Cari Italiani, cari partiti, l’eccezionalismo è finito. Per tutti

di LUCIO SCUDIERO – Parrà controintuitivo, a una settimana da elezioni risultate in un Parlamento bloccato e nell’impossibilità di formare un governo, ma in Italia l’emergenza è finita.

Il Paese ha esaurito il credito con la normalità, e il Partito Democratico dovrebbe essere il primo a prenderne e atto e agire di coseguenza.  Non può guidare nè governissimi, nè governi di minoranza a scopo limitato a riforma elettorale e qualche sforbiciata agli irrilevanti costi della politica.  All’Italia servono stabilità, vasto programma e lungo termine.

Grillo è arrivato forte e chiaro. Ha messo tutti gli altri attori politici di fronte alle proprie responsabilità e colpevoli omissioni. Ma non si assumerà le proprie, perchè il suo è un Movimento caotico e disordinato, che morirà e morirebbe nell’istante in cui dovesse riconoscere la propria soggezione alla forza di gravità della realtà. Che è molto complessa, e si prende succose rivincite, come ben sa il cadavere di Pizzarotti.

Il PdL è un film già visto. Berlusconi ha tenuto al voto, seppure in un’ecatombe di consenso rispetto al 2008, grazie soprattutto al Mezzogiorno, più “sensibile”, per così dire, a un certo tipo di sollecitazioni elettorali. Ma nessuno, comprensibilmente, vuole averci a che fare.

Nonostante un risultato elettorale dignitoso, di buona qualità soprattutto al Nord, la compagine montiana ha perso le elezioni, e il primo errore è stato non riconoscerlo, chiamando gli Italiani ad assumersi, da popolo adulto, la responsabilità delle proprie scelte elettorali, a cominciare dal 25 per cento tributato a Grillo. Al contrario, anche Mario Monti ha prima assecondato il topos della società civile come rifugio della virtù contrapposta ai vizi della casta politica, su cui Grillo e il conformismo largheggiante nel Paese hanno costruito il risultato del Movimento 5 Stelle, e poi quello che le elezioni nessuno le perde mai, al massimo si pareggiano.

Il che, tutto sommato, sarebbe aspetto marginale, ma mi permetto un surplus di severità perchè sono profondamente convinto del rigore politico, intellettuale e morale del professore, e dello spirito di servizio che lo ha ispirato e spinto in una campagna elettorale da cui aveva tutto da perdere.

Per le stesse ragioni, ritengo concluso, anche per Monti e i montiani, l’eccezionalismo che ne ha ispirato l’azione prima al Governo e poi durante la campagna elettorale.

Quel 10 per cento è un pezzo vero di Italia che chiede riforme e serietà, a cui va corrisposta un’offerta partitica altrettanto seria, che nei metodi – non nei temi – assomigli più al PD che al PDL.  E che punti a convocare popolo e aggregare energie, soprattutto quelle sfuggite finora al progetto.

Aprire alla società civile vuol dire darle uno spazio e degli strumenti per diventare politica, senza blocchi di potere precostituiti e legittimati dall’alto. Questo è l’obiettivo fallito dal berlusconismo in vent’anni di sua storia e da tutti i partiti politici della seconda Repubblica, escluso il PD, che però alla novità renziana ha preferito la continuità dell’apparato. Costruire un soggetto politico dal perimetro fluido e con dirigenze intercambiabili è per Mario Monti l’unico modo di non dilapidare il buon capitale politico di partenza ottenuto alle recenti elezioni in vista delle prossime, che sono più vicine di quanto tutti, oggi, sono disposti ad accettare.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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