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Quinta stella a sinistra. O a destra?

– E’ un successo, un successo clamoroso da Forza Italia nel 1994. Il PD, invece, si fa smacchiare dal giaguaro (in confronto ad oggi, il 2006 fu un successone): la nomenklatura ha voluto vincere ad ogni costo le primarie, così da perdere le politiche. Solo Renzi poteva arginare l’alluvione a cinque stelle e svecchiare “alla Cameron” il PD; andatelo a spiegare a Bersani/Bindi/Fassina & C.

Torniamo ai veri vincitori morali (e politici) di quest’elezione: i Cinque Stelle. Chi sono? Cosa vogliono? Chi votavano? In cosa credono? Cosa saranno?

“Sei un fascista/comunista!”
Tutti hanno sbandierato l’accusa di fascismo; più specificamente di “sansepolcrismo” – il ruspante e barricadiero fascismo dei primi anni. Qualcuno (Berlusconi) ha sostenuto la vicinanza di molti candidati del M5S al comunismo e ai centri sociali. Incapaci di fornire una visione di mondo alternativa al gran rifiuto a cinque stelle (e riluttanti a voler rinnovarsi) i partiti tradizionali hanno puntato tutto su quest’accusa e Grillo stesso ci ha messo del suo: ha rifiutato ogni contraddittorio (esterno e interno), ha compiuto scivoloni da Oscar su CasaPound ed è riuscito anche nella ragguardevole impresa di creare un movimento (o una comunità?) dove “ognuno vale uno” ma dove qualcuno è più Uno di altri. Non sono pochi i CinqueStelle che si rendono conto di questo vulnus interno; i più avveduti ammettono a denti stretti l’ingombrante presenza di un megafono che non è solo tale. Il concetto di “democrazia liquida” è frustato dal fatto che la struttura online di supporto ai CinqueStelle è verticistica, in mano a Casaleggio-Grillo. Le primarie sono state condotte e guidate sui server del M5S che sono i server della Casaleggio Associati. Non esiste una commissione di probiviri e chi ha sfidato direttamente Grillo ha subito il sacro ostracismo.

Grillo non si candida. Non può. Ma senza di lui il M5S scomparirebbe. E’ un dato di fatto, prima che politico. Ed è ugualmente un dato di fatto (oltre che politico) la palese e manifesta infondatezza dell’accusa di fascismo (sansepolcrista) e/o di comunismo; semplicemente irricevibile. Solo chi non ha compreso il fenomento grillino e la sua genesi può gettarsi in simili paragoni. In origine il M5S era un’epifania di tanti piccoli meetup con lo scopo di “parlare di politica”, non certo di farla “attivamente” (ci si proponeva di agire dal lato civile, mediante proposte di legge popolari e referendum). Il salto politico (preso atto dell’insufficienza strutturale di tali mezzi, specie per colpa delle istituzioni politiche) è stato successivo, e sempre in ottica di “dare il potere ai cittadini” così da realizzare pragmaticamente cose “giuste”; a priori del merito, questa semplice constatazione basta a smontare in un colpo solo le tesi di chi accusa il M5S essere intrinsecamente fascista/comunista.

Chi vota M5S è un elettore “deluso” (principalmente di sinistra; è in quell’area che – volente o nolente – il M5S è nato) e che mai voterebbe gli attuali partiti per motivi etico-morali (tutti rubano), o perché non sono in grado di fornire risposte soddisfacenti ai drammatici problemi della realtà (tutti sono cialtroni). Il M5S pesca – firstly – dal PD, dalla sinistra radicale e solo successivamente dal centrodestra (qui un interessante resoconto della Stampa). Sono elettori che tornerebbero a votare PD, se il PD sapesse offrire un programma coerente e nuovo, in seguito a una sana pulizia interna (do you remember Renzi?).

Certo: molti modi del M5S (definire i giornalisti “giornalai”) si ascrivono ai totalitarismi straccioni. In sé il M5S non è (e non vuole essere) totalitario, ma finisce inequivocabilmente per agire (in numerose occasioni) come una macchietta totalitaria. Se prima il “vaffanculo” era liberatorio, fonte di una presa di coscienza e messaggio verso una classe politica inadeguata, oggi le cose sono mutate; l’autoparodia non è terminata, la distinzione nemmeno, ma gli insulti si fanno più acri, cattivi, malvagi, sanguigni. Non vi è semplice consapevolezza della propria rabbia, ma vi è soddisfazione di essa. Il passo verso la superiorità che non ammette discussioni è brevissimo, impercettibile, mentre le tifoserie infra M5S crescono e si fanno sempre più chiassose. “O sei con noi, o sei contro di noi. Servo.” E così fioccano le accuse di fascio-comunismo. In un circolo vizioso che non conosce fine, tanto è l’odio (e l’amore) nei suoi confronti. Il M5S non nasce fascista. Non vuole essere fascista. Non è, fascista. Ma a furia di ubriacarsi a suon di deliri di onnipotenza, emergono i piccoli segni di una superbia incontrollata che sfocia nella dietrologia costante (e questo è molto pericoloso, terribilmente più di una vagheggiante accusa di fascismo). Ecco cosa succede a seguire un “bene oggettivo” superiore al binomio destra/sinistra. Si affoga nella supponenza.

Keep calm and repeat: destra/sinistra”
“Il tempo delle ideologie è finito. Il M5S non è di destra, né di sinistra“. Ecco cosa si legge (in pieno stile tecno-utopista) sul blog di Beppe Grillo, in riferimento al potere diretto dei cittadini come stella polare del M5S (mettendo in soffita le ideologie). Eppure è il binomio destra/sinistra ad assicurare la dinamicità di ogni sistema politico e la garanzia affinché la minoranza (e i suoi fondamentali diritti) venga protetta e legittimata pur in presenza di una maggioranza ostile. Il superamento secco di queste categorie politiche (capaci di resistere, aggiornarsi e rinnovarsi) porta alla creazione di un astratto “Bene Universale” da seguire inequivocabilmente e che non ammette discussioni di sorta sulla sua validità; il relativismo – che costuisce pietra angolare non solo della politica, ma dei valori che costellano l’esistenza umana – viene scardinato nel nome di una pretesa universale che legittima in modo pressoché totale (e totalizzante) il Legislatore, cioè la maggioranza. Chi vi si oppone è imprescindibilmente in errore. La norma fondamentale dei M5S è una sola: il potere al cittadino. Da perseguire con la democrazia diretta, perché solo essa è capace di soddisfare tale fine. (E qui si impone un’osservazione: perché il principio di iperdemocrazia non è stato messo ai voti, ed è stato calato dall’alto?)

La disarticolazione dei corpi intermerdi (in questo caso, i partiti) provoca un’ordalia di referendum a catena su ogni diritto, e su ogni questione: è legittimo. E’ la visione di democrazia diretta del M5S. Ma quello della democrazia diretta è un mondo estremamente pericoloso; è il mondo del processo mediatico, degli istinti pruriginosi, della dietrologia costante, della tuttologia applicata. E’ il mondo dove le garanzie costituzionali (slegate dal consenso maggioritario) diventano fastidiose palle al piede. Come può esistere il garantismo, in un mondo simile? E’ con la democrazia diretta che si è mandato il Cristo in croce e si è salvato Barabba.

“Le idee delle cinque stelle; ma l’idealità?”
Non esiste un’idealità a base del M5S. Esiste finanche in alcuni partiti tradizionali nostrani, pur con una serie di aspre divisioni interne (PD). Persino il PDL (nel suo nulla totale) condivide – almeno (anche se solo) sulla carta – alcune “raison d’être”. Il M5S no. Ha un programma. Più precisamente, ha un guazzabuglio di proposte irrealizzabili (reddito di cittadinanza) e/o che ignorano il diritto comunitario (statalizzazione della dorsale telefonica); ora strizza l’occhio a temi cari alla sinistra più socialista ed ambientalista (no inceneritori), ora fa propria una serie di proposte pienamente ascrivibili al liberismo della destra mercatista (abolizione del valore legale del titolo di studio). C’è chi ha rinvenuto nel movimento gli istinti libertari ed ambientalisti dei Verdi/Pirati tedeschi, ma continua a mancare un filo rosso squisitamente “politico” che funga da “idealità di fondo”. Oggi (generalmente e semplificando) la destra si concentra sull’Individuo, alfa e omega di questo mondo, e nelle sue sacre libertà. La sinistra crede nel benessere collettivo, nella costruzione di un’orizzonte migliore per l’Umanità.

Il M5S crede nel “potere ai cittadini”. Ma come dovrà esercitarsi questo potere? Secondo quale linea direttrice di pensiero? Nulla, se non l’odio verso la classe politica da cacciare a pedate e una vagheggiante idea di “solidarietà e sovranità” accomuna veramente i cinque stelle. E le stesse cinque stelle non sono un terreno culturale-politico per la nascita di un movimento ad ampio respiro, ma cinque punti programmatici ideati squisitamente per la gestione degli enti locali (Acqua, Ambiente, Trasporti, Connettività, Sviluppo). Le stelle brillano, ma di una luce che non scalda.

“Il passato e il presente”
“Prima ti ignorano. Poi ti deridono. Poi ti combattono. Poi vinci!”. E i partiti tradizionali, come polli, hanno seguito pedissequamente questo schema. Piazza S.Giovanni, e la vittoria nelle urne, è solo il capitolo conclusivo di una storia che vede i partiti come principali colpevoli dell’affermazione del M5S, sintomo della grande crisi politica italiana. Il presente: 110 deputati e 60 senatori. Impressionante. C’è chi confida (PDL, Lega) nel fatto che verranno stritolati dai regolamenti parlamentari e dalla loro mancanza di competenze (e a guardare alcuni candidati, difficile dare torto a questa osservazione. Molti di loro verranno letteralmente asfaltati sugli argomenti), altri puntano tutto sul cannibalizzare il M5S e tendono la mano ai “compagni che sbagliano” (PD). Ma questo è il presente: 110 deputati e 60 senatori, un capitale politico immenso che nessuna forza politica “in solitario” e all’esordio ha mai vantato.

“Il futuro: sono stelle o meteore?”
Il boom galattico del M5S sarà difficilmente ripetibile, perché quando le aspettative sono altissime (e la situazione reale rema contro), la delusione sale di conseguenza innanzi ai necessari compromessi con la realtà; legiferare con le orecchie chiuse e le bocche spalancate è impossibile. Il M5S dovrà scendere a qualche sorta di compromesso con il PD, e questo eroderà i consensi di una base elettorale intrinsecamente ed irrevocabilmente colma di fiele verso i partiti politici; inevitabilmente cominceranno a fioccare le prime discussioni, ora sulle scarne competenze di molti candidati (che verranno a galla), ora su decisioni autonome/sgradite alla militanza grillina. La democrazia orizzontale grillina rischia di raggomitolarsi in un Vietnam interno. A vincere sarà la realtà, che strappa i libri dei sogni e riporta tutti sul duro mondo terrestre (e non nei paradisi onanistici della decrescita). Senza contare le inevitabili defezioni; i M5S puntano tutto sullo spirito di gruppo, ma la carne è debole. Il M5S ha rivoluzionato il metodo di fare politica; ma non potrà rivoluzionare l’Italia, perché le sue ricette nazionali sono immaginifiche, velleitarie e debolissime innanzi alla realtà dei fatti. Anche di questo dovrà rendere conto.

Questo non vuol dire che il M5S è finito sul lungo termine, o che i partiti tradizionali possano godersi questi mesi di stasi; se nulla cambia (o se “tutto cambia affinché nulla cambi”), al prossimo giro il M5S potrà diventare ampiamente primo partito d’Italia con punte del 35-40%. Eppure sfaldare il M5S è semplice: basta fare politica con programmi e proposte. Quando Renzi era in ascesa, il M5S era in discesa. O questo PD se lo mette in testa, o il M5S sarà primo partito d’Italia con maggioranza alla Camera e al Senato. Se così avverrà ci si vedrà presumibilmente costretti a togliere il potere che il M5S darà ai cittadini per il bene di tutti; perché dopo i Masaniello, dopo chi “promette il pane”, la fame arriva per davvero.

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Twitter: @ilmastigaforo


Autore: Michele Dubini

Nato a Mariano Comense (CO) nel 1990, ha conseguito la maturità classica e studia Giurisprudenza presso l'Università di Milano - Bicocca, privilegiando particolarmente le materie penalistiche. Ha scritto per Fareitalia Mag e The Front Page.

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