Categorized | Partiti e Stato

Fare per fermare il declino: il coraggio della responsabilità

– Dalla tempesta che negli ultimi tre giorni si è abbattuta sul più noto esponente di Fare, Oscar Giannino, si possono imparare molte lezioni.

La prima è che i partiti non sono fatti solo di idee, ma di persone. E le persone a volte sorprendono negativamente, magari danneggiando una credibilità professionale incontestabile, frutto di anni di lavoro, per delle formalità che nulla potevano aggiungere a ciò che era evidente.
Si è parlato di insicurezza, perché i parvenu non sono ben accetti in una società al contempo gerarchica e povera di nobiltà; di vanità, perché l’ego a volte a volte è più ingordo di forma che di sostanza; e di istrionismo, perché per stare al centro dell’attenzione bisogna spesso “massaggiare” i fatti, anche più di quanto una licenza poetica permetterebbe.

La seconda sono i pericoli del leaderismo. Tutte le aziende, i movimenti e i partiti nascono da un leader. Viene poi però sempre il giorno in cui il leader viene a mancare, e se quando ciò accade tutto funziona come deve, nessuno dovrebbe accorgersene. Ma questo è vero quando l’opera è finita, e Fare non lo è: i giunti stridono, i bulloni sono lenti e gli ingranaggi ancora da montare. E il rischio di salto nel vuoto è forte: Giannino è la persona più nota, più carismatica e più popolare, in entrambe i sensi, del partito.
La terza è che l’entusiasmo non basta: serve il coraggio. Quello che mancò mesi fa nel non rivelare le costole nell’armadio (c’è chi ha più di uno scheletro, ma anche le costole non sono belle a vedersi) e nei due giorni di tempesta prima delle dimissioni, giuste e giustamente accettate; e che era scomparso dai cuori di migliaia di ‘fattivi’ che, senza un leader, si sono sentiti soli e perduti.

Perso il coraggio, tutto è perso”, diceva Goethe, e il coraggio è soprattutto la voglia di lottare. Nei due giorni di tensione ho visto troppe persone sbandare, disperarsi, scendere a compromessi con le proprie idee. In questi giorni sto leggendo Churchill, e quando penso alla situazione della Gran Bretagna nel 1940 mi sento piccolo di fronte alla storia e ridicolo nel provare paura.

Non mi sono piaciuti i tentennamenti, e non mi sono piaciuti i seguaci che hanno anteposto la difesa del leader a quella della propria credibilità, e che hanno cercato di nascondere il problema dietro una, comprensibile ma ingiusta, rabbia nei confronti dell’estemporaneo whistle-blower, Luigi Zingales. Mi è piaciuto che, per la prima volta nella politica italiana, si sia dato un contenuto alla parola ‘responsabilità’, dimostrando che le regole sono tali se valgono per tutti, e di ritenere la credibilità più importante del fuoco di soppressione di menzogne e delle coltri fumogene di silenzi con cui normalmente si occultano misfatti veri.

Mi ha fatto ridere che si sia parlato di questione morale, come se Giannino avesse giurato che Ruby fosse nipote di Mubarak, o che MPS fosse una semplice banca privata. Ciò che non può danneggiare il pubblico non è una questione morale, ma un errore individuale: bizzarro, incomprensibile, ma pur sempre privato. Mi è dispiaciuto che ci sia finito in mezzo Giannino, che più di ogni altro ha consentito di riempire treni di liberalismo in un paese dove fino a pochi mesi fa si riempivano solo minivan. Le dimissioni, in un paese in bancarotta morale, rischiano di attivare meccanismi di selezione avversa: solo i migliori hanno la forza di dimettersi. Ma era la cosa giusta da fare: un esempio inusitato, e da seguire.

Ma quel che veramente conta e che alla prossima crisi, e ce ne saranno decine se tutto andrà per il meglio, il coraggio non si assenterà, momentaneamente, dai cuori di molti. Se la strada fosse facile, non staremmo dove siamo, e se le idee bastassero, già oggi avremmo risolto tutto: ma le idee sono nulla senza il coraggio.


Autore: Pietro Monsurrò

Nato a Roma nel 1979, ha un Dottorato in Ingegneria Elettronica e ha studiato economia alla London School of Economics. Ha scritto per l’Istituto Bruno Leoni, per Liberal, per Chicago-Blog e per Liber@mente.

19 Responses to “Fare per fermare il declino: il coraggio della responsabilità”

  1. Davide scrive:

    Piero,

    complimenti per l’articolo.

    Credo che anche la coerenza abbia un connotato morale.

    E per la prima volta (da tanto tempo) la mancanza di coerenza sulla nostra scena pubblica diventa e viene pensata come un disvalore.

    Credo che sia questa una piccola grande conquista che potrà diventare rilevante solo laddove possa costituire un valore condiviso da tutti sulla scena pubblica.

    In sè il millantare titoli accademici non toglie nulla al valore della persona, ma toglie valore al leader, al suo carisma, alla sua “coerenza morale”.

    Peccato solo che sia stata persa una occasione importante: un annuncio davvero spontaneo in cui Oscar avesse dichiarato di non avere alcun titolo avrebbe consentito non solo a Giannino (che ho sempre stimato molto) di acquistare punti, ma avrebbe consentito di affermare il valore della sostanza sul valore della forma, i titoli accademici, che davvero non aggiungono niente al valore della persona.

    Avrebbe consentito di affermare il coraggio dell’essere e di credere in ciò che si fa come base di ogni crescita, di ogni cambiamento, di ogni vita.

    Giannino apparentemente è stato imbrigliato dalla sua stessa mancanza di coraggio: di superare costruttivamente questo sistema dove conta apparire più che essere, dove conta l’ambizione nel raggiungimento di obiettivi personali più che il costruire veramente: FARE.

    Solo il fare coerente sulla base di valori condivisi porta ad accrescere la nostra società, ormai incapace di esprimere alcun tipo di novità e a distruggere questo sistema immobilistico, farraginoso, antimeritocratico, gerarchico, falso e totalmente incapace di adeguarsi alla natura delle cose.

    Il grande Giannino è espressione di questo stesso sistema, anche se ne vorrebbe cambiare le fondamenta. Ma la sua mancanza di coerenza lo ha svuotato nella credibilità. E siamo in molti ad essere dispiaciuti.

    Sta a noi, come società, capire che ci devono essere idee fondate su valori condivisi che partono da un diverso modo di ragionare.

    E il fare coerentemente è uno di questi.

    Grazie ancora all’autore per l’occasione (siamo coetanei).

    Davide

  2. Marco Galliano scrive:

    A me, da esterno, pare che anche al whistle-blower Luigi Zingales sia mancato il coraggio. Il di rimanere nel movimento da lui cofondato e il coraggio di darsi da fare per risolvere la situazione. Ha deciso di abbandonare baracca e burattini.
    Vero è che se uno il coraggio non ce l’ha non c’è nessuno che possa infonderglielo.

  3. Antonio Chialastri scrive:

    La vicenda Giannino mi ha scosso e non poteva che essere così. Più che sorpreso sono sbalordito da tipo di comportamento, da tutto ciò che a posteriori illumina l’intero progetto di Fare per fermare il declino, che oggi potremmo chiamare “Millantare per fermare il declino”.

    C’è una sostanziale differenza tra la “situational surprise” e la “fundamental surprise”. Nel primo caso, veniamo colti alla sprovvista, ma dopo un primo momento di smarrimento rientriamo entro un quadro di azione conosciuto, dando il giusto peso all’evento, che tra l’altro siamo in grado di affrontare con i nostri mezzi.

    La sorpresa fondamentale, invece, è quando accade qualcosa che è completamente al di fuori dei nostri schemi di comprensione.
    Per fare un esempio, se mi scoppia una gomma mentre guido, sono sorpreso, ma faccio subito qualcosa per rimediare; freno, sterzo, tolgo l’acceleratore, mi fermo sul bordo della strada.
    Se invece mentre sto guidando la macchina comincia a volare, non so letteralmente cosa fare.

    In campo politico, se Berlusconi promette di rdiare l’IMU, Casini dice che la famiglia è al centro e il PD promette l’innalzamento del ticket sanitario, sono tre esempi di situational surprise. Delle baggianate alle quali siamo abituati.
    Giannino è la fundamental surprise. Viene rimessa in discussione l’intera credibilità del personaggio e di quelli che gli sono andati dietro. Gli incarichi che ha ottenuto sono frutto di una eccezionale capacità oppure di un millantato credito? Si spaccia per un esperto di economia, ma dove si è formato? Aboliamo pure il valore legale del titolo di studio, ma rimane il valore morale del titolo di studio. Chi si è laureato ha dovuto faticare sui libri, ha sostenuto esami essendo giudicato da terze persone, ha dovuto scrivere una tesi che è la stesura di un saggio secondo delle regole controllate.
    Insomma, a me dispiace dover constatare queste cose, ma l’intero giudizio su Giannino l’ho rivisto, ma in negativo. Circa i suoi sostenitori, non capisco come si possa giustificare una persona che si pone come leader sapendo di spacciare menzogne su di sè. Soprattutto, il messaggio implicito di questa vicenda è che Giannino pensa che il resto degli Italiani siano dei gonzi cui si può vendere la fontana di Trevi. Grazie, ma c’è chi lo fa meglio.

  4. Alessandro scrive:

    “Ciò che non può danneggiare il pubblico non è una questione morale, ma un errore individuale: bizzarro, incomprensibile, ma pur sempre privato.”
    Non è vero, se affido i lavori di ristrutturazione ad una ditta certificata e poi scopro che non ha le capacità ed ottengo un lavoro sbagliato di chi è la colpa? con chi me la prendo?

    “Mi ha fatto ridere che si sia parlato di questione morale, come se Giannino avesse giurato che Ruby fosse nipote di Mubarak, o che MPS fosse una semplice banca privata.”
    Non credo che il punto sia chi la spara più o meno grossa..
    Credo che ci sia poco da difendere..

  5. Bianca Maria scrive:

    Io, in tutta questa vicenda, sono rimasta basita prima, amareggiata poi, rincuorata alla fine.
    Non importa se il peccato è stato grosso o piccolo; semplicemente non doveva esserci e a maggior ragione in questo movimento, in questo momento, in questi suoi ideali. Ma l’errore è stato fatto. E ora, a mio avviso, a quell’errore si è cercato di porre rimedio, chi lo ha compiuto se ne è presa la piena responsabilità. E, per me, questo è quello che conta.
    Avrei preferito che quanto successo non fosse successo; ma preferisco di gran lunga un errore “ripagato” e responsabilmente gestito a tutte le alternative di mala gestione incontrate fino ad oggi nel nostro panorama politico.

  6. Delfino Morelli scrive:

    “Errore privato” , quindi giustificabile, magari umanamente comprensibile, addirittura ingenuo: Una salita (o discesa) in campo così marcata ci si doveva aspettare richiamasse attenzioni “particolari”, figuriamoci poi se tale nuova presenza andava ad invadere spazi politici e percentuali di consenso politico fastidiose. Confesso di aver guardato con simpatia al personaggio, contando sulle sue specifiche attitudini e competenze (proprio quelle di cui il nostro Pasese ha un dannato bisogno). Ma come in tutti i momenti di grandi aspettative e di possibili grosse novità politiche, c’è una gran voglia di azzerare tutto , ricominciare da capo : Nuova politica, nuovi personaggi, nuova etica, nuovi programmi, e ti guardi intorno alla ricerca di tutto questo con tanta speranza. Era già accaduto nel ’94. Dopo 40 anni di ininterrotto potere della vecchia DC ( e complici) di inamovibilità assoluta che aveva perpetuato vizi e malversazioni sempre più gravi e compromettenti, fino all’esplosione di un debito pubblico mostruoso di cui stanno pagando il conto i nostri figli e chissa’ quante generazioni ancora (al proposito, un ringraziamento particolare a Casini ed ai suoi riferimenti storici e politici, veri genitori di tutto quanto ) , nel momento di speranza più grande, venne fuori dal cilindro Berlusconi. Persi altri 20 anni, tra malversazioni ancora peggio di quelle dei suoi precedessori e con macerie fumanti sempre più alte. Anche questa tornata elettorale sembrerebbe funzionale ad un profondo cambio di passo, ed allora ,ed ancor di più, ti guardi intorno : e ben vengano i Giannino, l’avevo sentito qui e lì in qualche trasmissione, sembra deciso, con idee chiare, innovative, forse era quello giusto finora non arrivato tra gli “eletti” mancava anche lui, con tutti gli altri quelli nuovi, nuovissimi di cui non si conoscono perfino nè nomi nè facce :che bello, il nuovo Parlamento vedrà gente Fresca, Motivata, Eticamente affidabile, Onesti (o magari non ancora disonesti) . Finalmente aria pulita e non più fritta, voglia di fare di agire :perdio dobbiamo uscirne…….. Ed ecco la notizia……..falsi Master……..ma chissenefrega del Master e dei titoli di studio, il mondo è pieno di esempi di successi professionali , personali e politici,non me ne fregava nulla…….ma ora provate voi a conciliare LE ASPETTATIVE E LA REALTA’

  7. creonte scrive:

    Giannino non fa lavori in cui deve certificare una prestazione di qualità minima garantita: non è un medico, un idraulico o un avvocato

    i suoi lavori non sono riservati a chi ha certe lauree… è tutto basato sul campo e sulla scelta degli editori, manager o di chiunque decide di usufruire dei suoi servizi.

    il millantare lauree è vero che è reato, ma è ben diverso di assumersi incarichi riservati a certe categorie proifessionali: Giannino non ha mai fatto lavori da avvocato nè tributarista…è un saggista e un giornalista

  8. Perfetto il commento ad un articolo perfetto.
    E sottoscrivo in particolare questa tua affermazione: “… un annuncio davvero spontaneo in cui Oscar avesse dichiarato di non avere alcun titolo avrebbe consentito non solo a Giannino (che ho sempre stimato molto) di acquistare punti, ma avrebbe consentito di affermare il valore della sostanza sul valore della forma, i titoli accademici, che davvero non aggiungono niente al valore della persona…”.
    Peccato sia mancato il coraggio: proprio a lui, nuovo Davide della politica contro tanti vecchi e ammuffiti Golia.

  9. Monica scrive:

    Il gesto peggiore lo ha fatto Zingales fregandosene altamente di tutti gli aderenti al movimento. Giannino ha dimostrato la sua cultura ed è stimato da sempre per la sua preparazione. le Corbusier non era un architetto ma la sua opera e riconosciuta e ammirata in tutto il mondo. la debolezza di Giannino poteva essere risolta in modo diverso. Io credo che Zingales abbia avuto qualche motivo preciso per far denunciare qualche giorno prima delle elezioni, perché è non lo ha fatto prima?

  10. Carlo scrive:

    Sig. Antonio,

    sono un sostenitore di Fare. Vorrei dire sostenitore convinto, ma dopo questa vicenda sono sì convinto, ma anche curioso di vedere come si muoverà il movimento nel periodo post-elezioni: a seconda del risultato elettorale ottenuto, sarà decisivo che sia condotto in maniera ineccepibile un processo di transizione fra il pre- ed il dopo-bugia (non lo chiamo errore intenzionalmente).

    Vorrei però sottolineare 2 aspetti:
    1) non mi sembra giusto nei confronti degli oltre 70.000 aderenti affermare che la vicenda di Giannino mini anche la credibilità dei propri aderenti: perché la bugia di Giannino dovrebbe ledere la mia credibilità? I sostenitori sono i primi lesi;
    2) sui sostenitori, mi precauzionerei di non fare di tutta l’erba un fascio: come men, una buona parte non giustifica questo comportamento nè lo relativizza con espressioni del tipo “ah, ma rispetto a come fanno gli altri”. Però c’è appunto tanta voglia di Fare e cambiare le cose: sarebbe un peccato buttare quello che è stato costruito e che ha legato così tante persone insieme

  11. Carlo scrive:

    Sig. Alessandro,

    personalmente, come sostenitore di Fare, sono d’accordo con lei. Non capisco questi articoli apologetici di Giannino: si parla di errore, di vezzo, di vanità, … Chiamiamo le cose per come stanno: bugie, falsità, menzogne. Dà fastidio? Bene, perché ha dato fastidio anche a me quando ne sono venuto a conoscenza, avendoci messo la faccia.

    Idem sul secondo punto: oltre a smetterla con le scuse, dovremmo smetterla anche di fare il confronto con gli altri: non è coerente predicare l’onestà da una parte e dopo quando si è colti in fallo dire “eh, ma rispetto agli altri …”

    Non si fa così: se si vuole ripartire ci vuole tanta umiltà, tanta voglia come quella enorme dimostrata dalle persone che si sono smazzate volantinaggi ed attività sul territorio, coraggio (e su questo sono d’accordo con quanto scritto sull’articolo). Ripartiamo, ma facciamolo dalle persone e dalle idee, non dalle scuse.

  12. LU scrive:

    Tanta invidia, tanti ometti che scrivono: conosco molti laureati in economia che a stento saprebbero leggere un bilancio aziendale o avere una cultura così ampia, profonda ed eterogenea come quella di Giannino. Molti difendono il titolo accademico -io ne ho seppure in discipline tecnico scientifiche – ma quello, da solo, non da diritto alcuno, tant’è che diversi riempiono i call centers. Ma Giannino è diverso, un uomo dalla cultura enorme, dall’intelligenza vivace, certamente ha peccato in vanità ma le cose che dice e professa, hanno “piegato” o fatto convergere il pensiero filosofico economico di cattedratici , tra cui Zingales e gli altri 3 economisti, che quell’impostazione economica e politica hanno condiviso. Poi però, delle eccellenti proposte, solo erché avanzate da un “vanitoso” intelligentissimo e capacissimo, all’improvviso sono divenute inconsistenti eprché le ha proposte un diplomato e non un laureato? Boh, snobbismo professorale – Monti e 3Monti docent.
    regards

  13. Massimo scrive:

    Un errore, ecco tutto. È un errore io lo concedo perché l’uomo non è una macchina. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

  14. finepix scrive:

    Io non dimenticherei un fatto: le firme di decine e decine di accademici (molti dei quali di levatura internazionale) che hanno sottoscritto il programma di FARE, sono tutte autentiche. Che facciamo, le buttiamo tutte?
    Ricorderei pure a tutti che il nome “Giannino” – nel simbolo della lista – non c’è mai stato. Il movimento è strapieno di persone validissime che potranno portare avanti il programma; a condizione (ovviamente) che chi aveva deciso di votarlo le ritenga ancora valide e conceda fiducia ad un movimento in cui in 48 ore il più noto rappresentante, rivelatosi inadatto per le note vicende, ha rassegnato le dimissioni (cosa mai vista prima in Italia).

  15. pasquale morea scrive:

    L’errore di Giannino non è nè bizzarro nè incomprensibile, a me sembra più semplicemente umano. Giannino sconta e concentra su di sè un vezzo tutto italiano dove solo se sei laureato (e ben venga esserlo), hai diritto di parola nel poterti esprimere con concetti sofisticati su ciò che conosci, vuoi per cultura, vuoi per esperienza, vuoi per autorevolezza. Sono d’accordo che se lo avesse candidamente ammesso, e ne aveva anche tutte le giustificazioni (provenienza sociale, ristrettezza economica, necessità di lavorare) ciò avrebbe fatto onore alla sua persona ma temo avrebbe anche tolto un pò di fascino alla sua autorevolezza. Forse è stato troppo nordeuropeo o meglio nordamericano, dove il titolo di studio aggiunge poco al saper essere e al saper fare, come non lo è alle nostre latitudini.

  16. Marco scrive:

    Lo stato o l’organizzazione che si fondano sulla forza di un individuo senza formare regole più durature e allevare una classe dirigente, ebbene quello stato o quell’organizzazione collassano quando viene a mancare il singolo che li ha promossi. Rileggiamo Machiavelli! Secoli sono passati e ancora si vedono partiti che non vedono al di là del loro leader e questo accade su tutte le posizioni, da Grillo a Berlusconi passando per Giannino. Facce più che programmi, Vite più che ideali.

  17. Marco scrive:

    Il punto non è che Giannino diventi stupido o incompetente senza titoli. E’ che ha mentito e si è gonfiato, esattamente come la classe politica che voleva spazzar via. E’ come tutti gli altri, è un montato, un volto noto con credenziali false, un forzato del catodico. Mi ha deluso e penso abbia deluso moltissimi del suo partito. Il ché, en passant, significa che anche qualora io decidessi di votare per gli altri componenti di FiD, molti si tirerebbero indietro e non si arriverebbe al 5% per poter esprimere davvero un candidato. Con questa debacle il voto per FiD è un voto perso, comunque la si pensi su Giannino

  18. creonte scrive:

    lo torvo abbastanza ingeneroso nei confronti di fare, nato appena qualche mese fa e che comuqnue è riuscito a portare 2-3 volti in tv

    inoltre ha dato molte indicazioni di programma, quando altri partiti non hanno nè un vero capo coalizione (pdl+ln) nè un programma preciso (pd+sel)

  19. Mr Conan scrive:

    il problema è che non risulta Le Corbusier si sia mai vantato di avere due lauree in architettura…
    detto questo, le idee di Fare sono buone, Giannino è una persona capace che ha sbagliato, si è giustamente fatta da parte e gli altri continuano. Lui potrà dare suggerimenti, senza metterci più la faccia. Come avviene in tutti i paesi del mondo.
    Mica che dopo il Watergate il Partito Repubblicano è scomparso, no? Se n’è andato Nixon, il Partito c’è ancora.
    Gli uomini passano, le idee restano.
    Certo, per queste elezioni la cosa inciderà, ma se il movimento continua a cresce significa che è sano, altrimenti se si sfascia era soltanto una delle tante liste personalistiche che non sarebbe comunque andata da nessuna parte.

Trackbacks/Pingbacks