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Il Papa che verrà, appunti sul nome del prossimo pontefice

– Come noto, non c’è esercizio più accademico – al termine di un pontificato – che quello di provare a delineare l’identikit del possibile successore. Nonostante lodevoli sforzi di obiettività, tali tentativi si rivelano infatti il più delle volte proiezioni più o meno argomentate delle proprie sensibilità o aspettative, conditi da letture geo-politiche che – pur avendo un loro peso – non sono mai determinanti nell’elezione di un Pontefice.

Lasciando dunque stare il terreno di un improbabile identikit, proviamo a sondarne un altro, ben più attendibile e “impersonale”: la storia dei conclavi del secolo scorso. Ed è rileggendo questa storia che si scopre una prima importante costante: l’alternanza tra pontefici “prevedibili” o previsti e quella di outsider. Pur avendo un suo fondamento, il motto popolare che “chi entra papa in conclave ne esce cardinale” non è infatti così vero. O almeno non lo è stato nel secolo breve.

Cominciamo da inizio secolo, ossia dal successore del lunghissimo pontificato di Leone XII: il card. Sarto, Papa Pio X. Il favorito in quel caso era il cardinale Rampolla, Segretario di Stato. Fu eletto invece un outsider, il Patriarca di Venezia. Diversamente andò nel Conclave successivo, quello del 1914, che elesse velocemente uno dei favoriti, il cardinale di Bologna Giacomo Della Chiesa, Papa Benedetto XV. Dopo gli otto anni di pontificato di Benedetto XV (da notare la coincidenza con la durata del pontificato di Ratzinger), il Sacro Collegio scelse l’Arcivescovo di Milano, il cardinale Ratti (Pio XI), che era certo figura eminente ma non entrò da favorito in Conclave.

In quello successivo, nel 1939, l’alternanza non venne smentita: il cardinale Pacelli, il “favorito tra i favoriti”, divenne pontefice in un Conclave rapidissimo e assunse il nome di Pio XII. Arriviamo a questo punto al Conclave del 1958, dove invece del “favorito” Giuseppe Siri, uscì a sorpresa un altro Patriarca di Venezia, Angelo Roncalli, col nome di Papa Giovanni XXIII. Terminato il breve, ma rivoluzionario pontificato di Papa Giovanni, il copione si ripete: il favorito arcivescovo di Milano, il cardinale Montini – di cui Papa Giovanni diceva “siamo qui a tenergli il posto” – divenne Papa col nome di Paolo VI, anche se l’elezione risultò più complicata del previsto.

Non fanno eccezione a questo certo casuale, ma impressionante, schema di alternanza “favorito/outsider” gli ultimi pontefici, specie se consideriamo come un unicum il brevissimo pontificato di Giovanni Paolo I e quello di Giovanni Paolo II: la scelta di un semi-outsider con il primo, spettacolarmente confermata nella scelta del secondo, un papa non italiano e sconosciuto ai più. Con Benedetto XVI, infine, ancora una conferma: il vero braccio destro di Wojtyla, il favorito cardinale Ratzinger, sale al soglio di Pietro in un conclave abbastanza rapido.

Stando dunque alla storia e alla statistica – anche se sappiamo che quest’ultima è fatta apposta per essere smentita – dovremmo attenderci un outsider, anche perché al momento non sembra profilarsi alcuna figura di “favorito”, ma solo una pluralità di autorevoli candidati.

Ma chiunque sarà, come si chiamerà? Anche questo esercizio è pura accademia, pur se alcune evidenze paiono incontrovertibili. La prima: non avremo un “Benedetto XVII”. La già straordinaria e inusitata compresenza di un Papa emerito e di un Papa regnante sconsiglia caldamente che ci siano due “Papa Benedetto”. La seconda: difficilmente il nuovo Papa vorrà misurarsi con la presenza ancora monumentale di Giovanni Paolo “il grande”, dunque non avremo prima di molti anni un “Giovanni Paolo III”. Né sembra plausibile un “Giovanni XXIV”, considerando come il papato di “Papa Giovanni” sia vissuto ancora come un unicum nel cuore del popolo di Dio.

Escludendo infine che riprenda la teoria dei “Pio”, nome legato troppo fortemente alla storia dell’800 e del ‘900 (ben sei “Pio” in soli 200 anni di storia!) resta una sola possibilità: Paolo VII. Scelta che, oltre a rendere onore a un predecessore di cui ancora non si apprezza a sufficienza – considerando il difficilissimo contesto di allora – il sofferto pontificato, sarebbe in sintonia con l’analoga sfida che oggi la Chiesa Cattolica ha di fronte: accettare il confronto con una “modernità post-moderna” e definire l’originalità positiva del proprio messaggio a un mondo globalizzato.

A meno che la “rivoluzione dell’umiltà” ratzingeriana non prosegua con un nuovo, fortissimo segnale: un Papa Francesco, per esempio…


Autore: Giorgio Lisi

Riminese, 55 anni, laureato in lettere, arriva alla politica dalla militanza nell'associazionismo cattolico (in specie attività e iniziative culturali, tra cui il "Meeting per l'amicizia fra i popoli" di cui è uno dei fondatori). Fa l'amministratore locale per dieci anni (alla Cultura, alla Pubblica Istruzione e ai Lavori Pubblici), poi il Consigliere Regionale e infine, a 43 anni, il Parlamentare Europeo. Ama dire che forse tornerà alla politica attiva quando la monarchia sarà finalmente finita.

4 Responses to “Il Papa che verrà, appunti sul nome del prossimo pontefice”

  1. Giuseppe Costanzo scrive:

    Io invece penso che il nuovo Papa assumerà il nome di Giuseppe I per tre distinte ragioni: Siamo nel mese dedicato a San Giuseppe e probabilmente il nuovo Papa sarà eletto intorno al 19 marzo e forse proprio il 19 ci sarà l’inizio del suo pontificato; San Giuseppe è Patrono Universale della Chiesa, Chiesa che mai come ora ha bisogno di mettersi sotto la dua protezione; infine il nome Giuseppe renderebbe onore al predecessore Benedetto XVI che ha come nome di Battesimo proprio Giuseppe!

  2. klement scrive:

    Leone 14., perché Leone 13. avviò la dottrina sociale della Chiesa, aprì gli archivi vaticani, promosse lo studio scientifico della Bibbia, cercò un confronto attivo con la società

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  1. […] Come per “l’identikit” del nuovo pontefice (di cui già si è scritto), così anche per il suo “programma” è difficile sottrarsi al rischio di una […]

  2. […] – “… A meno che la rivoluzione dell’umiltà ratzingeriana non prosegua con un nuovo, fortissimo segnale: un Papa Francesco, per esempio… “, scrivevamo su queste colonne il 3 marzo scorso. […]