Le pie illusioni dei governi a tempo e di scopo: la realtà non aspetta

di PIERCAMILLO FALASCA – Passata la furia iconoclasta contro il finanziamento pubblico dei partiti e gli stipendi dei parlamentari, che porterà a risparmiare quel che in media l’intera macchina pubblica italiana spende in qualche ora di funzionamento, ci ritroveremo a fare i conti con la realtà.

Il voto italiano sarà anche stato una bocciatura delle politiche di austerità imposte nella zona euro, ma esistono ragioni endogene della scarsa crescita economica italiana che non potranno a lungo essere eluse, né affrontate con un semplice tratto di penna o dimenticate pensando di sostituire l’indicato del PIL con quello della FIL (felicità interna lorda). “Italy joined the euro without learning how to survive the loss of its traditional expedients of inflation and devaluation“, si legge in un editoriale dell’ultimo numero dell’Economist. Non abbiamo imparato e nemmeno ci abbiamo provato più di tanto, in verità. Arrivati alle comiche finali, e speriamo che di farsa si tratti e non di tragedia, rischiamo di brancolare nel buio: il nuovo equilibrio parlamentare rischia di rendere impraticabili quelle riforme che, per la loro impopolarità di breve periodo, necessitano di una robusta maggioranza parlamentare per essere attuate. Altrettanto complicate saranno poi le inevitabili misure di contenimento e consolidamento dei conti e di rientro del debito che l’Italia dovrà assumere nei prossimi mesi.

Le ipotesi sul campo – il governo di scopo, il governassimo, il governo tecnico, il governo di minoranza – sono drammaticamente precarie e inefficaci. L’unica soluzione di respiro – una grande coalizione dal PD al PdL, come suggerita su questo webmagazine da Giuliano Cazzola – stenta a decollare per la difficoltà del PD di scegliere tra responsabilità nazionale e antiberlusconismo, con annessi giochi di potere interni.

Ci salverà l’Europa o sarà l’Italia a trascinare il continente con sé? Abbiamo ancora qualche settimana di tregua, da osservati speciali, poi le prossime decisioni sui conti pubblici che inevitabilmente il prossimo governo dovrà assumere offriranno ai mercati il giudizio che aspettano. Come ricorda Mario Seminerio su Phastidio.net, l’inerzia porta l’Italia ad avere sulla propria strada alcuni provvedimenti di consolidamento fiscali già decisi (su tutti, l’aumento automatico dell’aliquota IVA dal prossimo luglio, programmata dal governo Berlusconi per il 2012 e poi rinviata dal governo Monti, e il blocco delle retribuzioni nominali nel pubblico impiego). E’ abbastanza prevedibile la caciara demagogica che si scatenerà, farcita dalle più fantasiose soluzioni alternative.

Ci penserà lo spread a ricondurre Bersani e il PD a più miti consigli e ad accettare un governo di grande coalizione con il PdL? E’ una pia illusione, a giudizio di chi scrive, che il prossimo governo possa dedicarsi solo alle riforme istituzionali e alla legge elettorale. “Comprare del tempo”, ricorrendo alla bisogna allo scudo anti-spread, è possibile solo offrendo in garanzie misure importanti e credibili, che solo un governo stabile può assumere. La realtà non aspetta.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

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