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Si apre un Conclave ancora troppo europeo per scegliere il Papa della Chiesa universale

– “Cum clavis”. Conclave, che viene appunto da quelle “chiavi” con le quali viene chiusa la Cappella Sistina nei giorni di consultazioni tra i cardinali elettori per la scelta del nuovo pontefice. Un richiamo petrino, certo, ma anche il simbolo di un’inaccessibilità durata millenni, e solo nello scorso papato intaccata.

Proprio questo sarà uno dei punti focali del nuovo pontificato: essere in grado di superare quel “Vatileaks” che ha messo in pericolo l’antica riservatezza della Santa Sede. Documenti poco rilevanti, a dirla tutta, ma che hanno creato un grande buco nell’inaccessibile sicurezza vaticana, e al tempo stesso hanno fatto emergere una lotta intestina tra porporati. Proprio questa lotta, oltre alle condizioni di salute, potrebbe essere una delle ragioni principali della rinuncia di Benedetto XVI. Il Santo Padre si sarebbe potuto dimettere per azzerare tutte le cariche della Curia romana, appianando così chi si era costruito una corrente di potere agli altri Cardinali. Ma le correnti restano, e il Conclave potrebbe essere un’occasione per fare una conta.

Da un lato i “tradizionalisti”, tra cui molti italiani, che vedrebbero di buon occhio la nomina dell’arcivescovo di San Paolo Odilo Pedro Scherer. Dall’altro i “riformisti”, in maggioranza stranieri che vedrebbero bene un italiano al soglio pontificio, in particolare l’arcivescovo di Milano, Angelo Scola. Tuttavia, fare i nomi dei possibili papabili come in molti stanno facendo in questi giorni, rincorrendosi fra giornalisti con scommesse degne dei bookmaker, è perfettamente inutile. I Conclavi, proprio per la loro segretezza, hanno spesso esiti imprevisti. Chi l’avrebbe mai detto che Karol Wojtyła sarebbe diventato pontefice? Col senno di poi, visto l’impatto storico che ha avuto la sua figura e la geopolitica dell’epoca, si è rivelata una scelta assennata. Ma chi avrebbe mai fatto il nome del Cardinale polacco qualche giorno prima del Conclave?

La sfida che si para davanti ai porporati non è facile: bisogna fare una scelta saggia, mettendo da parte rivalità e personalismi e scegliere una guida salda, che possa guidare la Chiesa attraverso quella serie di riforme che non possono attendere. Una voce salda che possa parlare con chiarezza e arginare il vergognoso scandalo pedofilia, facendo piazza pulita di chi ha commesso questo genere di efferati crimini e chi lo ha coperto, incrementando quel processo di riforma che Ratzinger è riuscito a malapena a iniziare. Una figura di spicco che sappia rendere la Chiesa universale al passo con i tempi e con la globalizzazione, con le istanze che vengono da lontano e con i nuovi equilibri numerici di una chiesa sempre meno romanocentrica.

Una Chiesa che vive un vero e proprio “deficit democratico”, con aree sterminate e con un crescente numero di fedeli, come l’Oceania, con un solo Cardinale elettore, mentre a farla da padrona sono ancora gli europei, con 60 cardinali, di cui 28 solo italiani. Nell’America Latina profondamente ancorata alla fede e in quella del Nord, la zona più colpita dallo scandalo pedofilia, ma allo stesso tempo sede di una Chiesa in costante innovazione, si trovano rispettivamente 19 e 14 Cardinali, troppo pochi per rappresentare un continente immenso e dove la Fede cattolica ha orizzonti di crescita illimitati. 10 nella sterminata Asia, dove dopo il crollo del comunismo passo dopo passo il cattolicesimo sta prendendo piede. 11 in Africa, continente dove i cattolici rischiano spesso la vita quotidianamente, vittime degli estremisti quaedisti, ma allo stesso tempo una delle Chiese più rivoluzionarie e vicine ai propri fedeli.

115 appunto i Cardinali che dopo l’extra omnes, in cui vengono appunto chiuse le porte del Conclave e in cui gli elettori cessano di avere contatti con il mondo esterno, iniziando le lunghe procedure di voto. I cardinali si alzano uno per volta e vanno all’altare posto proprio sotto il Giudizio universale di Michelangelo, dove prestano giuramento, votano sull’apposita scheda e la lasciano all’interno di un calice coperto da un piatto. Le schede vengono poi mescolate e contate dagli scrutatori, che procedono allo spoglio infilando le schede contate e lette in un filo. A fine scrutinio le schede e gli appunti vengono bruciate utilizzando composti chimici che danno la colorazione nera, in caso di esito negativo della votazione, o bianca, in caso di elezione del nuovo pontefice.

La fumata bianca dura più a lungo, dal momento che solitamente ci sono più documenti a disposizione da bruciare, ed è seguita dal suono delle campane. Stando a quanto trapelato dalle Congregazioni Generali, il Conclave dovrebbe essere abbastanza breve, e si dovrebbe scegliere il prossimo Pontefice prima della Pasqua. Una tempistica abbastanza plausibile, purché non ci siano impasse nell’elezione.


Autore: Stefano Basilico

Nato a Busto Arsizio nel 1990, vive a Misinto (MB) frequenta la facoltà di Scienze Politiche presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Redattore de Il Patto Sociale, collabora con Fareitalia Mag.

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