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La ripresa dell’industria musicale passa per il web

Chi credeva che l’avvento di internet, con i suoi peer-to-peer e i suoi servizi di streaming segnasse la fine dell’industria musicale dovrà ricredersi. Nel 2012, le vendite sono aumentate dello 0,3%, con un fatturato in crescita di 16,5 miliardi di dollari, proprio grazie al fatto che si è scelto di abbracciare le nuove tecnologie.

Certo, dal 1999, la diffusione di programmi di file sharing aveva contribuito a far crollare le vendite del 40%. Difficile recuperare in tempi brevi il terreno perso. Tuttavia. è senz’altro indicativo il fatto che, proprio nel bel mezzo di una congiuntura economico-finanziaria internazionale non proprio rosea, a trainare la crescita oggi sia proprio il mercato digitale. La vendita di musica sul web, come indica il Rapporto della Federazione internazionale dell’industria fonografica (IFPI) segna un incoraggiante +9%, arrivando a coprire il 34% dell’intero mercato. In paesi come India, Norvgia, Svezia e Stati Uniti, oltre la metà del fatturato è imputabile ai canali digitali.

Il segnale è chiaro: il progresso delle tecnologie di comunicazione apre la strada a forme illegali di fruizione di opere protette dal diritto d’autore, ma anche opportunità di crescita per il settore musicale, se ben sfruttate. Così, la diffusione di tablet e smartphone hanno stimolato la creazione di un’offerta innovativa di servizi che riscuote l’interesse del pubblico. Si tratta di adeguare il lato dell’offerta a una domanda tutta da scoprire e inventare. Hard disk più capienti e suonerie accattivanti sembrano soddisfare le richieste dei consumatori.

Anche i servizi in streaming si sono nel tempo “messi in regola” riconoscendo un compenso agli autori. Si ricordi, sul punto, l’accordo tra YouTube e Siae nel 2010. Certo, le preoccupazioni in capo alle case discografiche non sono state completamente dipanate: resta il fatto che il 32% degli utenti internet continua a scarica regolarmente musica usando metodi illegali.

Per contrastare il fenomeno della pirateria, l’IFPI chiede l’aiuto degli altri stakeholder: gli inserzionisti pubblicitari, affinché non accostino la propria immagine a quella di un programma che diffonde l’illegalità; i motori di ricerca, affinché siano evidenziate in primo piano nei risultati della ricerca i siti che operano secondo la legge; gli Internet service provider, perché vigilino sul rispetto delle norme in materia di diritti d’autore e connessi. In ogni caso, è positivo che un settore come quello musicale, anziché veder solo le minacce contenute nel progresso di un altro settore come quello digitale, sappia innescare meccanismi virtuosi e innesti una nuova offerta ai consumatori di musica sfruttandone il potenziale.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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