Se non si fanno i confronti tv tra i candidati premier, la colpa è solo delle tv

La par condicio è come l’obbligatorietà dell’azione penale. Un principio sacrosanto, cioè inapplicabile, che promettendo tutto, non garantisce niente. L’ordinamento giuridico italiano, dalla Costituzione in giù, ha una particolare affezione per i principi sacrosanti e una speciale noncuranza per la concretezza. Che poi dietro il principio non negoziabile si camuffi più facilmente un conflitto di interesse ideologico o economico non è mai un caso e quasi sempre un programma. Se il diritto non deve concretamente “funzionare”, può agevolmente “disfunzionare” a vantaggio del legislatore di turno.

Da questo punto di vista, la legge sulla par condicio è uguale e contraria alla legge Gasparri. Una trama di norme costruita in base all’interesse di chi avrebbe dovuto giovarsene. Visto che però le leggi hanno sempre una portata più lunga dello sguardo di chi le fa, la par condicio non si è limitata a imbavagliare (per modo di dire) l’editore-politico Berlusconi, ma a politicizzare l’attività editoriale, subordinando tutta l’informazione tv all’aritmetica cretina dei tempi e degli spazi “garantiti”. Purtroppo la politica italiana si ostina a non entrare nello schema previsto dalla par condicio – che potrebbe funzionare decentemente solo in un sistema bipartitico – e quindi le misure di garanzia non garantiscono nulla e consentono a tutti, alle tv come ai candidati, di tirarsi fuori dagli impicci lasciando spazio ad una campagna elettorale formalmente pluralistica, cioè ottusamente “monologata”. Nessun confronto, meno che mai “all’americana”, tra i candidati a Palazzo Chigi.

È comprensibile che Mediaset e Rai per ragioni diverse non vogliano né possano disapplicare  una normativa di fatto inapplicabile. Gli editori di riferimento – per Mediaset Berlusconi, per la Rai chi vincerà le elezioni, dunque presumibilmente Bersani – sono quelli che al momento hanno meno interesse ad accettare confronti diretti. Ma perché Sky e La7 continuino a ballare al ritmo della musica del partito Raiset non è francamente comprensibile. Non certo per timore di violare una regola (la par condicio appunto) che fa dell’informazione un’eccezione e di fatto autorizza una quotidiana eccezionalità.

Per non violare la par condicio, le testate televisive dovrebbero chiudere i tg e non raccontare la politica secondo il principio (giornalistico) della rilevanza dei fatti. Ma visto che non chiudono i tg e sfidano quotidianamente le sanzioni dell’Agcom, non si capisce perché non sfidino l’ostilità dei candidati premier più riluttanti e non li convochino – scegliessero la formula che preferiscono – ad un confronto diretto. A due a due, a tre a tre, tutti contro tutti. Ma la scegliessero loro, la formula senza consultare gli azzeccagarbugli del latinorum “parcondicista”. Che potrebbe succedere? Che arrivi una multa dell’Agcom? Gli inserzionisti sarebbero lieti di pagarla. Insomma, se non si farà alcun confronto tra i candidati premier, non sarà per colpa di Berlusconi o di Bersani, ma delle Tv che non se la sentono di “sfidarli” convocandoli e basta – senza accordi preventivi, senza ambasciate, senza garanzie –  lasciando vuota la sedia degli assenti.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

3 Responses to “Se non si fanno i confronti tv tra i candidati premier, la colpa è solo delle tv”

  1. sauro scrive:

    “candidati premier”?
    Allora vale ancora la regola “Gli italiani devono sapere alla sera delle elezioni chi sarà il loro Presidente del Consiglio”?
    No perché pare ce lo siamo dimenticati che si sbraitava così durante le scorse politiche. Ora non è più indicato il candidato premier il nome sulla lista? Ma chi è? Coerenza mai, naturalmente. Giusto per dar lo zuccherino alla coalizione di uno, di uno solo. E i media che si rincorrono sul non-master di Giannino e sul confronto a due o a tre. Il confronto DOVREBBE essere tra i candidati Primo Ministro, non tra capi coalizioni e formalità altre utili a far finta di nulla.

  2. creonte scrive:

    non esistono candidati premier, esiostono colo capi di coalizioni.
    e se nessuna coalizione è autosufficiente in parlamento il premier può benissimo essere un non capo di coalizione

  3. Parla come Mangi scrive:

    Hai capito solo ora che non vogliono avere vincoli di mandato, come del resto è espressamente previsto dalla Costituzione, quella tanto bella che tutto il mondo ci invidia, che però a nessun stato sfiora minimamente il pensiero di mettere a casa propria?
    Vogliono fare quello che vogliono, vogliono solo il voto ora e dopo faranno quello che vorranno come è sempre stato.
    Confronti TV?? Per cosa, sappiamo già tutto, non abbiamo bisogno di chiacchiere ma di fatti e i fatti sono che il PDL ha governato quindi sappiamo cosa sia, idem UDC, idem PD anzi in questo caso non ci siamo neanche accorti della differenza, i vari Fini & C. per loro vale il motto “Franza o Spagna purché se magna”, Giannino & C. bisogna avvivarlo che tutte quelle cose che dici sono proprio quelle che ci hanno rodotto sul lastrico, politiche neo-liberiste per non dire di peggio come ad esempio il suo compare che lo ha abbandonato Zingales degno di uno dei migliori estremisti deiChicago Boys fosse per lui il miglior esperimento con il miglior risultato è il Cile, quindi stendiamo un velo pietoso.
    Posso solo ricordare che siamo andati a votare per la Repubblica o a Monarchia senza tv, senza sondaggi eppure la gente ha sapito scegliere informandosi, documentandosi e non come vogliono far ora invece informandoci e documentatoci sul quello che vogliono farci far credere.

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