Le dimissioni di Ratzinger? Colpa (anche) di Wojtyla

di LUIGI QUERCETTI – Sono molteplici le cause, la maggior parte delle quali resteranno probabilmente per sempre ignote all’opinione pubblica, che hanno spinto Benedetto XVI a rinunciare al soglio pontificio. Non solo l’età avanzata, la salute precaria e le caratteristiche umane di Joseph Ratzinger, un teologo che forse avrebbe preferito proseguire la carriera accademica piuttosto che diventare il vicario di Cristo. Sulla decisione di Benedetto XVI deve aver influito il pesante e scomodo fardello ereditato da Giovanni Paolo II.

Troppe le questioni lasciate aperte dal suo predecessore, troppi i nodi irrisolti che inevitabilmente sono venuti al pettine (molti dei quali non ancora sciolti) nei sette anni del suo pontificato.

Forse perché ormai provato nel corpo e nello spirito, Wojtyla ha lasciato aperta la ferita dello scandalo pedofilia che aveva investito la Chiesa nel 2002, a partire dal Nord America. Una questione che è poi esplosa nelle mani di Benedetto XVI nel biennio 2009-2010 (e per di più in Europa, che il Vaticano considera il cuore della cristianità) e che ha costretto Ratzinger a doversi difendere (e a chiedere scusa) per le pesantissime accuse mosse ai vertici ecclesiastici di aver insabbiato e coperto gli abusi nei decenni precedenti.

Allo stesso modo, a Benedetto XVI è toccato, invano, cercare di ricucire lo strappo tra l’episcopato e la Segreteria di Stato che proprio Wojtyla aveva temporaneamente risolto, in Italia, consegnando alla Cei ruiniana il monopolio politico della rappresentanza cattolica, ma che altrove ha creato tensioni irrisolte e irrisolvibili. Tensioni analoghe a quelle che sono deflagrate con Vatileaks, sullo sfondo di una vicenda che aveva al centro la trasparenza dello Ior e della gestione delle casse e del patrimonio vaticano – altro capitolo scottante passato da Giovanni Paolo II nelle mani di Ratzinger – e in cui si consumava un vero e proprio regolamento di conti e una lotta di poteri e tra poteri all’ombra dei sacri palazzi.

Troppo, per un Papa come Benedetto XVI che non ha potuto nemmeno contare per le sue caratteristiche su un rapporto di naturale empatia con le masse cattoliche e non cattoliche, come quello di Giovanni Paolo II (anche questa è a suo modo una pesante eredità “negativa” lasciatagli in carico dal predecessore). Con Benedetto XVI la Chiesa è apparsa anzi ancor più arroccata sulle proprie posizioni, in particolare per quanto riguarda i temi maggiormente sensibili per l’opinione pubblica occidentale, come il fine vita, la procreazione e la libertà sessuale (si pensi al reiterato anatema morale contro l’omosessualità). Ma è bene ricordare che lo stesso Wojtyla non ha fatto alcun passo in avanti su tutto questo e, nel corso del suo pontificato, non ha nemmeno completato le riforme in qualche modo annunciate dal Concilio Vaticano II.

Un Pontefice teologo, lontano dal sentire della gente comune, gravato dal peso dell’eredità pesante e scomoda lasciatagli da Wojtyla. Eppure è a Ratzinger che si deve l’atto più laico, moderno e riformatore dell’intera storia della Chiesa moderna: rassegnare le dimissioni.

 


Autore: Luigi Quercetti

Nato nel 1980, abruzzese, giornalista, papà, laureato a sua insaputa. È stato redattore dell’agenzia di Stampa Asca e collaboratore de Il Messaggero e Italpress.

One Response to “Le dimissioni di Ratzinger? Colpa (anche) di Wojtyla”

  1. Edoardo scrive:

    Bellissimo articolo,condivido in pieno

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