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Hanno perso tutti, ora serve un nuovo bipolarismo

Pare che alla fine la coalizione di centro-sinistra abbia vinto, con il 29,5%, il conteggio per la Camera, aggiudicandosi – in virtù dei meccanismi del sistema elettorale – un bonus pari a quasi al raddoppio dei seggi. Eppure un esito tecnicamente così importante passa quasi in secondo piano nel bilancio che di queste elezioni politiche si poteva trarre fin dal primo pomeriggio.

Il bilancio è semplice. Tranne Grillo, hanno perso tutti. Certo, c’è chi ha perso di più rispetto ai sondaggi ed alle aspettative della vigilia ed è indubbiamente il centro-sinistra di Bersani. Ma dall’altro canto, c’è chi ha perso di più rispetto al risultato elettorale del 2008 e alla maggioranza culturale che aveva nel paese – e questo è il centro-destra di Silvio Berlusconi.

Oggi nel PDL si festeggia, ma più che di fronte ad una risurrezione di Berlusconi, che subisce un’emorragia di voti rispetto a cinque anni fa, ci troviamo di fronte a un collasso simmetrico della sinistra bersaniana. Di fronte all’avanzata grillina, il vecchio centro-destra e il vecchio centro-sinistra hanno fatto la figura dei “polli di Renzo”, intenti ancora a beccarsi tra loro senza accorgersi che c’è qualcuno pronto a tirare loro il collo.

Hanno perso centro-destra e centro-sinistra, perché nel 2013 hanno continuato a fare la campagna elettorale del 2008, del 2006, del 2001, del 1996 e del 1994. Hanno mantenuto in vita una schema tattico, politico ed ideologico che non ha più niente da dire per il paese. Berlusconi contro gli eredi del PCI. Gli eredi del PCI contro Berlusconi. Un rito che si ripete sempre uguale a se stesso, ma che alla lunga richiama sempre meno fedeli…

E ha perso anche Monti che, in un momento in cui il 40% dell’elettorato si smarcava dalle appartenenze tradizionali, non è stato in grado di rappresentare una visione di rinnovamento e di rottura e alla fine ha scelto di occupare – sostituendosi a Casini – il ruolo di chi gioca, primariamente, a stare in mezzo. L’esito del voto ha dimostrato che, nell’attuale scenario politico-sociale, non è appetibile la posizione di un centro inteso meramente come opzione geograficamente mediana – come “mediazione responsabile” – tra la vecchia destra e la nuova sinistra.

E ora che si fa? All’orizzonte emergono, alla fine dei conti, due strade percorribili. La prima è quella di un patto di governo tra PDL e PD che porti avanti la gestione ordinaria del paese, sulla base di equilibri politici che – con lievi correzioni – saranno quelli del finale della scorsa legislatura. Sarebbe una scelta fondamentalmente di autoconservazione delle due classi dirigenti del PD e del PDL che avrebbe come effetto immediato quello di consegnare a Beppe Grillo la leadership incontrastata dell’opposizione.

Il leader del Movimento 5 Stelle potrebbe a quel punto lucrare politicamente sul fatto di avere obbligato i maggiori avversari a trincerarsi insieme nel fortino, presentando il confronto politico nei termini della contrapposizione tra “lui” e “gli altri”. Certo, magari, il comico genovese potrebbe anche incorrere in qualche passo falso, anche in virtù dell’esposizione mediatica molto maggiore che da qui in avanti avranno lui e i suoi e potrebbe, così, finire per sgonfiarsi. Tuttavia, è probabile che almeno per un po’ il vento continui a soffiare a suo favore.

Una “grande coalizione” tra un PDL berlusconian-alfaniano e un PD bersaniano sarebbe verosimilmente molto fragile, destinata a reggersi su un equilibrio del terrore – con ciascuno dei due partner pronto in qualsiasi momento a far saltare il tavolo, se i sondaggi diverranno più favorevoli. La sensazione, in definitiva, è che in un simile governo regnerebbero prudenze e tatticismi e che lo scenario non sarebbe dei più fertili rispetto alla prospettiva di riforme e innovazioni.

L’alternativa è quella di tornare presto alle urne, ma non per celebrare l’ennesima rivincita tra il Cavaliere e i reduci della Bolognina, bensì per una sfida tra un centro-destra ed un centro-sinistra rigenerati negli uomini e nei programmi. Magari, ad esempio, il PD potrebbe fare nuove primarie, dove potrebbe vincere un tizio più giovane, che potrebbe cambiare un certo numero di cose. E magari a quel punto dall’altra parte, un certo signore potrebbe davvero decidere alla settima di riposarsi…

E forse a quel punto si potrebbe più facilmente controbattere Grillo sui contenuti e nei programmi, una volta che non fosse più necessario impiccarsi alla difesa d’ufficio di classi dirigenti che, ormai, hanno fatto ampiamente il loro tempo.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

3 Responses to “Hanno perso tutti, ora serve un nuovo bipolarismo”

  1. creonte scrive:

    non dipende da noi, ma dalla Germania… se le cose non cambiano, rimarrà il tetrapolarismo

  2. Jacopo Alessandro scrive:

    lei fa discorsi ingenui il pdl e’ di proprieta’di Berlusconi che non si fara’ MAI da parte ormai dovrebbero averlo capito tutti

  3. Peppino scrive:

    Veramente piu’ di tutti ha perso il cognato di Fini. Voglio vedere con cosa la mantiene la Ferrari mo’.

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