E ora tutti al voto, ma la protesta teniamola nelle piazze

di LUCA MARTINELLI – Le jeux son fait, rein ne va plus: domani e lunedì si decideranno le sorti del nostro Paese, ben descritte dall’infografica del Guardian. Oggi, invece, potremo finalmente riposare le orecchie, godendo del “silenzio elettorale”, dopo due mesi di quella che molti hanno definito “una delle peggiori campagne elettorali di sempre”.

Nonostante questo giudizio venga ripetuto a ogni campagna elettorale, in parte si può dire che stavolta partiti e coalizioni si sono impegnati per meritarselo. I temi più importanti sono stati evitati, sostituiti da strali incomprensibili contro l’Europa, l’euro e il capitalismo e da promesse sempre più roboanti e sempre meno credibili. Tutto come sempre, forse un pelo peggio, verrebbe da dire.

Nonostante tutto, domani e dopodomani si voterà in una situazione di enorme incertezza, dove ampio sarà il ricorso al voto per “punire” la politica e non per “indirizzarla”, al cosiddetto “voto di protesta”, che per la prima volta rischia di raggiungere il 25% dell’intero corpo votante e non di limitarsi a un “sano” 2-3%. Una situazione che chiunque abbia studiato un minimo i sistemi elettorali denuncerebbe come “patologica” e non normale.

Eppure, sono tantissimi coloro che voteranno per il Movimento 5 Stelle perché “voglio distruggere questa politica, perché “voglio dare loro un avvertimento“, non perché hanno letto (e men che meno approvato) il programma grillino. Questo tipo di voto, per quanto dettato da una legittima frustrazione nei confronti di una classe politica che se n’è bellamente fregata di tutto e di tutti, è forse il peggiore tipo di voto che si possa dare. Non tanto perché dato a Grillo – che pure non incontra i favori di chi scrive – quanto per le motivazioni per cui viene dato: protestare è giusto e anzi necessario in una democrazia, a patto che si limiti la protesta alle piazze e non la si trasferisca alle urne.

Protestare e governare sono due cose completamente diverse: il primo è un atto di contestazione, che non necessariamente deve essere accompagnato da una contro-proposta costruttiva; il secondo è un atto di costruzione di un tipo di società basato su un bagaglio di idee e di visioni condivise. Domani e dopodomani noi ci accingiamo a fare la seconda cosa, non la prima.

Badate bene che l’obbiettivo di un Governo stabile, che possa durare e governare bene per cinque anni, non è un obbiettivo che dobbiamo raggiungere “perché ce lo chiede l’Europa” o “perché i mercati altrimenti ci faranno a pezzi”, lo dobbiamo raggiungere per noi stessi. Tutta la Prima Repubblica (e buona parte della Seconda) è stata costellata di Governi deboli, tenuti in ostaggio da partiti e partitini che non si accontentavano di quello che avevano ottenuto, ma chiedevano sempre di più – a spese di noi cittadini. Votare a favore di forze anti-sistema, che hanno già detto che non si alleeranno con nessuno, significa fare la fine quel marito che, per punire la moglie, si castra da sé.

Chi scrive si rende conto che, in questo panorama desolante, è oggettivamente difficile (ma non impossibile, eh) riuscire a trovare qualcuno degno di essere votato. Così come si spera che sia ben chiaro che quanto scritto non si applica a chi abbia, invece, letto e condiviso il programma del M5S. Questo vuole essere soltanto un invito a riflettere bene, prima di votare: stiamo decidendo chi ci governerà per i prossimi cinque anni, non stiamo processando chi abbiamo eletto in passato.


Autore: Luca Martinelli

Nato nel 1985 a Benevento, laureato triennale a Roma Tre e magistrale alla LUISS in Scienze Politiche, scrive da quando ha 16 anni e mezzo. Dopo anni passati a far gavetta e studiare, è diventato un giornalista pubblicista freelance. Siccome non ama starsene con le mani in mano, nel suo tempo libero è anche utente di Wikipedia in italiano da più di sette anni.

8 Responses to “E ora tutti al voto, ma la protesta teniamola nelle piazze”

  1. Luigi Di Liberto scrive:

    “…protestare è giusto e anzi necessario in una democrazia, a patto che si limiti la protesta alle piazze e non la si trasferisca alle urne.”

    Cioe, uno può protestare ma basta che non vada a votare il progetto elettorale del M5S (ma anche le regole di movimento) e per distruggere questa politica, perchè se uno tradisce non si deve castrato, a noi basta che lasciano la puttana, pero se tu vuoi non vuoi tagliare le palline e pensi che è meglio una fetta di torta tra orge alla festa che una pagnotta dura in piazza, allora continua a fare il giornalista pubblicista.

    “…il secondo è un atto di costruzione di un tipo di società basato su un bagaglio di idee e di visioni condivise”

    La costrizione basato con bagaglio di idee e visioni condivisa? Di chi, quelle del PD&Co o del PDL&Co? o quelle di Monti&Co con il Vaticano? Le idee si stanno adesso coalizzando con tutti, sopratutto con una riforma dei referendum senza quorum e propositivi con visioni condivisa, le leggi si fa con i cittadini e non i rappresentanti delle lobby.

    Domani e dopodomani, NOI, apriamo la rivoluzione!

  2. Luigi Di Liberto scrive:

    Cercavamo una porta per uscire. Eravamo prigionieri del buio. Pensavamo di non farcela. Ci avevano detto che le finestre e le porte erano murate. Che non esisteva un’uscita. Poi abbiamo sentito un flusso di parole e di pensieri che veniva da chissà dove. Da fuori. Da dentro. Dalla Rete, dalle piazze. Erano parole di pace, ma allo stesso tempo parole guerriere. Le abbiamo usate come torce nel buio, come chiavi da girare nella serratura per andare altrove, in posti sconosciuti, verso noi stessi. E ora siamo fuori, siamo usciti nella luce e non ci siamo ancora del tutto abituati. Stringiamo gli occhi e, anche se sappiamo che stiamo percorrendo l’unica via possibile, abbiamo qualche timore, ed è normale. Quello che sta succedendo ora in Italia non è mai successo prima nella storia delle democrazie moderne. Una rivoluzione democratica, non violenta, che sradica i poteri, che rovescia le piramidi. Il cittadino che si fa Stato ed entra in Parlamento in soli tre anni. Abbiamo capito che eravamo noi quella porta chiusa, che le parole guerriere erano da tempo dentro di noi, ma non volevano venire fuori, pensavamo di essere soli e invece eravamo moltitudine. E adesso siamo sorpresi che così tante persone a noi del tutto sconosciute avessero i nostri stessi pensieri, le nostre speranze, le nostre angosce. Ci siamo finalmente riconosciuti uno nell’altro e abbiamo condiviso parole guerriere. Parole che erano state abbandonate da tempo, di cui si era perso il significato, sono diventate delle armi potenti che abbiamo usato per cambiare tutto, per ribaltare una realtà artificiale dove la finanza era economia, la menzogna era verità, la guerra era pace, la dittatura era democrazia. Parole guerriere dal suono nuovo e allo stesso tempo antichissimo, come comunità, onestà, partecipazione, solidarietà, sostenibilità si sono propagate come un’onda di tuono e sono arrivate ovunque annientando la vecchia politica. Siamo diventati consapevoli della realtà. Sappiamo che possiamo contare solo sulle nostre forze, che il Paese è in macerie e che quello che ci aspetta sarà un periodo molto difficile, ci saranno tensioni, problemi, conflitti, ma la via è tracciata. L’abbiamo trovata questa via e ci porta verso il futuro, un futuro forse più povero, ma vero, concreto, solidale e felice. C’è una nuova Italia che ci aspetta. Sarà bellissimo farne parte.

    http://www.beppegrillo.it/2013/02/parole_guerrier.html

  3. Luca Martinelli scrive:

    Così come si spera che sia ben chiaro che quanto scritto non si applica a chi abbia, invece, letto e condiviso il programma del M5S“, ma evidentemente non legge bene gli articoli che parlano del Movimento. Saluti.

  4. enzo51 scrive:

    Mettiamola così:

    Il M5S è il CALFORT per Montecitorio;serve a rimuovere tutte quelle incrostazioni sedimentate in 40 anni di cattiva politica e che hanno determinato la fine morale,economica e politica di questa Nazione.

    Sono saltati tutti i tombini di questa immensa cloaca che è l’Italia- MPS,Finmeccanica,ENI,Vaticano(Nazione ospitata sul suolo italico),collusione tra Stato e Mafia,- chi ne ha più ne metta, e,tracimando,la melma ha tutto invaso e sporcato.

    L’Italia,Patria del Rinascimento,della fantasia e del bello,sommersa da furbetti del quartierino e puttanieri istituzionali è stata ridotta a quella che è adesso.

    La protesta è giusta che vada in parlamento ;qualora ciò non bastasse,allora sarà la piazza a fare giustizia in modo giacobino.

    E non scherzo!! Siamo milioni a pensarla così!!!

  5. Luca Martinelli scrive:

    Non condivido del tutto la sua analisi, ma le opinioni altrui si rispettano e non si contestano. Almeno lei, al contrario di chi l’ha preceduta, ha il pregio di avere espresso in maniera civile le sue idee, e di questo voglio renderle merito. :) Saluti.

  6. roberto scrive:

    Vedremo cosa riusciranno a fare i nuovi eletti. Credo che in Italia, con le lobby del Vaticano, della Nato e della Fiat, sarà molto difficile liberare risorse da dedicare al rilancio del Paese.
    Si riuscirà forse a far pagare un pò di imposte alla Chiesa, si riuscirà forse a comprare qualche aereo militare F35 di meno, si riuscirà forse a diminuire gli aiuti di Stato ai soliti industrialoni e aiutare un poco le PMI.
    Oppure continueremo a finanziare il Ponte sullo Stretto e la TAV in Val di Susa…
    Chissà…

  7. elenasofia scrive:

    A tutti quelli che si sono lasciati ammaliare dal guru-no-tav e che ora cominciano ad avere dei dubbi sulla capacità di governare dei suoi, ritenuti dilettanti allo sbaraglio, vorrei far presente che, a mio parere, il discorso non va posto in termini competenza-incompetenza : infatti basta vedere come ci hanno trascinato nel baratro la competenza dei politici che ci hanno governato per più di sessant’anni e la competenza dei professoroni bocconiani che hanno solo peggiorato le nostre condizioni di vita.
    Certo, è necessario mandare in parlamento persone capaci di muoversi nel mondo politico, ma il discorso deve riguardare prima di tutto i programmi e purtroppo quello del guru in questione, anche se ha alcuni spunti condivisibili nella parte diciamo così distruttiva, è pessimo nella parte costruttiva, perché propone un ambientalismo estremo che non potrà produrre che miseria, con il blocco di ogni attività, perciò anche le spese proposte (mille euro a tutti …) alla fine non avranno copertura. E’ il solito programma della sinistra, che non riesce a collegare l’economia con la produttività delle imprese.
    Il discorso deve riguardare anche il modo di riformare la costituzione, perché con l’impianto attuale una cosa sola è assicurata: l’ingovernabilità.
    Chi ha proposto questi temi a partire dal 1994?
    Chi è stato ferocemente osteggiato con tutti i mezzi, anche i più abietti, a partire dal 1994?
    Sarebbe bene che ciascuno di noi facesse un esame di coscienza.

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  1. […] è brutto dire “ve l’avevo detto”, ma… io ve l’avevo detto. Una settimana fa, avevo scritto che sarebbe stato meglio tenere la protesta fuori dalle urne, perché “protestare e governare […]