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Un PD debole trae vantaggio dalla sconclusionata politica del Movimento 5 Stelle

E anche le consultazioni si sono concluse, confermando le posizioni iniziali: il centrosinistra rivendica il mandato per formare un Governo, anche se Bersani è pronto al passo indietro; il Movimento 5 Stelle presenta un programma di 20 punti e richiede, nel caso non gli venisse dato il mandato governativo, l’assegnazione della presidenza della Commissione di vigilanza RAI e del COPASIR; Berlusconi chiede un esecutivo di larghe intese PD-PDL, chiarendo che comunque la sinistra non può “prendersi tutto”.

Tutto torna in mano al Presidente della Repubblica, il quale vuole “riordinare gli appunti e le idee” prima di decidere (speriamo entro oggi). Nel frattempo, continuano i segnali contrastanti fra PD e M5S: grazie all’apporto del primo, i grillini Luigi Di Maio e Laura Bottici sono stati eletti rispettivamente vicepresidente della Camera e questore al Senato. Non ci sono state però reazioni positive da parte del Movimento, che puntava esplicitamente a eleggere un questore in entrambi i rami del Parlamento.

Alcuni esponenti del M5S hanno dimostrato di non gradire molto il tentativo del PD di “scambiare” un questore con un vicepresidente. Bersani non sembra aver gradito a sua volta, a giudicare da quanto ha detto dopo il colloquio con Napolitano: “Anche sui temi istituzionali, io ho sentito questa curiosa affermazione del Movimento 5 Stelle, per cui noi dovremmo votare i loro candidati per rispetto ai loro elettori, ma loro non votano i nostri. Noi oggi abbiamo dimostrato rispetto per i loro elettori. Loro non hanno mostrato rispetto per i nostri“.

Affermazioni molto chiare e che, a onor del vero, non fanno una grinza. Che si intenda come un tentativo di tenere aperto un canale di dialogo o che si intenda più prosaicamente come una normale operazione di spoil system, il comportamento del PD è risultato essere perfettamente corretto da un punto di vista politico. Non si capisce invece su quali basi poggi la pretesa del M5S di richiedere che gli altri partiti votino i candidati grillini, dopo aver rovesciato loro addosso qualunque tipologia di improperio.

Più in generale, è la condotta del Movimento a lasciare interdetti. La quantità di gaffes collezionate in questa prima settimana è impressionante, fra dimostrazioni di cafonaggine, scherzi telefonici travisati, pranzi al ristorante della Camera e nomine di “responsabili per la comunicazione” che entrano in silenzio stampa il giorno dopo.E quasi stavamo per dimenticare il turpiloquio del capogruppo grillino al Senato Vito Crimi, il quale ammette candidamente che “noi finora non abbiamo fatto un cazzo, abbiamo solo votato per scegliere cariche” e che precisa di avere “veramente” sullo stesso organo anche i giornalisti (sentimento che inizia a essere ricambiato).

Forse però, se i grillini non stanno facendo tutto sommato nulla, un po’ è anche colpa loro: sugli oltre 300 progetti di legge finora presentati in Parlamento, nessuno porta la firma dei parlamentari del M5S. È vero che spesso questi sono provvedimenti che vengono depositati a inizio legislatura per poi essere tranquillamente dimenticati in qualche polveroso cassetto, ma in politica la forma è sostanza. Da un movimento che si è preposto di “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno”, al punto da portare un apriscatole in aula, ci si sarebbe aspettato un minimo di attività in più, anche solo di facciata.

È fin troppo chiaro ormai che lo scopo del M5S è quello di costringere gli altri partiti a lasciarli all’opposizione, in modo tale che possano poi continuare ad attaccarli. Un atteggiamento senza senso, soprattutto se si pensa che stanno già avendo un effetto in Parlamento, a partire dall’elezione della Boldrini e di Grasso (che alcuni grillini hanno contribuito a eleggere). Se non ci fossero stati loro, Bersani non avrebbe avuto necessità di fare una “mossa del cavallo” con cui sacrificare le candidature di Dario Franceschini e Anna Finocchiaro – e forse anche la sua stessa candidatura a Palazzo Chigi.

Questi risultati sono chiaramente la conseguenza della presenza del M5S in Parlamento e, assurdamente, il M5S non li rivendica come propri. Paradossalmente, anzi, è il Partito Democratico a raccogliere tutto il merito di iniziative che derivano solo e unicamente dalla sua palese debolezza e subalternità ai grillini. Sarebbe quasi interessante studiare da un punto di vista politologico questa situazione – se non fosse che non possiamo permetterci di perdere ulteriore tempo a giochicchiare.


Autore: Luca Martinelli

Nato nel 1985 a Benevento, laureato triennale a Roma Tre e magistrale alla LUISS in Scienze Politiche, scrive da quando ha 16 anni e mezzo. Dopo anni passati a far gavetta e studiare, è diventato un giornalista pubblicista freelance. Siccome non ama starsene con le mani in mano, nel suo tempo libero è anche utente di Wikipedia in italiano da più di sette anni.

4 Responses to “Un PD debole trae vantaggio dalla sconclusionata politica del Movimento 5 Stelle”

  1. In cerca di un'alternativa scrive:

    Dal mio punto di vista, il rivendicarli come propri comporterebbe ammettere la possibilità che una qualche forma di dialogo funzioni, e sgretolerebbe, anche abbastanza velocemente, l’unico vero fattore di coesione del movimento.

    D’altro canto, salvo rare eccezioni credo sia abbastanza chiaro agli alettori del PD il merito del M5S in quest’ondata di moralizzazione della politica. Purtroppo però i meriti si fermano qui.

  2. Luca Martinelli scrive:

    Non si tratterebbe ammettere che il dialogo funziona, ma rivendicare politicamente che la presenza del Movimento sta già “costringendo” la politica a trovare dei compromessi di alto profilo, rispetto a quelli di basso profilo che trovavano quando c’erano soltanto loro. Sui meriti, invece, concordo pienamente: hanno solo quello.

  3. In cerca di un'alternativa scrive:

    Quello che dicevo è in sintonia con la sua risposta: rivendicare che la presenza del Movimento sta già costringendo la politica a scendere a compromessi con le loro posizioni, significherebbe -a mio avviso- proprio riconoscerne il peso politico in possibili negoziazioni, e quindi darebbe corda a coloro che vedono nel compromesso il percorso da seguire; i vertici non sembrano essere d’accordo (la filosofia manicheistica dell’ “inciucio” esiste da prima del Movimento stesso, e ne ha anzi gettato le basi), e preferiscono giocarsi una strategia all’eterno rialzo, radicalizzando le posizioni.

  4. asd scrive:

    Sicuro che vogliano stare all’opposizione per continuare a sbraitare e non perchè gli serve tempo per imparare i meccanismi della politica?

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