e che contribuirebbe in modo decisivo al superamento della stagione del paese spaccato in due fazioni contrapposte sulle vicende giudiziarie e sulle abitudini sessuali dell’ex presidente del Consiglio.

Qualsiasi strada Bersani l’esploratore decida di intraprendere, scelga con cognizione. D’altronde c’è in gioco il suo avvenire politico, oltre che quello del Paese.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

5 Responses to ““Il pre-incarico”: quale strada sceglierà l’esploratore Pierluigi Bersani?”

  1. marcello scrive:

    Con Berlusconi che è “indispensabile” non vedo che può esserci di buono nell’economia italiana e come gli investitori in buona fede (da distinguere da quelli che hanno giocato d’azzardo) possano ritenere matura la cosa.
    L’abitante di Hardcore si è ravveduto o qualcuno non si ricorda come ha tenuto in scacco il governo Monti impedendogli di fare quelle riforme che andavano contro i gruppi che lui difendeva (corporazioni, evasori e corruttori), riuscendo poi a dare al professore la colpa di una crisi che, specie in Italia, è iniziata molto prima e ha coinciso in grossa parte in quegli 8 anni che ha governato il centrodestra?

  2. Giorgio Frabetti scrive:

    Intendiamoci, la “riforma della politica” non è “qualcosa”, ma è una delle RIFORME STRUTTURALI che il Paese attende. Che poi Bersani la faccia davvero come si deve, ho i miei dubbi: il fatto che insista sull’ineleggibilità (di chi? Mah!) mi fa pensare che sta inseguendo una riforma della politica, in senso strumentale. Ottima e acuta l’analisi su un incarico a Renzi, ma attenzione che Bersani potrebbe esservi indotto per “smacchiare” l’ennesimo giaguaro che gli fa le scarpe. Renzi , che attualmente predica la necessità di “parlare” con Berlusconi, si sta mettendo in una posizione oggettivamente scomoda, invisa alla stragrande maggioranza dell’elettorato PD, largamente anti-berlusconiano. Quindi, lasciare che Renzi si bruci con un ennesimo pre-incarico potrebbe essere per Bersani (in caso di fallimento) l’occasione migliore per fare abbassare la testa a questo ENFANT PRODIGE della Politica…

  3. marcello scrive:

    Sì ma all’estero vedono come il diavolo l’ipotesi che possa tornare Berlusconi. A meno che non abbiano qualche disturbo di memoria grave.

  4. elenasofia scrive:

    Sarebbe bene che si cominciasse a far capire all’estero che i loro giornalisti si abbeverano esclusivamente a fonti di sinistra, per cui hanno una visione falsata della realtà; invece dovrebbero chiedersi perché milioni di persone (gente consapevole, intelligente, laboriosa) votano per Berlusconi da venti anni.Prima di tutto se lo dovrebbero chiedere i comunisti nostrani, smettendo una buona volta la loro presunzione di superiorità.

  5. marcello scrive:

    E’ un fatto che Berlusconi ha governato 8 anni su 10 e che la crisi poi in Italia sia iniziata molto prima del 2008, da quando non si sono controllati i prezzi che aumentavano e gli stipendi restavano sempre al palo.

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