Le vittorie di Pirro del PD

di LUCIO SCUDIERO – La vacanza per l’Italia è quasi finita. Con l’elezione dei presidenti delle due Camere si è composto il puzzle istituzionale che di qui a qualche giorno darà vita alle consultazioni che il Quirinale, ritualmente, farà, prima di constatare che non c’è trippa possibile (alias Governo) per i gatti del Parlamento. Saranno consultazioni di fine legislatura, insomma.

La regia di questo disastro istituzionale è del Partito Democratico. Che nell’ultimo mese e mezzo ha riportato, in ordine, le seguenti vittorie di Pirro.

Perdere sostanzialmente le elezioni, sbagliando il più classico dei rigori a porta vuota. Il PD di Bersani non è neppure l’ombra del partito, nettamente sconfitto alle urne ma nettamente più appealing anche in termini di consenso, immaginato da Veltroni al Lingotto nel 2008. Tra i dirigenti del Nazareno (a parte qualcuno) alberga una perniciosa illusione, e che cioè la società italiana, e dunque la constituency del centro sinistra, sia meno fluida ed elettoralmente sciolta di quel che è, e che esistano blocchi inscalfibili di consenso. Così convinti, i piddini bersaniani hanno creduto di poterla sfangare soltanto perché, a differenza degli altri, loro avevano apparecchiato primarie ad uso e consumo interno, facendo peraltro di tutto per escludere da esse il mondo esterno, in quanto potenziale portatore del germe della blasfemia eterodossa renziana.

La seconda vittoria inutile, anzi del tutto deleteria per il Paese, è stata la categorica esclusione di ogni accordo di governo col centro destra, a cui fa da appendice la malcelata speranza di qualche democratico che una procura solerte a caso rompa gli indugi e tenti l’ordalia giudiziaria finale contro il Cavaliere, a cui un Parlamento politicamente debole ha già dato assenso preventivo. Non legarsi al PDL per una soluzione politica al problema politico del governo è stato il modo in cui il PD ha creduto di poter evitare il confronto con un altro problema politico, e cioè la sua subalternità alla magistratura militante. Con il PDL in maggioranza i problemi di Berlusconi sarebbero diventati altrettanti problemi del PD; circostanza spiacevole, ne conveniamo, ma la crisi istituzionale seguita al rifiuto di accordo è anche peggiore e rivitalizza questo pessimo centro destra, come già fece Prodi negandogli la corresponsabilità del governo nel 2006. Berlusconi è un problema politico, e come tale va battuto. Visto che il PD non è stato capace di farlo neppure stavolta, avrebbe dovuto assumersene la responsabilità di fronte a un paese stremato dalla crisi.

La terza vittoria mutilata è aver piazzato due persone per bene alla presidenza delle due Camere per le ragioni sbagliate e in conseguenza di scelte politiche pessime. Perchè sebbene l’elezione di Grasso al Senato abbia tatticamente consentito di spaccare i Cinquestelle, essa ha istituzionalizzato la resa strategica della prima forza parlamentare al nichilismo grillino, compiaciuto con nomine di buon livello solo perchè extrapolitiche. Con un’aggravante, e cioè il sospetto che Laura Boldrini e Piero Grasso siano le vittime illustri che l’apparato del PD ha deciso di sacrificare a una legislatura nata morta per conservare migliori chances per sè, al prossimo imminente giro.

Tutto questo ha avuto luogo, dentro i palazzi dello Stivale, con massima incuria delle sue conseguenze fuori, in un continente arrivato al capolinea del sequestro dei conti corrente. In fondo, l’irresolutezza delle classi dirigenti europee non è che la proiezione del medesimo virus delle classi politiche interne.

Da questo punto di vista l’inutile e screditato Berlusconi, capace di ingurgitare qualsiasi diktat tedesco, e il PD incapace di contrastare politicamente Grillo, figurarsi la Merkel, pari sono. 


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

2 Responses to “Le vittorie di Pirro del PD”

  1. enzo51 scrive:

    Complimenti! Una lucida e asettica analisi politico-istituzionale che merita non più dibattiti da talk-show ma una rapida presidenziale operatività nel varare il miglior governo possibile per esistere ancora come Nazione!

  2. elenasofia scrive:

    I comunisti pensano solo a eleggere un altro presidente della repubblica comunista, che l’Italia vada a rotoli non ha nessuna importanza, anzi, neanche si pongono il problema, visto che in cima ai loro pensieri c’è il conflitto di interessi (quello presunto di Berlusconi, naturalmente, non il loro, concreto e pesante, di occupazione della RAI, solo per restare in tema di media)

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