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Gubitosi se la prende con l’Annunziata ma in Rai il “rutto libero” è regola

 – Ha destato molto scandalo e sollevato un mare di polemiche il giudizio netto che la giornalista Lucia Annunziata, intervistando Angelino Alfano, ha dato sul Pdl: “Siete impresentabili”.  Oltre ai berluscones, che hanno accusato di faziosità la conduttrice di ‘In mezz’ora’, è intervenuto anche il direttore generale della Rai, Luigi Gubitosi, per censurare l’accaduto: “Sono cose che non dovrebbero accadere a nessun conduttore e stupisce che sia successo ad una giornalista esperta come Lucia Annunziata”. Gubitosi ha poi espresso il proprio “rammarico, anche a nome della presidente Tarantola, per quanto accaduto”. Perché “fatte salve tutte le opinioni, nei programmi Rai nessuno deve sentirsi insultato o ospite sgradito”.

Se Gubitosi si è sentito in dovere di intervenire sul caso specifico della Annunziata, evidentemente non guarda i programmi Rai. Restando sull’informazione del servizio pubblico, ad esempio, nessuno, tantomeno il dg, ha mai censurato programmi come l’Ultima Parola, condotto dal vicedirettore di Rai Due con delega all’informazione, Gianluigi Paragone. Un talk show che inneggia al “fuori tutti”, costruito sulla retorica vittimista e sulla recriminazione complottista contro i poteri forti; un patibolo mediatico e finto rock a cui si impicca in un clima da corrida tutta la politica – tranne quella che “protesta” e si traveste da antipolitica – e si consente tranquillamente ad opinionisti, ospiti ed esperti di dire tutto e il suo contrario, senza obbligo di coerenza e senza alcun dovere di continenza. Famosa la puntata in cui uno scrittore russo ha detto, né più né meno: che Monti è un “traditore”, un “cancro” e “deve andare in galera” (e giù gli applausi). Il tutto, senza alcuna presa di distanza da parte del conduttore, della testata e dell’azienda.

Nella Rai del rutto libero, dove ognuno può dire quello che vuole senza alcuna intermediazione da parte di chi dovrebbe garantire un’informazione corretta, esiste (e resiste) un solo tabù: Silvio Berlusconi. Un tabù oggi paradossalmente tanto più forte quanto più ostile alla governance di un’azienda che la gestione berlusconiana aveva allineato al mainstrem dell’informazione “di famiglia”.

Ma rimane una questione, che è insieme di mercato e di principio. O la Rai è una sorta di piazza politica in cui ciascuno dice ciò che vuole e come vuole e non solo i politici, ma anche i giornalisti, sono autorizzati a far campagna per le proprie idee – Paragone, Minzolini, Gabanelli, Annunziata…tutti sullo stesso piano – oppure va trasformata in una sorta di “istituzione” – come la scuola… – capace di connettere criticamente la pancia e la testa del Paese e di adempiere ad una funzione civile, che è comunque difficile esercitare in termini politicamente “neutrali”. In ogni caso – che la Rai voglia rimanere un circo o che ambisca a diventare la BBC – la strada migliore per giungere al risultato non è quella di preservare il modello della “Tv di stato”, contesa dai diversi “editori di riferimento” (i partiti) impegnati a gestire il malloppo fiscale del canone e a difendere la propria rispettabilità con censure a geometria variabile.


Autore: Luigi Quercetti

Nato nel 1980, abruzzese, giornalista, papà, laureato a sua insaputa. È stato redattore dell’agenzia di Stampa Asca e collaboratore de Il Messaggero e Italpress.

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