– L’OCSE ha puntato l’obbiettivo sullo stato di salute dell’ambiente in Italia. Nel rapporto 2013 sulle performance ambientali, le preoccupazioni maggiori investono il settore idrico: la disponibilità pro capite di acqua dolce è una delle più scarse tra i paesi OCSE e – nonostante la piovosità media annua relativamente elevata – l’Italia è considerata un paese soggetto a stress idrico.

In futuro, la competizione per le risorse idriche per i diversi usi è destinata ad aumentare. Alcuni fattori sono l’elevata evapo-traspirazione e il carico inquinante dei settori industriale, civile e agricolo. Ma a mancare sono adeguate risposte da parte di un quadro normativo che ostacola la realizzazione degli investimenti necessari.

Se gli strumenti di monitoraggio sono stati migliorati in questi anni, sono gli strumenti di programmazione e regolazione del settore a presentare due forti criticità. La prima è un sistema di governance multi-livello complessa, con troppi enti a condividere competenze sovrapponibili e interferenti. La riforma dei bacini idrografici è rimasta inattuata per l’opposizione di gruppi di interesse, lasciando che nella fitta selva delle funzioni attribuite da un quadro normativo frammentato e poco chiaro, solo l’emergenza potesse investire il Governo di poteri eccezionali per risolvere situazioni già compromesse.

La seconda criticità è legata al conflitto di interessi che deriva dalla partecipazione di rappresentanti locali alla gestione delle AATO e degli enti gestori. Il rapporto fiduciario, basato sulla comune appartenenza politica, tra gli amministratori locali e i vertici nominati a capo dei gestori del servizio idrico impedisce un’oggettiva verifica dell’adeguatezza dell’operato alle necessità del servizio pubblico erogato. Piuttosto, conta maggiormente che gli utili, all’occorrenza, siano incassati dall’ente locale per ripianare le perdite o che il patto di mutua assistenza funga al contrario, per compensare le inefficienze del gestore pubblico.

Gli investimenti passano, in questo gioco di interessi, in secondo piano. Insomma, gli investimenti necessari a garantire l’approvvigionamento e la salubrità dell’acqua sono ostaggio della gestione pubblica e della politica locale. La retorica dell’acqua pubblica ha messo il carico da novanta su un contesto normativo debole e problematico: I referendum popolari sui servizi idrici del 2011 – sottolinea il rapporto – hanno creato un ulteriore clima di incertezza e hanno ridotto notevolmente il ruolo del settore privato”.

Allontanare i capitali privati che potevano essere investiti sulle reti idriche, sugli impianti di stoccaggio e sui depuratori oggi insufficienti, con un quadro normativo incerto non è stata una buona mossa per l’ambiente e la salute dei consumatori. Di qui, il giudizio impietoso: “l’erogazione dei servizi idrici in Italia è più scadente che in molti altri paesi OCSE e “oltre un terzo dei corpi idrici di superficie e l’11% dei corpi idrici sotterranei non raggiungeranno gli obiettivi di stato ecologico fissati dalla Direttiva Quadro sulle Acque dell’UE (DQA per il 2015)”.

Di qui alcune raccomandazioni rivolte all’Italia, tra cui la razionalizzazione degli accordi istituzionali per la gestione dei bacini idrografici, la partecipazione degli stakeholder nei processi decisionali, la responsabilizzazione delle amministrazioni pubbliche, ma anche la questione della remunerazione degli investimenti. L’attribuzione di compiti di regolazione all’Autorità per l’energia elettrica e il gas rappresenta una novità e pone le premesse per un miglioramento del quadro normativo. Per l’OCSE, l’Autorità dovrà esser in grado di dare risposte sul piano del recupero sostenibile dei costi e realizzare analisi comparative della performance degli enti gestori.

Concorrenza e partecipazione dei capitali privati sono le leve per aumentare gli investimenti sulla rete idrica, nota più dolente del rapporto OCSE, che nel 2010 ammontavano a meno di 5 miliardi di euro. Le finalità, tradite da chi usa la retorica dell’acqua pubblica, sono la sicurezza dell’approvvigionamento idrico nel medio-lungo termine, l’ambiente e la salute dei consumatori.