Grillo abbaia ai lupi ed evoca la violenza. Tutto già visto, con Bossi

di FEDERICO BRUSADELLI – Sul suo blog, l’oracolo telematico dal cui pronunciamento paiono ormai dipendere i destini del Paese, Beppe Grillo evoca i lupi, punta il dito contro “l’accanimento delle televisioni nei confronti del M5S”, che avrebbe raggiunto “limiti mai visti nella storia repubblicana”; qualcosa “di sconvolgente, di morboso, di malato, di mostruoso”, che starebbe “sfuggendo forse al controllo dei mandanti, come si è visto nel folle assalto all’albergo Universo a Roma”. Toni cupi e drammatici per chiarire, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che la libertà di informazione (fatta eccezione per gli scoop sui microchip sottocutanei e sulle scie chimiche) non è tra le priorità del Movimento Cinque Stelle. Il che già era preoccupante in campagna elettorale, quando a dichiarare guerra ai media, con toni impastati di vittimismo e di complottismo, ancora non era il primo partito (anzi, non-partito) del Paese, figurarsi ora.

Prevalgono i toni foschi con i quali il grillismo si ritrova ad attingere, oltre che al fascismo delle origini, come ha peraltro ben spiegato la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi, al repertorio leghista (con incursioni nel peggior berlusconismo). “Vi spacchiamo la faccia”, diceva Umberto Bossi ai giornalisti nei giorni del caso Belsito, tanto per fare un esempio. E sono consonanze non casuali. La parentela tra i cinque stelle e il Carroccio è già stata indagata: il crollo di una Repubblica sullo sfondo, la rabbia anti-casta, la “calata su Roma”, i cappi e le gogne, il carisma del Capo. A tutto questo si aggiungono dunque gli insulti alla stampa “di regime” e – altro pilastro della grammatica grillina, rispolverato ieri per la prima volta dopo il voto – anche lo spauracchio delle violenze di cui il movimento (proprio come la Lega, nel racconto che ne faceva Bossi) sarebbe il tappo.

“Al Nord abbiamo i fucili”, usava ripetere Umberto Bossi lasciando intendere che eventuali fastidi alla Lega avrebbero potuto essere fatali per il Paese, sfociando magari in una guerra civile combattuta sulla linea del Po. Lo gridava negli anni Novanta, quando il mito dei barbari venuti dal nord poteva avere una sua suggestione, e poteva effettivamente destare l’allarme di un sistema al collasso. Ha continuato a farlo un po’ in tutte le campagne elettorali, mentre ai democristiani si sostituivano i “comunisti” di Prodi e poi le tasse di Monti, e mentre i leghisti si attovagliavano, per dirla alla Dagospia, nel ventre di Roma.

“Ho incanalato – ha spiegato invece ieri Grillo al Times – tutta la rabbia in questo movimento; dovrebbero ringraziarci uno ad uno: se noi falliamo l’Italia sarà guidata dalla violenza nelle strade”. I fucili di Bossi e i tumulti di piazza di Grillo sono la stessa cosa: non solo lo sfruttamento delle tensioni sociali a fini di propaganda politica, ma anche (e soprattutto) l’arma dialettica con cui parlare al Palazzo senza per questo rinunciare (almeno all’apparenza) all’impeto rivoluzionario. “Possiamo tenere a bada noi gli incazzati”, ammicca Grillo, come ammiccava Bossi, all’Ancien Regime.

D’altronde il primo partito del Paese dovrà pur prepararsi a fare il proprio ingresso nel Palazzo, e dovrà provare a farlo senza perdere la spinta rivoluzionaria. Al Carroccio non è riuscito. Il sospetto che il M5S faccia la stessa fine non è poi così peregrino. E chissà, magari fra qualche tempo i grillini, anche loro appesantiti dagli attovagliamenti romani e sfibrati dall’esperienza di governo (anzi, di non-governo), non si troveranno – evocando stancamente lupi e complotti, rivolte e baionette – a dover giustificare l’elezione in consiglio regionale di un Trota a cinque stelle.


Autore: Federico Brusadelli

Nato a Roma trenta anni fa, si laurea in Lingue e civiltà orientali presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Dal 2009 al 2011 lavora presso la Fondazione Farefuturo, occupandosi del webmagazine diretto da Filippo Rossi, con il quale in seguito collabora alla nascita del quotidiano Il Futurista. Giornalista professionista, dal 2013 è dottorando in Studi Asiatici presso l’Università di Napoli “L’Orientale”.

One Response to “Grillo abbaia ai lupi ed evoca la violenza. Tutto già visto, con Bossi”

  1. Luigi Di Liberto scrive:

    E chissà, magari fra qualche tempo i grillini, anche loro appesantiti dagli attovagliamenti romani e sfibrati dall’esperienza di governo (anzi, di non-governo), non si troveranno – evocando stancamente lupi e complotti, rivolte e baionette – a dover giustificare l’elezione in consiglio regionale di un Trota a cinque stelle.

    Poi vedrai la rivoluzione M5S, alla prossima elezione (non molto), i montini probancari saranno stirati con lo carpa, ma ha chi legge questo blog?

    Alexa Traffic Rank: Rank in IT: 7,838

Trackbacks/Pingbacks