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L’offerta di D’Alema è una mela avvelenata per avvicinarsi al Quirinale

Bisogna sempre diffidare della generosità di un cinico: l’intervista di D’Alema al Corriere deve essere letta, tenendo conto di questa massima d’esperienza. Infatti, la generosa offerta di dare la Presidenza delle Camere a M5S e PDL è un frutto avvelenato.

D’Alema non è certo un novizio e sa benissimo, come tutti coloro che non hanno smarrito il senno per lo strepitoso successo del Tsunami Tour, qual è la verità: questa legislatura è nata già morta. È vero che i numeri sono favorevoli a una maggioranza PD-M5S, ma i numeri in politica, sebbene siano fondamentali, non sono tutto. Ed è francamente difficile immaginare un Governo a guida democratico con l’appoggio diretto o indiretto dei grillini.

Questo giudizio non si basa su una presunta assoluta incompatibilità ideale tra i due soggetti e i loro militanti, né tantomeno sulle reciproche accuse della campagna elettorale, ma sulla constatazione che il principale elemento di traino del M5S finisca per costituire il suo insuperabile limite politico. Il successo grillino è, infatti, il frutto del geniale slogan elettorale “Arrendetevi! Siete circondati: arrendetevi!”, cioè – a eccezione del nucleo militante del movimento in crescita, ma certamente lontano dalle percentuali elettorali – il consenso di ampie fasce dell’elettorato è andato al M5S proprio perché ha rappresentato un radicale e credibile segno di totale discontinuità con le forze politiche esistenti.

Dunque, la fiducia, o ancora peggio l’appoggio esterno, a un Governo democratico rappresenterebbe la fine dell’ideale alterità grillina, con il suo iniziale, e inevitabile, assorbimento nella fisiologia del sistema politico, che si tradurrebbe verosimilmente in un suo deciso dimagrimento elettorale. Grillo si è dimostrato molto più intelligente e furbo dei suoi avversari, soprattutto dei vertici democratici, cosa che peraltro non sorprende, ed è quindi difficile che cada nel tranello, anche perché l’offerta della presidenza di una Camera somiglia all’offerta dell’amministrazione di condominio di un edificio in rovina, se come è molto probabile, al di là delle dichiarazioni ufficiali di rito, si tornerà a votare molto presto.

Questa generosa offerta sembra, però, implicare che il PD si potrebbe accontentare anche soltanto del Quirinale, sapendo bene il buon D’Alema che sarà il suo prossimo inquilino a dare le carte della prossima partita. Ed è questa è la vera ragione dell’apertura ai grillini. Non si può credere che gente navigata come i vertici democratici non capiscano da sé che un “Governo di combattimento” durerebbe un battito d’ali.

È allora probabile che vogliano sfruttare l’inesperienza e l’ingenuità dei neoparlamentari grillini, per tentare il colpaccio di fare eleggere il proprio candidato al Quirinale, senza i condizionamenti politici, presenti e/o futuri, che deriverebbero da un accordo col PDL o col Centro montiano limitatamente all’elezione del Capo dello Stato, confidando, a torto o a ragione, che l’exploit del M5S è difficilmente riproponibile, almeno nelle medesime dimensioni. Se riesce il colpo, il PD avrebbe comunque fatto bingo, assicurandosi la regia per i prossimi sette anni, malgrado la bruciante sconfitta e pagando come corrispettivo politico una presidenza di una Camera per il breve tempo di durata di questo aborto di legislatura.


Autore: Giacomo Canale

Consigliere della Corte costituzionale e dottorando in diritto pubblico presso l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, dove collabora con la cattedra di diritto costituzionale. Ha frequentato il 173° corso varie Armi dell'Accademia Militare di Modena e prestato servizio in qualità di addetto di sezione presso il Reparto Affari Giuridici ed Economici del personale dello Stato Maggiore dell'Esercito. Le opinioni qui espresse sono strettamente personali e non impegnano l'istituzione di appartenenza

One Response to “L’offerta di D’Alema è una mela avvelenata per avvicinarsi al Quirinale”

  1. Luca Bonicalzi scrive:

    Quando si parla di D’Alema è inevitabile, per convenienza dell’articolista, mettere il pollice in giù (morte a D’Alema). Il che fa quadrare i conti della delinquenza berlusconista e della fassulla trasparenza grillina. Se posso dire una cosa, e lo dico in faccia a Giacomo Canale: “Sei uno dei tanti che mette il dito nel posto sbaglato”.

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