di PIERCAMILLO FALASCA

– “Beppe Grillo è come il primo Mussolini e il M5S è l’equivalente contemporaneo del fascismo delle origini.

Chi oggi pensa che queste parole siano eccessive, rilegga la storia, faccia i dovuti distinguo, tenga conto delle mutazioni tecnologiche e culturali, ma rifletta bene sul senso e sul pericolo di un movimento confuso nelle idee, nato per canalizzare la protesta, sprezzante delle istituzioni, animato spesso da invasati, intenzionato a “fare pulizia”, imprecante contro i “poteri forti”, statalista e nazionalista, disinteressato alla democrazia rappresentativa in favore di una pasticciata democrazia plebiscitaria e più di una volta denigratorio nei confronti di diritti e libertà individuali (penso alle osservazioni di Grillo sul diritto di cittadinanza o alla vicenda dell’assessore incinta).

In un tempo di profonda crisi economica e sociale, tutto appare difficile, lo sconforto sembra prevalere, ma non commettiamo i facili errori del passato: dobbiamo migliorare la politica e la democrazia rappresentativa e liberale, adeguarle al nostro tempo, non lasciarle nelle mani dei più biechi istinti della paura e della rassegnazione”.

Le reazioni a questo mio commento su Facebook sono state le più disparate: “leggi meglio la storia”, “così fai un favore a Grillo”, “stai esagerando”, “voto Grillo e non mi sento un fascista” e via discorrendo, fino alla curiosità sulla mia posizione mostrata ieri da Franco Di Mare che mi ha intervistato ad UnoMattina.

Più che una provocazione, la mia vuol essere un’evocazione di quanto male possa fare l’accettazione troppo passiva – a volte assolutoria, a volte complice – di un fenomeno non dissimile dalle pulsioni populiste ed antidemocratiche di cui la storia d’Europa è ricca di esempi, anche recenti.
“Senza il Movimento 5 stelle, avremmo avuto Alba Dorata o peggio!”, esclama qualcuno, citando peraltro lo stesso Grillo. Si omette troppo spesso di dire che, dietro la carica di simpatia del comico genevese, si nasconde un coacervo di contenuti, istanze, “narrazione” e confusione programmatica non dissimili da quelli degli estremisti greci. E proprio la grande capacità di penetrazione del medium Grillo in un elettorato maggioritario, giovane e molto attivo in Rete, ne fa in realtà una minaccia ancora maggiore.

Gli italiani sono brava gente se votano Grillo, tanto quanto erano brava gente i loro nonni che votavano Mussolini: la tenuta di una democrazia liberale non è compito degli elettori, ma delle forze politiche “costituzionali”, quelle cioè che accettano di confrontarsi tra loro sulla base delle regole condivise e dei meccanismi istituzionali formali e sostanziali (tra i quali includerei anche i dibattiti, le interviste e i confronti televisivi). Quelle regole vanno urgentemente modernizzate (non ci sarà una Terza Repubblica senza una rigorosa revisione della Costituzione italiana e una riforma della legge elettorale), non distorte.

Nessun dialogo con Grillo, nessuna alleanza con Grillo né con chi dialoga con Grillo, nessun tentativo di blandirne i futuri rappresentanti parlamentari: questo vorrei sentire negli ultimi giorni di campagna elettorale da parte dei leader delle forze politiche che non intendono “aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno” (cit.), ma migliorarne la funzionalità, la trasparenza, la qualità dei membri e la capacità di rappresentare una società sempre più complessa e plurale.

Don’t feed the troll.