C’è qualcosa di serio (ma anche di grave) nell’ostinazione suicida di Bersani

di CARMELO PALMA – L’unico governo che Bersani vuole fare (con Grillo), non si può fare. L’unico governo che si può fare (con Berlusconi), Bersani non lo vuole fare. All’unica alternativa terza, l’immediato ritorno al voto, in troppi, a partire dal Quirinale, non si vogliono rassegnare. Questa è la sintesi della situazione politica. Ma è anche la trappola da cui nel Pd in ben pochi sembrano volere uscire.

C’è qualcosa di profondo e di serio (ma anche di grave) nell’ostinazione suicida con cui Bersani cerca di incastrare il M5S in un accordo di governo, da cui Grillo ha modo, tempo e interesse per sottrarsi, guadagnando dal disordine ulteriore vantaggio. È possibile che Bersani, sacrificandosi per la causa e offrendosi coraggiosamente in ostaggio ai sequestratori delle camere, pensi di concludere onestamente una carriera da pedalatore concreto e da modernizzatore con juicio, che avrebbe dovuto portarlo a Palazzo Chigi e invece finirà rottamata dalla sfasciacarrozze genovese.

Non penso invece che Bersani, che conosce la logica geometrica dei rapporti di forza, speri di uscire politicamente vivo e intero dal corpo a corpo con Grillo. Piuttosto ritiene di far del bene alla sua parte, di aiutare a disvelare la natura parassitaria e opportunistica della protesta grillina, di svegliare una parte di elettorato (quella di sinistra, quella teoricamente “sua”) caduta nell’incantesimo della rivoluzione fai-da-te. Ma è qui – proprio qui – che Bersani si sbaglia.

Nell’Italia economicamente proletarizzata dalla crisi e politicamente sottoproletarizzata dal pensiero magico, dal facilismo e dallo sfascismo tecno-qualunquista del M5S, il gioco a dar ragione a Grillo, per dimostrarne il torto, funziona esattamente al contrario. Se si accetta la verità a 5 stelle, solo edulcorandola e adattandola alle residue compatibilità di un partito comunque “professionale”, alla fine se ne valorizza il copyright. Se l’imperatore scomunicato della politica va a Canossa dal papa dell’antipolitica e rende omaggio al suo diritto d’investitura, come è possibile pensare che i suoi elettori in fuga tornino “a casa”?

Nella Direzione del Pd di ieri Fassina ha lanciato intelligentemente l’allarme a non confondere, sul piano dell’analisi, il prezzo dell’inefficienza politica delle democrazie nazionali, legata alle asimmetrie evidenti nella costituzione economica dell’eurozona, con quello che i partiti sono costretti a pagare per fenomeni di corruzione e di malversazione. Il discredito della politica, nell’Europa periferica, nasce dall’impotenza dei governi e sbocca nell’indignazione dei cittadini. Quindi – questa è la tesi – non basta “moralizzare” la politica, per riconquistare gli elettori. Analisi perfetta (al netto delle “ricette” di politica economica, ma questo è un altro discorso). E quindi?

Quindi si fa un governo con Beppe e Gianroberto, risciacquando nell’Arno del politichese la retorica cospirazionista e cazzona delle piazze sobillate e inferocite? Come si può sostenere che la conseguenza coerente di questa analisi sia quella di sottoporsi all’ordalia grillina arrendendosi e uscendo, a braccia alzate, dal palazzo? Come si può accettare, o anche solo tatticamente sostenere, che l’unico governo possibile e accettabile per il Pd sia con chi programmaticamente immagina una politica senza governo e un governo senza politica? Come si può pensare di correre appresso ai grillologi che decriptano e asseverano i pizzini, che Beppe ogni tanto recapitata ai partiti dal suo blog, direttamente o per interposto internauta?

Se il Pd pensa che occorra guadagnare tempo e non concedere a Grillo uno scivolo elettorale destinato a fargli guadagnare velocità, allora deve ingoiare un governo con Berlusconi (e con Monti).  Se no, deve accettare di tornare al voto per sfidare Grillo e Berlusconi con una coalizione rinnovata (Vendola non frena, ma canalizza l’emorragia a sinistra, anche verso il niente grillino) e una leadership nuova, insieme all’unica forza (quella montiana), che può trattare duramente a Bruxelles sulle cose che contano – e da cui nasce tutto, anche il voto per Grillo – senza finire maltrattata e malripagata per un antieuropeismo demagogico e straccione.

Decidessero, al Nazareno.

Twitter: @carmelopalma


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

12 Responses to “C’è qualcosa di serio (ma anche di grave) nell’ostinazione suicida di Bersani”

  1. enrico scrive:

    Ora capisco perchè anche gli utlimi due indiani della riserva radicale si sono estinti in parlamento, se il nuovo era rappresentato da lei…altro che grillini…

  2. filippov scrive:

    a carmelo, sarai anche laureato….ma le tue analisi sono infantili e trascuri il fatto che il movimento non e’ solo di protesta ma propone,elabora temi su misura per i cittadini. in piemonte il movimento e’ ben radicato magari se hai tempo prova a vedere i dibattiti cittadini e vedrai quanta gente partecipa…..fai parte del vecchio…sei giovane ma gia’ da rottamare.

  3. Robert scrive:

    Caro Carmelo, c’e’ qualcosa di serio (ma anche di grave) nella tua analisi: non hai capito un tubo del M5S!

  4. Aiace scrive:

    “unica forza (quella montiana), che può trattare duramente a Bruxelles sulle cose che contano”

    Credo si la più bella barzellette che sia mai stata scritta.
    Pensavo che fosse sotto gli occhi di tutti che li interessi di Monti sono stati solo a fovore delle banche europea e dei bond tedenschi. Se qualcuno non lo vede è solo perchè non vuole vederlo.

  5. Zamax scrive:

    Vede cosa vuol dire, Palma, aver abbandonato la piattaforma politica berlusconiana? Sentirsi sul collo il fiato del populismo vero, mica quello all’acqua di rose del berlusconismo. Il vero padre del populismo vero e moderno in Italia è stato il pessimo Berlinguer. “La questione morale” è stata la continuazione del comunismo con altri mezzi, e con esso del mito della diversità dei comunisti. Abbandonato il marxismo ai comunisti non è rimasto che il giacobinismo, prima ingabbiato in qualche maniera nell’ideologia di partito; Da ormai quarant’anni la politica della sinistra si è ridotta a questo: i buoni contro i cattivi, gli onesti contro i disonesti. “L’Italia giusta” di Bersani è solo la versione dai modi urbani di questo populismo. La fatale attrazione nei confronti di Grillo deriva da questo. La storia dirà che il berlusconismo, con suo populismo tutto in superficie e per niente sostanziale, ha fatto da argine al populismo vero. E che il centrismo, il montismo, naturalmente lusingati dalla propaganda del populismo vero, con in loro distacco dal populismo falso di Berlusconi, hanno siglato in realtà la resa col populismo vero.

  6. Carmelo Palma scrive:

    La piattaforma politica berlusconiana, purtroppo, non è mai esistita. Peraltro, non tutti quelli che lo votavano credevano che lui credesse davvero a qualcosa, molti però – tra i quali il sottoscritto – pensavano che nella sua lotta per la sopravvivenza gli convenisse essere più liberale che no e che tanto bastasse. E tanto basterebbe, se fosse vero. Ma purtroppo non lo è. A cosa sia ridotta la sinistra – i buoni contro i cattivi – lo sappiamo ed è stata una ragione per cui in molti siamo stati berlusconiani. Penso però che si debba prendere atto anche di ciò a cui Berlusconi ha ridotto la destra. Ed è la ragione per cui in molti – quasi la metà, mica bruscolini – berlusconiani non lo siamo più e ci vergogniamo anche un po’ (solo un po’) di esserlo stati.

  7. marcello scrive:

    Quindi il conflitto d’interessi e le leggi sulla corruzione e sul falso in bilancio possono aspettare? No, ma la colpa della crisi è delle garanzie dell’art. 18 o dello stato sociale. Col Pdl queste gravi anomalie verranno meno.

  8. marcello scrive:

    A esserci uno come Berlinguer, che era votato dal 34%.

  9. Zamax scrive:

    Risposta cortese. Per metà anche accettabile, dal mio punto di vista. Tuttavia, anche prendendola interamente per buona, ragione e senso di responsabilità vogliono che se si vuole combinare qualcosa in politica, e non nei think tank, si guardi alle cose per quelle che sono, altrimenti si dà una mano al peggio. Il liberalismo da voi propugnato – e mi limito ai temi economici perché nei “temi etici” siamo assai più lontani (e ancorché le due cose non possano andare interamente disgiunte) – non esiste in nessun paese europeo, perlomeno dell’Europa continentale, figuriamoci in Italia. Non esiste nemmeno nel centrino in cui vi siete intruppati: né nell’alto burocrate Monti, né nei tanti cattolici “adulti” (= tristi, socialisti e benissimo inseriti nella cosiddetta “società civile”) che lo circondano, né nell’UDC del grande stratega Casini, e scarseggia perfino in FLI, dove un uomo vuoto come Fini non ha mai detto una parola convinta in proposito e dove non mancano i manettari. La realtà delle cose – sì, sì, sì e ancora sì, signori – è che l’Italia è ancora alle prese col fattore K. Non so se ve lo ricordate. La grande, vera anomalia politica italiana è sotto gli occhi di tutti e però tale è la forza della propaganda e della mistificazione che nessuno ne prende nota: in Italia la sinistra non è rappresentata da un partito socialista o socialdemocratico, come succede in TUTTA Europa. Il Pd non lo è perché per diventare socialdemocratici bisogna uscire dal giacobinismo. Questo è il grande ostacolo. Bisogna fare mea culpa e riabilitare i mariuoli. E mandare al macero la vulgata. E ora non illudetevi: il Renzi che abbiamo fin qui conosciuto non potrà mai riunire ed avere l’appoggio del popolo di sinistra. Natura non facit saltus. Se lo fa è un imbroglio, come è successo col “partito democratico”, che non è riuscito a mettere nessun argine al populismo di sinistra. Ma una sinistra veramente socialdemocratica troverebbe finalmente pace e una identità propria, senza bisogno di demoni. E l’Italia troverebbe finalmente una normale dialettica fra le grandi forze politiche. (L’odio verso Craxi e Berlusconi si spiega storicamente con questo: l’uno rappresentava una sinistra europea, l’altro quel centro-destra che non “deve” esistere in Italia. La sinistra italiana al posto del centrodestra vuole ancora l’equivalente del partito dei contadini delle democrazie popolari dell’est europeo di qualche decennio fa: un simulacro di opposizione da essa legittimato, un cagnetto al guinzaglio, chiamato “centrodestra”.) Solo agendo in questo contesto pacificato, il liberalismo può trovare spazio di manovra. Se lo scenario vi fa cadere le braccia, pazienza. Questa è la realtà. Il resto son eroici furori, vaneggiamenti, velleitarismi.

  10. Lorenzo scrive:

    Caro Carmelo. Non capisco perche’ tu e Piercamillo vi ostiniate a voler recuperare il centrodestra con logiche politiche superatissime. A maggior ragione se ti vergogni, anche solo un poco, di essere stato Berlusconiano. Il nostro obiettivo dovrebbe essere a mio avviso di creare un partito o coalizione di centrodestra liberale e liberista che voglia rivoluzionare il modo di fare politica alla Grillo. E in queso il pdl e la Lega non c’entrano nulla. Anzi loro sono quelli che hanno distrutto ogni possibilita’ che un centrodestra come quello che auspico nascesse.
    Mi sorprende che chi ha sostenuto Fini ora voglia rimettersi con Berlusconi e Maroni

  11. Carmelo Palma scrive:

    Io non penso, a dire il vero, che ci sia nulla di recuperabile del partito protesi della leadership berlusconiana, nè del suo addendo nordista. Penso che non si possa eludere il fatto (e oggi il problema) che quella leadership ha rappresentato metà degli elettori italiani e ne rappresenta ancora poco meno di un terzo per ragioni, se non “nobili”, politicamente comprensibili e serie. Teoricamente penso anch’io che oggi sarebbe meglio avere un centro-destra non residuale e non “postumo”, per così dire. Sarebbe meglio, se fosse possibile, ma non lo è.

  12. Lorenzo scrive:

    Carmelo, innanzitutto grazie per la risposta.
    Perdonami, quelle ragioni per me non sono ne’ nobili, ne’ politicamente comprensibile ne’ tantomeno serie (basti vedere cosa sta succedendo al tribunale di Milano).
    L’unica cosa comprensibile e’ a mio avviso che ne’ Libertiamo, ne’ FLI, ne’ Montezemolo, ne’ Monti, ne’ Fare sono riusciti per diversi motivi, e molti errori, a rappresentare un’alternativa a chi vuole lo tsunami senza votare Grillo semplicemente perche’ Grillo e’ sostanzialmente di sinistra.
    Ora le ragioni che comprendo e seguo (e non credo di essere l’unico) sono quelle di chi con il passato non vuole piu avere nulla a che fare perche’ il passato, se non colpevole, si e’ dimostrato incapace.
    Quindi se riuscite (riusciamo?) a creare qualcosa che voglia veramente rivoluzionare il sistema (alla Grillo) ma con un programma liberale forse abbiamo una speranza. Altrimenti al prossimo giro, visto che tanto di liberale in giro non c’e’ nulla, tanto varra’ votare per chi almeno offre un cambiamento e cioe’ Grillo.
    Che sia chiaro pero’, e scusa se mi ripeto, Il cambiamento, non puo’ avere nulla a che fare con la “protesi berlusconiana e l’addendo nordista”.

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