– “Se la ricorderanno per qualche decennio”: questa è una delle affermazioni di Grillo sulla manifestazione del Movimento 5 Stelle di domani. Qualche giorno fa aveva suggerito, con un larvato giro di parole, di bombardare Roma.

Roma è metafora del potere incancrenito incrostato e sclerotizzato. Da circa centocinquant’anni, è spesa come simbolo analogico del malaffare da tutti quei movimenti e partiti che si pongono all’elettorato come forze propulsive antisistema. Le forze che puntano su logiche pulsionali, che lavorano su logiche anti-borghesi, anti-plutocratiche, anti-politiche, reazionarie… mischiate tutte insieme. Come se uno comprasse un frutto metà arancia e metà pera. Con un vago retrogusto che quasi sempre ha sentori di demagogia, qualunquismo e depotenziamento democratico.

“Bombardate Roma” ha detto Grillo, prima della grande manifestazione romana. Cosa pensa Grillo di Roma? Pensa che a Roma negli anni sono calati i peggiori furfanti, i più sfrontati parassiti che infestano la nazione. Pensa che questa gente tra i corridoi di Montecitorio e i salotti dei grandi alberghi ci stanno benissimo, come i ruffiani al lupanare. Grillo, sono convinto, è convinto del fatto che i commendatori incagoiati e i capodivisione rammolliti devono capire che il vento sta per cambiare. E quindi Roma va mondata. Quelle che avete letto sono vecchie parole di Mussolini, ma che incarnano in pieno il mood grillino.

E qual è l’immaginario di Grillo? Quello che lo porta a scrivere queste parole: “Arrendetevi! Siete circondati dal popolo italiano. Uscite con le mani alzate. Nessuno vi toccherà. Il vostro tempo è finito, non abusate della fortuna che vi ha assistito finora. Di voi, ormai, nelle piazze, tra la gente, si parla al passato, come di persone estinte. Quando apparite in televisione scatta l’insulto che equivale al vilipendio di cadavere. […] Nessuno, tra coloro che vi è vicino, ha il coraggio di dirvi che è finita, che è finita male, e che voi, da qualunque punto si voglia considerare: economico, sociale, politico, amministrativo, siete dei falliti. […] Fate una pubblica ammissione di colpa e chiedete agli italiani di perdonarvi. Arrendetevi. La vostra stessa presenza è diventata insopportabile. Il vostro tirarvi fuori da ogni responsabilità, lo scuotere le piume e minacciare come dei guappi, lo stalking a cui sottoponete gli italiani sono al di là di ogni sopportazione. Arrendetevi. Non potrete dire che non vi ho avvisato.

Sono parole inimmaginabili in una logica democratica ed espunta dalla poetica dell’insulto. Sono minacce travestite da ironia e ironia travestita da minaccia al contempo. Grillo non è criticabile, perché la sua comunicazione verte sempre su un doppio binario emotivo. È comunicazione dicotomica. Se la si prende sul serio, vi viene ribattuto che è un paradosso. Se viene letta per paradosso, vi viene detto che tutto ciò che è affermato è una verità. È l’artificio retorico della comunicazione scissa.

È lo stesso problema dei suoi elettori. La maggior parte degli elettori del Movimento 5 Stelle applica la logica psichica della sospensione della credulità. Sei decimi delle cose affermate da Grillo, quelle più irricevibili contraddittorie e provocatorie, non vengono prese sul serio, vengono considerate puri artifici spettacolari che “fanno parte della natura istrionica del personaggio”. Una sorta di suo predicato veniale. Sospendono la credulità su queste cose, ma fanno finta di non sapere – o non hanno coscienza del fatto – che questi sei decimi di cose dette da Grillo sono quelle che servono a ottenere il consenso delle fasce più culturalmente deboli, umorali e manipolabili del Paese.

Grillo sfotte e prende in giro. Dice che ormai gli vengono attribuite le “somiglianze” più stupide e incredibili. Ma non è colpa degli analisti se le formule retoriche di comunicazione di Grillo sono estremamente somiglianti a quelle che ha, magnificamente, adoperato Mussolini. La logica del tutto e il contrario di tutto. Il programma di fondazione dei fasci di piazza San Sepolcro ribaltato nelle azioni successive. L’uomo che nuota, il corpo del leader che sfida le forze della natura e che magnifica il potere della volontà. La critica omicida allo Stato in nome di una sua palingenesi eticizzata. Tutti questi, e altri, repertori sono simbionti ideologici. Servono a fondere il popolo al leader in una logica mistica e archetipica.

Gli elettori di Grillo, molti di essi, affermano di volerlo votare per “voto di protesta”. Si identificano nel leader e sospendono la coscienza. Fanno finta di non sapere che “la protesta” è un atto unico di discontinuità – una manifestazione, uno sciopero, una interruzione di uno status quo – mentre il voto è “sempre” determinazione di un nuovo orizzonte. Un voto determina 5 anni di conseguenze. Conseguenze che nessuno sa quali siano, perché Grillo non è un progetto, ma una prassi, una azione in continua trasformazione dinamica. Ed eccoci tornati a Mussolini.

All’epoca, era il 1919 della fine della tragica guerra, della crisi dello Stato liberale, del biennio rosso. Oggi è il 2013 (analogico del 1919) della crisi economica, della crisi della Seconda Repubblica, dello schianto sociale. Chi confonde la protesta, atto singolare e definito nel tempo, con il voto, atto permutativo e durativo nel tempo, o ha seri limiti culturali o è un incosciente.

Grillo verrà a Roma di sera, in treno, questa storia l’abbiamo già vissuta. Il suo obbiettivo è spazzare via l’intera classe politica, ed anche questa storia non è nuova. I candidati del movimento sono scelti apparentemente dal popolo, in realtà dai paletti definiti dal potere verticale (due persone due). Almeno nel ‘19 erano molti di più, tra triumviri, quadriumviri e altre amenità varie. Ma nel 1919 ci si arrivava con un bagaglio di grande ricchezza filosofico-politica. Oggi Grillo da cosa arriva?

Noi siamo decisamente contro tutte le forme di dittatura, da quella della sciabola a quella del tricorno, da quella del denaro a quella del numero; noi conosciamo soltanto la dittatura della volontà e dell’intelligenza.” Chi l’ha detta questa frase, Mussolini o Grillo?

Il Movimento 5 Stelle si è presentato come l’anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e amministrato“. Ecco. Questa analisi non è mia. L’ha scritta Antonio Gramsci su L’Ordine Nuovo. Mi è bastato sostituire la prima parola, e il gioco è fatto.

Aspettiamo con ansia la marcia su Roma di Grillo. Questa volta non si potranno accusare le istituzioni di laissez-faire, ma solo gli elettori di Grillo. Che per protesta lanciano un animale in un giardino. E non sanno assolutamente di che razza di animale si tratti. Poi… saranno cavoli dei proprietari del giardino, e cioè del Paese, e cioè nostri.

P.S. Non vorrei che il pezzo fosse confuso con le appiattenti logiche riduzionistiche – non metto in dubbio, infatti, che questo movimento abbia una indubbia utilità nella trasformazione di questo nostro sclerotizzato orizzonte politico.