Freschi di elezioni, i grillini non perdono occasione per farsi riconoscere. Tra loro c’è chi sostiene che si possa governare anche senza la fiducia delle Camere, chi vorrebbe istituire il ministero dei sogni ma non sa quanti sono i senatori, perfino chi ignora dove abbia sede il Senato ma non si preoccupa perché lo raggiungerà in taxi. Poi c’è chi riabilita “il fascismo delle origini”. Non “quello della dittatura violenta”, ci tiene a specificare Roberta Lombardi, capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera e autrice del post incriminato. Eppure l’onorevole grillina non manca di rimarcare come – a sua detta – il movimento originario di Mussolini avesse “un altissimo senso dello Stato e della tutela della famiglia”. In fondo, precisa la Lombardi, “non sono i fascisti o i comunisti che ci hanno impoverito, tolto i diritti e precarizzato l’esistenza”.

A questo punto, all’appello manca solo il nostalgico pensionato del Bar dello Sport pronto a giurare che quando c’era Lui i treni arrivavano puntuali, che la buonanima fece male ma fece anche tanto bene. E’ il luogo comune fatto istituzione, la vulgata da mercato rionale trasmessa di generazione in generazione ai qualunquisti di ogni età che ora siedono in Parlamento.

Malgrado in tanti abbiano condannato l’infelice sortita della Lombardi (apparsa per diverse ore tra le top trend di Twitter), nelle sue parole c’è la consapevolezza di essere parte di un movimento che – implicitamente o esplicitamente – ha come modello di riferimento quello sansepolcrista. Non è la prima volta che accade nella nostra storia repubblicana: abbiamo avuto l’MSI – animato da varie componenti che affondavano nelle radici comuni della destra sociale –, i movimenti della destra extraparlamentare, per alcuni versi perfino il Fronte dell’Uomo Qualunque di Giannini; eppure nessuno prima era riuscito a conquistare il 25% dell’elettorato italiano. Inconsciamente, l’onorevole Lombardi ha posto la questione della somiglianza tra due movimenti sorti entrambi – mutatis mutandis – in situazioni di grave instabilità e di allarmante impoverimento e con due programmi che si cercano e si incontrano in più punti: antipartitismo, questione morale e sfiducia nella democrazia parlamentare.

Ci sarebbe poi la questione dello squadrismo, perché il fascismo delle origini sostenuto dal capogruppo a 5 stelle è stato anche questo, e tanto basta a spiegare che il crescendo di violenza e repressione in seguito alla presa del potere del 1922 non è dovuto ad un’improvvisa ed irrazionale “degenerazione successiva” (sic) del regime, ma è piuttosto frutto dell’applicazione sistematica e su larga scala di principi antidemocratici e reazionari connaturati all’idea fascista dello stato sin dalle sue origini. Il Movimento 5 Stelle, d’altro canto, risponde con epurazioni, espulsioni di giornalisti da eventi pubblici, centralismo democratico e diktat imposti dal leader ai suoi sottoposti.

In fin dei conti è l’atteggiamento naif e inconsapevole a dare i brividi, più delle riabilitazioni postume del fascismo rese digeribili con il ricorso a distinzioni cronologiche, che non bastano a riabilitare neanche parte di quella pagina della nostra storia. L’inconscia sincerità dell’onorevole Lombardi è preferibile al sonno della ragione di chi crede che il fascismo sia qualcosa che riguardi il gruppo Bilberberg, le scie chimiche ed il signoraggio bancario e che non abbia nulla a che vedere con adunate oceaniche in cui una massa anonima di individui spersonalizzati e con indosso la maschera di un terrorista inglese si lascia arringare da un capopopolo che sfugge al confronto con gli organi di informazione e li caccia a pedate come fanno i Signori delle repubbliche delle banane.