Politici e popolo, una faccia, una razza. Altro che Grillo, Bisio for President!

di CARMELO PALMA – C’è qualcosa di troppo benevolo nella tesi secondo la quale l’Italia e gli italiani, nel momento del pericolo, danno il meglio di sé, salvo tornare a un negligente cazzonismo politico, quando le cose volgono al meglio. In realtà, il giudizio andrebbe aggiornato. Un secolo di storia politica dimostra al contrario una certa attitudine a volgere politicamente al peggio non solo il bene, ma anche il male. Semmai, agli italiani andrebbe riconosciuto il genio della “ricostruzione” – paradigmaticamente, quella del secondo dopoguerra – che però purtroppo presuppone una certa inclinazione a far macerie di tutto e a coltivare fino in fondo (sempre, almeno al principio, democraticamente) un’angoscia politicamente distruttiva e autodistruttiva.

Come il fascismo è stato un suicidio liberatorio dalla crisi dello stato liberale e il “manipulitismo” moralistico da quella della “democrazia dei partiti”, allo stesso modo l’ordalia antipolitica, cui si accodano trasformisticamente settori crescenti del mondo partitico, potrebbe far giustizia di una politica inconcludente arruolandola nel vaniloquio delirante dello sfasciacarrozze democratico – Grillo –  e delle sue piazze incattivite e disperate. L’annunciato successo elettorale del M5S rientra perfettamente nell’autobiografia politica della nazione (nei suoi capitoli peggiori). E’ una storia circolare e apparentemente senza uscita che porta da Piazza Venezia a Piazzale Loreto e poi di nuovo a Piazza Venezia.

Se proprio gli italiani volessero seguire un comico, farebbero meglio a rivolgersi a Claudio Bisio e non a Beppe Grillo. Non a chi li assolve e giustifica, come fa il secondo, ma a chi li sfotte, come ha fatto il primo a Sanremo, ricordando che, in fondo, la classe politica è fatta a immagine e somiglianza e sulla misura dei loro difetti. Gli eletti impresentabili sono l’altra faccia di un elettorato impresentabile, la scarsa qualità dell’offerta politica riflette una scarsa qualità della domanda politica, che è poi quanto i cittadini chiedono o esigono dai candidati per “ripagarli” col voto. L’Italia così cade spesso in incantesimi rovinosi e preferisce uscirne non svegliandosi, ma cambiando incantesimo. Grillo è solo l’ultimo, e certamente il più talentuoso, dei guaritori che promettono di “togliere il malocchio” alla Repubblica.

Una certa dose di obbligata ruffianeria elettorale impedisce di sfidare direttamente il consenso antipolitico incanalato nelle piazze del capo-popolo di successo. Ad un elettorato che ringhia, pensano tutti sia meglio non contendere l’osso con cui si consola. Ma questo realismo non ci sembra propizio, né patriottico. Sarebbe più utile forse cercare un consenso meno diffuso e vibrante su di un’analisi più veritiera e meno compiacente del default politico italiano. Se è riuscito a farla Bisio, in prima serata, a Sanremo, potrebbero provarci anche i politici e gli intellettuali incantati dalla forza dell’esorcista genovese.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

2 Responses to “Politici e popolo, una faccia, una razza. Altro che Grillo, Bisio for President!”

  1. Luigi Di Liberto scrive:

    …ordalia antipolitica con elettorato che ringhia e l’esorcista genovese.

    Carmelo… ma che fai, rosica? Lo tsunami è una rivoluzione in modo democratico. Tra 7 giorni il dente sarà cavato e non ti fa piu male :)

    PS E vero che a Roma viene anche Calentano?

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  1. […] e ruffiana di questo santo guaritore del malocchio democratico. Anche questa inclinazione (lo abbiamo già scritto) rientra, e non da oggi, nell’autobiografia (e nell’antropologia) politica della nazione. […]