La protesta nelle urne non ha portato a niente, come volevasi dimostrare

di LUCA MARTINELLI – So che è brutto dire “ve l’avevo detto”, ma… io ve l’avevo detto. Una settimana fa, avevo scritto che sarebbe stato meglio tenere la protesta fuori dalle urne, perché “protestare e governare sono due cose completamente diverse, perché rischiavamo di trovarci con un Parlamento bloccato, perché avevamo bisogno di un Governo forte e stabile.

Detto, fatto: le principali tre forze del Paese (centro-sinistra, centro-destra e Movimento 5 Stelle) sono rimaste impigliate in un tarantiniano “stallo alla messicana”, dove nessuno può legittimamente rivendicare la vittoria, ma nemmeno annunciare la propria sconfitta.

Non voglio fare il D’Alema di turno, che ha avuto la faccia tosta di affermare che lui questo risultato se l’aspettava, perché aveva già capito “la drammaticità della frattura tra cittadini e sistema politico”. Anzi, ammetto candidamente che non avrei mai immaginato che il M5S potesse toccare il 25% dei suffragi, prudenzialmente vaticinando in privato un 18-19%. Men che meno mi sarei immaginato un centro-destra redivivo al 30% – che rappresenta, per me, la vera sorpresa di queste elezioni.

Tuttavia, i miei anni all’università li ho passati anche sui libri e quindi mi è capitato, di tanto in tanto, di imparare qualcosina sugli effetti di certi comportamenti elettorali. Non a caso, sempre una settimana fa definivo “patologica e non normale” una situazione in cui il voto di protesta raggiunge picchi del 25%. Il giudizio non dipendeva tanto dai soggetti che avrebbero intercettato quel voto, quanto dalla mera constatazione che quando un quarto dell’elettorato pone in essere comportamenti anti-sistema, l’unica cosa che ci si può razionalmente aspettare è che la confusione regni sovrana.

Preciso subito che questo non è un atto d’accusa verso nessuno: il voto è libero e il popolo è sovrano. Questo l’ha fatto presente anche il nostro Presidente della Repubblica, a favore di chi oltreconfine ha recentemente aperto bocca senza sapere ciò di cui parlava. Tuttavia, avevo anche detto (e questa è l’ultima volta che mi cito addosso, promesso): “Badate bene che l’obbiettivo di un Governo stabile, che possa durare e governare bene per cinque anni, non è un obbiettivo che dobbiamo raggiungere “perché ce lo chiede l’Europa” o “perché i mercati altrimenti ci faranno a pezzi”, lo dobbiamo raggiungere per noi stessi.

Anno dopo anno, abbiamo avuto occasioni su occasioni per punire nelle urne e all’interno dei partiti stessi una classe dirigente inefficiente e corrotta. Le abbiamo sprecate tutte, vuoi perché ci si è irrazionalmente affidati ancora a chi ci ha malgovernato, vuoi perché si è scelto di non impegnarsi a cambiare da dentro i partiti, vuoi perché si vede il voto di protesta come atto di autoassoluzione per non aver chiesto – non ottenuto, semplicemente chiesto – il cambiamento che tanto desideravamo.

Adesso che non c’è una razionale via d’uscita, non possiamo fare altro che comprendere che in questa situazione ci siamo andati a cacciare da soli, che non stiamo facendo altro che raccogliere quello che noi stessi abbiamo seminato lungo tutti questi anni. E comportarci di conseguenza, quando fra pochi mesi andremo nuovamente al voto.


Autore: Luca Martinelli

Nato nel 1985 a Benevento, laureato triennale a Roma Tre e magistrale alla LUISS in Scienze Politiche, scrive da quando ha 16 anni e mezzo. Dopo anni passati a far gavetta e studiare, è diventato un giornalista pubblicista freelance. Siccome non ama starsene con le mani in mano, nel suo tempo libero è anche utente di Wikipedia in italiano da più di sette anni.

4 Responses to “La protesta nelle urne non ha portato a niente, come volevasi dimostrare”

  1. Pigreco san scrive:

    L’UNICA SOLUZIONE PER IL PD
    Qualsiasi governo del passato con qualsiasi manovra ha sempre portato in piazza manifestazioni di protesta. Pensionati, studenti, tassisti, imprenditori, disoccupati. La soluzione è semplicissima. Gli 8 punti di Bersani non serviranno a nulla e non recupererà consensi perchè la gente è incazzata cronica e sono tutte cose che dovevano essere fatte per ieri. L’errore di ogni politico è sempre stato quello di fare cose che riguardano il futuro e intaccare il futuro dei giovani, ma la vera svolta se il PD avrà i coglioni di sinistra veri è intaccare il PASSATO. Solo intaccando il passato e i propri errori commessi si sgonfia Grillo. Bisogna eliminare le pensioni baby, le pensioni d’oro, i manager e dirigenti pubblici politici, i papponi dell’università ecc. Son curioso di vedere se questi privilegiati avranno il coraggio di andare a protestare in piazza. Solo così facendo il PD vincera le prossime imminenti elezioni in tutte le altre soluzioni perderà.

  2. lodovico scrive:

    Chi ben comincia……. immagina la lista Monti, il FLI e Casini che felici consolidano nel parlamento altri 30 dipendenti fissi per un costo annuo di 3 milioni di euro. Tutto regolare, un atto dovuto, perchè criticare……..chi ben comincia…… la protesta non serve a nulla quando ci sono personaggi così eccelsi.

  3. luca pozzoni scrive:

    Una via d’uscita c’è sempre. Se non la si vede, non vuol dire che non ci sia. A volte, la soluzione sta al di là della cornice di paletti che diamo per scontati. Una volta superata e allargato l’orizzonte, ecco che poff, compaiono le soluzioni. Superando per esempio il dogma dell’unità nazionale, gli scenari cambiano. Eccome se cambiano. Vogliamo aspettare che siano i commissari europei a sezionare il paese dividendolo in good e bad companies? No problem, basta attendere ancora un pochino e la frittata sarà cotta a puntino.

Trackbacks/Pingbacks

  1. […] e velleitaria. Purtroppo, quando ci si accorgerà che il voto di protesta su larga scala non porta a niente e che abbiamo soltanto perso ulteriore tempo prezioso, sarà già […]