Elezioni politiche 2013: a ognuno la sua first lady

Ogni candidato ha una papabile first lady accanto, e ogni donna, come Vanity Fair comanda, ha un vezzo, un estro estetico, uno stile unico che la rappresenta. Dal Calippo di Francesca Pascale, fidanzatina del Cav, al tailleur di Elsa Monti, un file rouge unisce tutte le donne dei (forse) Presidenti: sono l’ultima carta da giocare, utile ad animare gli animi più freddi, a raccontare le gesta domestiche del marito quando, non convincendo con un programma economico, cerca di farlo con la mozione del cuore. Eccole tutte, ognuna con il suo punto di forza e di debolezza.

Daniela Ferrari in Bersani, farmacista a Piacenza, capello mechato e orecchini vistosi, è quella che non ti aspetti: non ha il look tristanzuolo da vecchia sezione dei DS. Niente maglioni di lana merinos, per capirsi, ma sorriso sereno e cappottino da sciura benestante. Potrebbe essere la carta vincente del marito per convincere le signore un po’ attempate che, vagamente sinistrorse e fiere di una femminilità mai femminsta, non indosserebbero nemmeno dietro minaccia un maglioncino modello Bindi. Unica pecca la famosa frase “Lei non sa chi sono io, che una vigilessa di Ponte dell’Olio le attribuisce, dopo averla multata per divieto di sosta. Ma la signora Ferrari aveva parcheggiato di tutta fretta per entrare in profumeria, commettendo un piccolo peccatuccio che in fondo ogni dama compierebbe per una boccetta di Chanel.

Vezzosa sobrietà: ecco in un ossimoro, invece, Elsa Monti. A scapito degli abiti ultra chic da Via Montenapoleone e del loden del marito, la signora dribbla tutti raccontandosi a Chi. In 10 pagine ultra color, il buon Mario perde in freddezza e guadagna punti simpatia grazie a un racconto dal tono tra l’anglosassone e Dagospia. Confessa di aver chiesto lei a Monti di sposarla e descrive una vita trascorsa nelle retrovie. Insomma: in poco tempo, Elsa Monti ha mostrato più scaltrezza delle altre concedendosi a un bagno nazional-pop, senza però perdere in eleganza. E se Lettera43 la definisce “tutta messa e messa in piega”, può convincere chi, alla casa e alla Chiesa, aggiunge un passaggio in boutique. Un angelo del focolare, insomma, alle prese con i fornelli in una bella cucina in Engadina.

Di tutt’altra pasta, e altra età, Francesca Pascale, Franceschina per gli amici. Si è fatta strada a suon di movimenti d’anca, prendendo alla lettera le parole della sigla di Tele Cafone, trasmissione di Tele Capri per cui ha ballato e riballato con il celebre Calippo in mano: “Se muovi il mandolino si alza l’Auditel!”. E come è noto l’attuale moroso, Silvio Berlusconi, alle impennate di Auditel è particolarmente sensibile. Pascale, però, un grande pregio ce l’ha. Non convincerà le femministe d’Italia, certo, ma unisce in un solo corpo tutti i modelli femminili amati negli anni dal Cav: il passato televisivo, i recenti abiti da conversione ministeriale stile Carfagna, la faccia siliconata qua e là a ricordare l’estetica anni 80 tanto cara al fidanzato. Tutto e troppo per essere spiattellato nel breve tempo di una sola campagna elettorale.

Parvin Tadjik, invece, padre iraniano e madre italiana, è il tocco glam nell’estetica un po’ stracciona grillina. Quella frangetta che non ti aspetti, quella eleganza improvvisa in mezzo ai capelli arruffati del marito Beppe Grillo e agli orribili berretti cui ci ha abituato l’amico Casaleggio. È la faccia meno rabbiosa del M5S, la più umana, altro che “ognuno vale uno” – come recita l’inno del Movimento. Parvin era al telefono con una amica, forse Carla Signoris, consorte di Crozza, o Marina Biancardi, reginetta del benessere a Genova, quando ha pronunciato la famosa frase per cui tanto è stata criticata: “Dovrò rifarmi la piega se faccio la moglie del premier”. Francamente ha ragione: andare dal parrucchiere prima di farsi scattare una foto ufficiale è il minimo. Parvin, insomma, come Michelle. La faccia governativa di Grillo.

Letizia, la consorte di Ingroia è tutto, invece, fuorché rivoluzionaria. È la madre, la moglie, la spalla solida. Almeno così il leader di Rivoluzione Civile la descrive nel libro-intervista Io so: una donna che, negli anni, è riuscita a sopperire alle mancanze e alle assenze di un padre sempre impegnato nella giustizia – e che ne è riuscita a tollerare il carattere, oltretutto. Insomma, è lei l’anima dolce del rivoluzionario, ma a chi vota la rivoluzione, della dolcezza che se ne frega?

Infine, Margherita Brindisi. Giovane, bionda, connessa, consorte di Oscar Giannino, merita il premio originalità, per l’abito da sposa quanto meno. E perché per stare dietro ai virtuosismi estetici del marito ci vuole un certo carattere e altrettanto estro. Ecco: a vederla sembra simpatica, anche se Giannino non ha bisogno, dal punto di vista del consenso, di qualcuno che esalti doti di cui già dispone. Sono loro la coppia scoppiettante: fotografati come due divi a fare shopping a Milano, hanno cambiato lo status di Facebook quando si sono messi insieme. Tra il grido “Basta!” del marito alla radio e le giacche introvabili che sfoggia, lei è la nota in più, in perfetta armonia con lo stile liberal-folle del consorte.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

One Response to “Elezioni politiche 2013: a ognuno la sua first lady”

  1. simo scrive:

    Mancano pochi giorni e se non sapete chi andare a votare guardatevi questo video http://youtu.be/o5QhXqM6u8g Tanta verità!!

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