Berlino vende se stessa e la sua Storia

– Devastata dalla guerra e drammaticamente segnata dall’erezione del Muro, Berlino ha costituito negli anni Novanta il più ambizioso progetto urbano della città riunificata. Espressione della modernità berlinese è Potsdamer Platz, proprio dove sorgeva il muro, ora centro di un nuovo quartiere residenziale, direzionale e commerciale, con edifici progettati da architetti cult come Renzo Piano.

Proprio questa capacità di trasformare una cesura anche urbanistica in una ricomposizione, simboleggia la possibilità di ricominciare da zero attraverso un design moderno ma attento alle tematiche ambientali, sempre “forti” in Germania.

Sembra così quasi impossibile il proposito di smantellare la East Side Gallery, la sezione più lunga ancora esistente della barriera di cemento che divideva la città. Non un semplice segmento di architettura dismessa, ma un luogo che si è trasformato in galleria d’arte a cielo aperto. Decine gli artisti di tutto il mondo che vi hanno lasciato una loro rappresentazione. Come il bacio tra Leonid Breznev ed Erich Honecker. Oppure la Trabant che sfonda il Muro in quel festoso giorno di novembre del 1989. Migliaia le persone che visitano il chilometro e 300 metri accanto al fiume Sprea, di fronte alla stazione Ostbanhof. Ostacoli a quanto sembrava superabili.

Così il progetto di rimuovere 23 metri di quel che resta del Muro per far spazio al Living levels, un edificio alto 63 metri che ospiterà appartamenti e uffici, entra nella sua fase operativa. Avviata il 28 febbraio, con lo smantellamento della sezione arrotondata che sovrasta i 23 metri di muro interessati dal progetto. Presto interrotto dalle proteste di un nutrito gruppo di persone accorse sul posto non appena la notizia si è sparsa.

Solo l’inizio di un’opposizione strenua, forse anche aldilà delle aspettative dell’amministrazione berlinese e dei rappresentanti della società che dovrebbe realizzare la torre. La petizione di “Change.org”, firmata da quasi 30 mila persone, la dimostrazione che non sarà agevole proseguire nei lavori di abbattimento. Ad essere intransigenti, soprattutto alcuni artisti che negli anni si sono occupati della restauro dei graffiti della East Side Gallery: l’iraniano Kani Alevi, che fu a capo del progetto di recupero del Muro quattro anni fa (progetto da 2,5 milioni di dollari) e l’artista moscovita Alexey Taranin, uno dei primi artisti a dipingere i graffiti sul lato est del Muro.

Per ora un risultato è stato raggiunto. I lavori sono stati sospesi per almeno un mese e mezzo. Intanto, il 18 marzo si riunirà un forum al quale parteciperanno tutti i rappresentanti delle autorità locali. Un appuntamento, forse, decisivo. Una parte della East Side Gallery lunga 50 metri era in realtà già stata rimossa alcuni anni fa per permettere l’accesso a un pontile di sbarco e per favorire una più ampia veduta del fiume dal centro polifunzionale O2 World, aperto nel 2008 dall’altra parte della strada rispetto al Muro. Ma ora ad essere in pericolo è qualcosa di più. A contrapporsi sono due visioni assai differenti della Città.

Interessi diversi. Da un lato quelli degli affaristi che cercano di cambiare il volto della città. Dall’altro quelli di quanti non vogliono vedere fare tabula rasa del proprio passato.Berlino vende sé stessa e la sua storia” si leggeva in uno dei cartelli dei manifestanti a difesa del Muro. “Klaus Wowereit”, cioé “Non abbattere quel muro”, lo slogan gridato all’indirizzo del sindaco di Berlino.

I 7mila euro al metro quadro necessari ad acquistare uno degli appartamenti nel nuovo edificio lungo la Sprea regaleranno una vista mozzafiato a pochi fortunati. Ma comporteranno un sacrificio altissimo per la gran parte dei Berlinesi, oltre che dei turisti da tutto il mondo. La distruzione di una parte di Storia, di un pezzo di Berlino.


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

2 Responses to “Berlino vende se stessa e la sua Storia”

  1. Gino scrive:

    C’è un refuso nell’articolo: Klaus Wowereit è il sindaco di Berlino e non un’espressione tedesca per dire “Non abbattere quel muro”!!

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  1. […] (Libertiamo.it) Devastata dalla guerra e drammaticamente segnata dall’erezione del Muro, Berlino ha costituito negli anni Novanta il più ambizioso progetto urbano della città riunificata. Espressione della modernità berlinese è Potsdamer Platz, proprio dove sorgeva il muro, ora centro di un nuovo quartiere residenziale, direzionale e commerciale, con edifici progettati da architetti cult come Renzo Piano. […]