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Le sfide della Chiesa di Papa Francesco sono le stesse dei nostri ordinamenti “laici”

Chi scrive non ha alcuna simpatia per le visioni prefabbricate dell’essere e del fare Chiesa nel mondo, non tanto per un vezzo metodologico improntato allo scetticismo, quanto e piuttosto perché le letture premasticate hanno sempre prestato il fianco ad abusi e a giravolte gattopardesche (cambiar tutto perché nulla cambi): perciò, tenterò di analizzare brevemente il passaggio iniziale del pontificato di Papa Francesco, stando alla larga dalle notazioni più spesso ascoltate in questo periodo.

Una parte del Cattolicesimo dissenziente ha accolto con favore e genuino ottimismo la notizia. Don Gallo ha ironizzato da par suo, sostenendo che finalmente, in Cappella Sistina, avesse aleggiato lo Spirito Santo. Leonardo Boff, il teologo marxista più rappresentativo di un filone di studi iniziato alla fine degli anni Sessanta, si è spinto a tratteggiare la conclusione di un “lungo inverno ecclesiastico”, a favore, finalmente, di un principio di “primavera ecclesiogenetica”.

La pubblicistica mainstream ritrae il papa umile, alla mano, di generosità esistenziale e non occasionale. L’opposizione argentina, da sinistra, depreca possibili trascorse acquiescenze dell’attuale pontefice verso il regime. Un segmento di mondo intellettuale, più legato all’elaborazione giuridica sui diritti di libertà, evidenzia, con argomentazioni sostanzialmente solide e attendibili, che non vi saranno svolte copernicane sul rapporto tra Chiesa e modernità.

Chi inquadra il problema dall’angolo prospettico tipico della cultura italiana, si rallegra della mancata elezione del Cardinale Angelo Scola. Il già Patriarca di Venezia rappresenta, però, un frammento (o una tendenza?) di realtà cattolica oggettivamente esistente, che si fa poche remore a palesarsi per come è: scetticismo, se non opposizione diretta, per il principio della laicità dello Stato; famiglia endogamica, esogamica e consacrata; valenza costitutiva di una risalente ascendenza cattolica, romana, nell’esperienza sociale, giuridica e civica italiana. Pur contrastando tali tesi, non si può non notare come vi sia qualcosa di profondamente caricaturale in questa immagine, a uso e consumo di schieramenti sedimentati, del cardinale come realtà incarnata del conservatorismo oltranzista.

Mai come in questi anni, in verità, a prescindere da qualunque soggetto avessero scelto i cardinali in conclave, la Chiesa di Roma si misura con temi sovrapponibili a quelli degli ordinamenti laico-civili: la consapevolezza della duplice crisi dei grandi apparati finanziari e dei grandi apparati statuali spinge in direzione di una “big society”, dove sussidiarietà e associazionismo privato dovrebbero intervenire in guisa di agenti salvifici contro la recessione. Non solo, si cerca un nuovo modello di sviluppo, non antisistema né realmente anticapitalistico, ma con una componente più redistributiva e maggiormente cooperativa. Forse ci si dimentica che la vera inclusione sociale consiste nel diritto di cittadinanza delle manifestazioni esteriori delle proprie libertà fondamentali.

Gioacchino Belli (non a caso al centro di un’articolata rivalutazione da parte di giuristi come Stefano Rodotà) non ha tratti biografici comuni ai frequentatori dei dispacci di vino o delle “donne venali”, che pur talvolta descriveva. Più lucidamente (e anche più semplicemente) si rendeva conto di come l’enorme palcoscenico della Città Eterna rischiasse di ridurre a comparse sgradite proprio la sua spina dorsale, il suo popolo di egualmente diversi e diversamente eguali, perennemente in cammino. Un monito, il suo, a non far dei fedeli né sudditi, né eserciti; e a non rappresentare gli infedeli come carnefici, nemici o instupiditi.


Autore: Domenico Bilotti

Nato a Cosenza nel 1985, vive e lavora principalmente a Catanzaro (raro caso di mobilità professionale verso Sud). Dottorando di ricerca in Teoria del Diritto e Ordine Giuridico Europeo, si occupa di diritto ecclesiastico, relazioni tra Stati e Chiese, laicità e bioetica. Suoi saggi, tra gli altri, sono pubblicati su riviste e web-zine come: Euprogress, Diritto & Diritti, LiberalCafé, politicamentecorretto, Stato,Chiese e pluralismo confessionale.

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