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Il primo gesuita, il primo Francesco. Riforma della Chiesa, non rivoluzione teologica

Jorge Mario Bergoglio è il primo pontefice a essersi imposto il nome di Francesco, il primo latinoamericano della storia, il primo non europeo negli ultimi 19 secoli. E il primo gesuita. Una serie di primati non indifferenti per l'(ormai ex)Arcivescovo di Buenos Aires, figlio di un ferroviere piemontese emigrato a vent’anni in Argentina, studi teologici in Germania, un’intensa attività a servizio della Conferenza episcopale argentina (che ha presieduto dal 2005 al 2011) e dell’Università cattolica argentina, della quale è stato Gran Cancelliere.

Uomo di notissima sobrietà (a Buenos Aires aveva rinunciato ad ogni prebenda relativa al titolo di Arcivescovo, muovendosi con i mezzi pubblici e vivendo in un piccolo appartamento), assai poco profilato negli incarichi curiali, Bergoglio è noto in patria per aver più volte preso posizione contro le ingiustizie sociali. Fatto oggetto di polemiche – in un recente libro di Horacio Verbitsky – sul silenzio di cui sarebbe reso protagonista sui crimini del regime di Videla, Bergoglio ha sempre respinto qualunque accusa di collusione, sostenendo, tra l’altro, di aver aiutato laici e sacerdoti.

L’operato di Bergoglio è stato difeso da Alicia Oliveira, attivista per i diritti umani, e in ogni caso Papa Francesco potrà efficacemente impegnarsi perchè sia pienamente realizzato l’auspicio della Assemblea plenaria dei vescovi argentini (2012): la realizzazione di “uno studio più completo dei fatti alla ricerca della verità, nella certezza che questa ci farà liberi”.

Accreditato del ruolo di unico candidato capace di sottrarre voti a Joseph Ratzinger nel conclave del 2005, Bergoglio ha da allora la fama di “progressista”: ammesso che le distinzioni tra “progressisti” e “conservatori” abbiano ancora un senso, è certo che il nuovo Papa ha preso di recente una posizione fortemente critica nei confronti della legittimazione del matrimonio omosessuale e ha difeso – in più di un’occasione – la vita fin dal concepimento.

I terreni in cui Papa Francesco potrà e dovrà muoversi con grande fermezza sono quelli della riforma della curia romana (che probabilmente volgerà nel segno di una maggiore collegialità), e della riforma, in senso trasparente e conforme al canone evangelico, dello IOR, e più in generale del rapporto tra Chiesa e denaro. Il nome che Bergoglio si è imposto ha del resto una forte valenza simbolica, e si dirige con evidenza verso la realizzazione degli obbiettivi descritti.

È stata fortemente evocativa – nel suo primo discorso pubblico – la richiesta ai fedeli di pregare per il Papa (o meglio, per il Vescovo di Roma), così come ha lasciato una certa traccia nell’opinione degli osservatori il forte richiamo alla fraternità tra tutti i membri della famiglia umana. Da segnalare anche che, alcuni mesi fa, in un’intervista alla Stampa Bergoglio si scagliò esplicitamente contro il “carrierismo ecclesiastico” e l’autoreferenzialità della Chiesa.

Il pontificato di Francesco sembra dunque aprirsi – almeno alla luce di queste primissime battute – a un forte richiamo sociale e riformatore, pur in una continuità sostanziale con il passato su determinati temi etici. Non ci vorrà molto per verificare se e come questa impressione troverà conferma.


Autore: Vincenzo Pacillo

Nato a Roma nel 1970, si è addottorato in Diritto ecclesiastico e canonico nell’Università degli studi di Perugia. Successivamente è stato ricercatore in Diritto ecclesiastico e canonico presso l'Università degli studi di Milano. Attualmente è professore associato di Diritto ecclesiastico e delle religioni nella Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Modena e Reggio Emilia e insegna Diritto ecclesiastico svizzero nella Facoltà di Teologia di Lugano. Autore di tre monografie e di diversi scritti su tematiche relative ai rapporti tra Stati e confessioni religiose, è membro del comitato di redazione della rivista “Daimon”.

One Response to “Il primo gesuita, il primo Francesco. Riforma della Chiesa, non rivoluzione teologica”

  1. ivan dragone scrive:

    Gli intelettuali non si sono ancora svegliati, loro non si sono ancora accorti del rinnovamento culturale in corso, loro cavalcano il passato, addormentati sull’arroganza del loro sapere.
    Anche la chiesa si è accorta del fallimento della globalizzazione dei mercati che stà creando povertà e malessere, l’elezione di Papa Francesco I lo dimostra.
    Beppe Grillo nei suoi comizi 2 mesi fà diceva: bisogna pensare alla ns. vita futura facendo un passo indietro con umiltà, dobbiamo pensare di vivere con meno risorse economiche, la globalizzazione basata sui mercati economici internazionali ha fallito, dobbiamo pensare di dare un poco delle ns. capacità agli altri per creare comunità, vivere la natura con rispetto, l’onestà deve diventare di moda.
    Il nuovo Papa eletto Francesco I dell’ordine dei Gesuiti che dagli anni 60 hanno venduto le loro scuole per investire nella restituzione della dignità ai poveri, ha portato la chiesa ad eleggerlo Papa.
    Papa Francesco I in Sud America è conosciuto come quello che ha fatto fare un passo indietro alla Chiesa Sudamericana ( recupero di valori importanti legati all’uomo e non all’economia) oggi è indicato come colui che riporterà la Chiesa ai propri principi fondamentali, ridare dignità di vita a tutti gli esseri umani.
    Il M5S stà politicamente cercando di riportare valori importanti per la convivenza comune che sono: l’onestà, la democrazia sociale dove uno vale uno, il valore di comunità per scopi comuni, eliminare differenze sociali ottenute con privilegi.
    Quindi in Italia stà nascendo, come avvenuto in passato per altri passaggi storici internazionali, l’evento storico politico/religioso che cambierà il mondo. Già in altri stati stanno avvenendo discussioni politiche a favore del M5S, ultima vedi intervento a Liceo romano dell’ambasciatore USA .
    In Italia ci sono ancora tanti Italiani conservatori, legati alla vecchia politica che con i media difendono una cultura politico/economica ormai fallita

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