Programma PDL/2. Tutto molto bello, ma concretezza zero

– Nella prima parte di questo articolo, uscita ieri, ci siamo occupati dei capitoli riguardanti premessa, assetto istituzionale e famiglia del programma del PDL. In questa seconda parte ci occuperemo di temi fiscali ed economici dedicando poi una parte marginale dell’analisi agli altri temi.

6. Riforma fiscale
a) Abbassare le tasse è fondamentale per lo sviluppo del Paese:

  • Eliminazione dell’Imu sulla prima casa
  • No alla patrimoniale
  • No all’aumento dell’Iva

La premessa sub a) è ad avviso di chi scrive corretta, rispondendo ad una consapevolezza che ormai, in ragione della elevatissima pressione fiscale, è comune a tante forze politiche.
Il primo punto è diventato il cavallo di battaglia del Cavaliere per questa campagna elettorale; tuttavia, nel programma non c’è traccia della restituzione dell’Imu pagata nel 2012. Poiché la “proposta shock” è stata al centro del dibattito per una settimana intera, conviene comunque spendere due parole.
La copertura per una spesa pari a circa 4.2 miliardi di euro (il gettito 2012 sulle prime abitazioni) è stata prima individuata in un imminente accordo con la Svizzera per i capitali ivi depositati; poi attraverso la riduzione dei costi della politica; infine attraverso il gettito da giochi e lotterie. Poche settimane prima Brunetta ipotizzava l’aumento delle imposte di fabbricazione degli alcolici.
Su questo giornale ci siamo già occupati dei capitali depositati in Svizzera, specificando che una discussione protratta tanto a lungo prima di arrivare ad un accordo produce due effetti: i capitali, mobili per definizione, troveranno (o hanno già trovato) altra allocazione per sfuggire alle maglie del fisco; qualunque accordo fosse trovato produrrebbe benefici di cassa trascurabili in caso di aliquote leggere – si stima un gettito una tantum di 2,5/3 miliardi e un flusso di 4/500 milioni – e ancora più basso in caso di aliquote punitive.

Berlusconi parla di gettito di 10 volte superiore ma non si capisce da dove prenda queste cifre, né lui lo dice.

Il no alla patrimoniale contiene un’incongruenza: posto che l’imu è una patrimoniale, lasciarla sulla seconda casa e sugli insediamenti produttivi, come si evince dal fatto che il programma non menzioni questo capitolo, è un controsenso.

L’aumento dell’Iva fu un provvedimento caldeggiato dallo stesso Berlusconi, il quale, durante la crisi del debito dell’estate scorsa, ipotizzava addirittura un aumento temporaneo di 2 punti (dal 20 al 22%) e un’imposta a regime del 21%.

Tendenziale azzeramento dell’Irap
Diminuzione della pressione fiscale di 1 punto all’anno

L’Irap, l’abbiamo scritto tante volte, è un’imposta feroce e distorsiva ed è una delle principali cause del gap di competitività delle nostre aziende. Abolirla è sacrosanto, ma, per come è scritto il programma, non si capisce se la diminuzione della pressione fiscale di un punto all’anno per cinque anni sia aggiuntiva rispetto all’eliminazione dell’Irap e a quella dell’Imu sulla prima casa, o se le due imposte rientrino nella diminuzione della pressione fiscale. Il gettito Irap vale 32 miliardi, quello Imu come abbiamo detto circa 4. Insieme dunque valgono poco meno di 2,5 punti di PIL.
Se ne fanno parte bisogna ricercare nel programma l’altra metà; se non ne fanno parte allora il taglio della pressione fiscale indicato nel programma è molto sottostimato. Poiché il cavaliere non è mai parco di promesse, e oggettivamente non avrebbe senso annunciare obiettivi inferiori a quelli desiderati, è evidente che chi ha scritto le 36 pagine era in confusione.

La non meglio identificata fiscalità di vantaggio come politica di sviluppo economico territoriale è talmente vaga che non vale la pena spenderci neanche una parola.

b) Fisco amico

  • Assistenza preventiva degli uffici finanziari

Questo sarebbe un bell’obiettivo, seppur vago, ma comporterebbe una riorganizzazione degli uffici dell’agenzia fiscale e per il territorio, con conseguente spesa pubblica.

  • Possibilità di scaricare dall’imponibile fatture e ricevute

Quali, tutte? Anche qui l’obiettivo è talmente ambizioso – e vago – da sembrare surreale.

  • Concordato fiscale preventivo

Vecchio pallino del ministro Tremonti: il contribuente si mette d’accordo preventivamente col fisco per l’applicazione delle imposte sui redditi, di solito quelli d’impresa. Messa così, sommariamente e senza ulteriore spiegazione circa l’accesso al concordato e i redditi interessati, somiglia ad un condono; quello stesso condono che ora viene inserito nelle dichiarazioni e ora tolto.

  • Revisione e riduzione dei poteri di Equitalia
  • Revisione radicale del redditometro
  • Costituzionalizzazione dei diritti del contribuente

Il “merito” di aver attribuito tanti poteri ad Equitalia è di, indovinate, Berlusconi; lo stesso dicasi per il redditometro, la cui versione tremontiana differisce dall’ultima solo per l’assenza del controllo retroattivo e per la tolleranza rispetto agli scostamenti Istat del 25% invece che del 20%.
Rendere inderogabile lo statuto del contribuente sarebbe cosa sacrosanta, ma da quando è diventato legge, 31 luglio 2000, è stato violato più di 400 volte. In questi 12 anni, Berlusconi ha governato per 9.

Seguono poi una serie di punti che attengono alla disciplina bancaria. Ne affrontiamo solo uno, quello che recita: “I finanziamenti della Banca Centrale Europea alle banche devono essere destinati prioritariamente al credito per famiglie, giovani e imprese.”

Il problema posto è tecnicamente complesso. La BCE può solo indicare come dovrebbero essere usate le facilities accordate al sistema bancario. Sono poi le banche che decidono autonomamente come usare le iniezioni di liquidità. I due programmi sin qui varati sono stati utilizzati per patrimonializzare banche sottodimensionate e per riequilibrare il capitale di garanzia. Una banca con portafogli solidi può più facilmente erogare credito, quindi quello che è scritto nel programma già avviene almeno in teoria. Semmai bisognerebbe fare valutazioni sul sistema bancario nel suo complesso ma per ragioni di sintesi rimandiamo questo argomento ad altre riflessioni, quali ad esempio quelle esposte a proposito della vicenda MPS.

Sempre per amor di brevità, saltiamo gli altri punti (fra cui svariati buoni fiscali, rilancio del piano infrastrutturale, agevolazioni alla green economy, nuovo piano casa) e passiamo all’ultimo, quello sul debito.

Debito pubblico

  • In 5 anni, rapporto debito-Pil sotto quota 100%
  • Attacco complessivo al debito pubblico da 400 miliardi
  • Tendenziale dimezzamento degli oneri del servizio del debito in 5 anni
  • Rigoroso criterio di reciprocità con gli altri Paesi, per evitare attacchi a danno di aziende strategiche

Sembra un déjà-vu, preso dal programma di un giovane partito ultimamente attaccato violentemente dal cavaliere. Ovviamente nulla da dire sulla bontà della proposta, ma manca completamente un’analisi sia del patrimonio dello Stato in genere sia di quello alienabile.
Il principio di reciprocità evoca la triste esperienza Alitalia e vuol dire “mai aziende italiane in mano straniere”. Con questa pregiudiziale sembra improbabile che si possano vendere a valori significativi le aziende pubbliche.

Spesa pubblica

  • Intervento di forte riduzione della spesa pubblica di almeno 16 miliardi l’anno
  • Riduzione di una quota pari al 3% delle attuali Tax Expenditures
  • Ogni legge di spesa deve avere una scadenza

A parte quelli indicati, nessun numero e nessuna precisazione.
La limitazione al 3% delle tax expenditures è in contrasto con i tanti buoni dote e le tante detrazioni annunciate nel programma. Quindi delle due l’una: o c’è una forte riduzione del carico fiscale attraverso le detrazioni o una limitazione della spesa pubblica.
Entrambe, al di là dei proclami, nel programma del PDL non ci sono.

Il giudizio definitivo se lo farà ciascun elettore. Quello che sembra a noi è che per criteri di redazione, per imprecisioni, per assenza di analisi scientifica, questo programma non sia altro che propaganda elettorale, e nemmeno della miglior specie.


Autore: Costantino De Blasi

Nato a Brindisi nel 1968, vive fra Salerno e Milano. Risk manager per una società di brokeraggio e consulente finanziario. Seguace di Friedman e della scuola liberista di Chicago, è iscritto a FARE per Fermare il Declino, e candidato al Senato.

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