Categorized | Il mondo e noi

Corea: sale la tensione “nucleare” fra Nord e Sud

Il terzo test nucleare della Corea del Nord sta costringendo il neo-presidente sudcoreano Park Geun Hye a riconsiderare le promesse e gli impegni assunti nei confronti di Pyongyang, a causa delle continue evoluzioni tecnologiche sul nucleare.

È noto ormai che il regime totalitario nordcoreano abbia testato il 12 febbraio un più piccolo e leggero ordigno nucleare, come anche dichiarato dall’Agenzia ufficiale Korean Central News. La detonazione della testata ha sprigionato una potenza pari a 6-7 kilotoni, praticamente il doppio rispetto ai due precedenti test. Per questo motivo, le offerte sudcoreane di ampliare la cooperazione economica con il Nord si stanno affievolendo, compreso il progetto di allargamento in una zona industriale della Corea del Nord con il contributo di Seoul.

Impegnarsi in un dialogo con la Corea del Nord è importante, ma la sicurezza nazionale è più importante, ha detto Yoo Ho Yeol, professore di studi coreani della North Korea University di Seoul. “Il nostro Presidente, Parl Geun Hye, deve riorganizzare il suo programma di sicurezza – ha sottolineato Yeol – e attuare forti misure punitive nei confronti di Pyongyang“. La posizione della nuova amministrazione, infatti, sembra davvero perentoria nell’applicare questa rigidità verso i nordcoreani. Il Presidente avrebbe dichiarato al suo staff e al governo che “ci saranno alcuni cambiamenti alla politica, anche se il quadro generale non sarà alterato, in quanto sapevamo che la Corea del Nord avrebbe agito in questo modo“.

Secondo un sondaggio del 12 febbraio, commissionato dalla società Realmeter di Seoul, più della metà dei sudcoreani si è dimostrato favorevole verso forti sanzioni contro la Corea del Nord. Il 55% degli intervistati si è trovato d’accordo con la nuova linea del governo in risposta al test atomico. La percentuale di chi, invece, vorrebbe più dialogo si è fermata al 37,6%.

Durante la campagna elettorale del 2012, il futuro Presidente Park Geun Hye aveva sostenuto che il fornire aiuti umanitari a Pyongyang fosse “un’azione primaria, prendendo le distanze dal presidente uscente Lee Myung Bak, che non è mai stato molto prodigo nell’accettare gli aiuti umanitari verso la Corea del Nord. Sempre Park Geun Hye aveva dichiarato che “la costruzione della fiducia poteva gettare acqua fredda sul fuoco che divampa a pochi chilometri di distanza”. La nuova escalation nella regione sembra però aver drasticamente le cose.

Già nel maggio del 2010, la Corea del Sud aveva sospeso quasi tutti gli scambi commerciali con la Corea del Nord, in risposta al naufragio di una nave della marina sudcoreana (causato probabilmente da militari di Pyongyang), dove hanno trovato la morte circa 47 militari sudcoreani. La più importante collaborazione a tutt’oggi in essere è nel complesso industriale congiunto con la Corea del Sud, nella città di confine della Corea del Nord di Gaeseong. Ma non è il solo.

Più di 120 aziende sudcoreane, tra cui la Romanson Co. e il produttore di biancheria intima Good People Co, stanno impiegando circa 50.000 lavoratori della Corea del Nord. La produzione scaturita dagli scambi commerciali tra i due Stati è aumentata del 17% nel 2011, secondo i pochi dati forniti dalla Corea del Sud. “C’è un grande dibattito in corso su queste politiche” ha dichiarato Hahm Chai Bong, presidente dell’Asan Institute for Policy Studies di Seoul. “Anche se ci saranno ancora persone che continuano a dire che i contatti economici, come in Gaeseong, devono essere salvaguardati – conclude Hahm – questi nuovi test nucleari rendono sicuramente più difficile questo percorso“.

Intorno a tutte queste criticità non è da meno il discorso inerente al governo cinese. La Cina è il più grande benefattore e collaboratore della Corea del Nord fin dalla caduta dell’Unione Sovietica. Il governo cinese, tramite il suo ministro degli esteri Yang Jiechi, ha fermamente attaccato Pyongyang sui nuovi test e lo stesso ministro ha convocato l’ambasciatore nordcoreano per relazionare sull’accaduto. La Cina ha inoltre sostenuto (con molti affanni) le sanzioni ONU, e nonostante i forti legami (soprattutto militari) con la regione nordcoreana, i nuovi test hanno messo in evidenza un’influenza cinese inspiegabilmente limitata.

Si sta quindi facendo largo l’ipotesi di avere a che fare con una regione, la Corea del Nord appunto, completamente scevra da dipendenze extra territoriali. Inoltre, le nuove minacce agli Stati Uniti fanno davvero temere che il peggio forse non è ancora arrivato. Supposizioni, certo. Ma non troppo campate per aria.


Autore: Cristoforo Zervos

Nato a Modena nel 1972, vive a Roma. Giornalista pubblicista, si occupa di notizie di Cooperazione internazionale e di foreign policy, con un'attenzione particolare per gli Stati Uniti, Africa e Medio Oriente. Ha collaborato con Liberal quotidiano e Formiche.net e ha un blog sull'Huffington Post. Gran collezionista di fumetti, ha anche la passione per la musica e suona la batteria. È sposato con Daniela e ha un figlio, Pietro.

Comments are closed.