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Terzo test nucleare della Corea del Nord. E il mondo sta a guardare

– Ogni volta che la Corea del Nord testa un missile a lungo raggio o una bomba atomica, il mondo resta incredulo, meravigliato, perplesso e incapace di dare spiegazioni o risposte chiare.

Il “regno eremita”, l’unico retto da una dinastia comunista ereditaria, l’unico regime ancora stalinista ortodosso, l’unico completamente isolato dal resto del mondo (salvo un limitato cordone ombelicale con la Cina), l’unico che soffre di una carestia cronica e autoindotta in tempo di pace, è lontano dalla nostra mentalità quanto potrebbe esserlo uno Stato marziano. Se il popolo di Marte desse prova della sua esistenza, se ci mostrasse armi che non conosciamo, ci domanderemmo, prima di tutto, quali potrebbero essere le sue intenzioni.

Ci vogliono invadere? Ci vogliono solo far vedere quanto son bravi? Vogliono ottenere qualche cosa? E cosa, allora? Possiamo trattare o siamo costretti a combattere? Martedì scorso, una scossa sismica registrata in Corea del Sud ci ha indicato che questi marziani dietro l’angolo hanno testato una bomba atomica, con una potenza stimata di 6 kt, superiore ai due precedenti test sotterranei. Il regime di Pyongyang dichiara al mondo intero di essere riuscito a sperimentare un’arma tattica, dalla potenza volutamente ridotta, utilizzabile sul campo in caso di guerra con la Corea del Sud. Le fonti ufficiali di Kim Jong-un, terzo dittatore della Corea del Nord, parlano di “testata nucleare miniaturizzata”, pronta ad essere montata sui missili.

La reazione internazionale è sempre la stessa: un dibattito fra sordi, ciascuno dei quali è assolutamente convinto di conoscere le reali intenzioni dei nordcoreani. La Cina è irritata, perché aveva diffidato il regime di Pyongyang dal condurre il test, in un momento in cui la tensione era già alta per il lancio (contrario a ben due risoluzioni dell’Onu) di un satellite nordcoreano nello spazio con un missile a lungo raggio.

Tuttavia pure il regime di Pechino non è solito esprimersi in modo intellegibile, per lo meno dal punto di vista occidentale. Sarà anche irritato, ma l’unica cosa che ufficialmente esprime è un invito alla calma: “Esortiamo le parti a concentrarsi sulla situazione nel suo insieme, rispondere in modo appropriato e prevenire una escalation della situazione”, è questo, su per giù, il contenuto della telefonata fatta dal governo cinese a John Kerry, il Segretario di Stato americano.

Un’analisi di Shan Jung, pubblicata sull’agenzia stampa cinese Xinhua, spiega pacatamente che:

“In realtà, la disobbedienza della Repubblica Democratica Popolare di Corea alle risoluzioni Onu è profondamente radicata nel suo senso di insicurezza dopo anni di confronto duro con la Corea del Sud, il Giappone e i militarmente soverchianti Stati Uniti. Agli occhi della Repubblica Democratica Popolare di Corea, Washington non ha fatto nulla per contenere la sua aggressività e ha continuato a flettere i suoi muscoli con continue esercitazioni nella regione, assieme a Giappone e Corea del Sud. L’ultimo test nucleare è un’altra manifestazione del tentativo disperato della Repubblica Democratica di Corea di tenere alla larga questa minaccia”.

L’analisi di Shan Jung riflette abbastanza bene quel che di solito leggiamo sull’agenzia stampa ufficiale della Corea del Nord, la Kcna. Obama ha appena annunciato una riduzione dell’arsenale nucleare statunitense a 1000 testate, 550 in meno rispetto ai limiti previsti dall’ultima versione del Trattato Start. Eppure, dal punto di vista della Kcna, gli Usa starebbero ancora conducendo una

“…serie di test nucleari, col pretesto di garantire la sicurezza degli arsenali atomici, mentre somme ingenti vengono spese per modernizzare le armi di distruzione di massa. Gli Usa stanno concentrando i loro sforzi nei preparativi di una guerra contro la Repubblica Democratica Popolare e stanno trasformando Giappone e Corea del Sud nelle loro basi avanzate, per condurre un attacco nucleare preventivo (…) E’ stato riferito, in un giornale sudcoreano, che il comando strategico statunitense abbia già predisposto l’Oplan (piano operativo) 8010-08 nel 2009, che prevede un attacco agli obiettivi militari, politici e nucleari della Corea, usando armi sia convenzionali che atomiche”.

Paranoia o pretesto? Come l’Urss ai tempi di Stalin, il “socialismo in un solo Paese” si sente accerchiato e minacciato dagli “imperialisti” e si dice “costretto” a difendersi. Anche se, probabilmente, è solo un pretesto per reprimere il dissenso all’interno, in vista di una guerra sempre imminente, ma mai scoppiata.

O è una scusa per lanciare un attacco “preventivo” contro la Corea del Sud? Su quest’ultimo punto gli Stati Uniti non hanno mai creduto seriamente a una minaccia di conflitto. Obama, nel suo discorso sullo Stato dell’Unione, parla semplicemente di “provocazione” e sfodera il suo solito argomento bastone-o-carota: “Il regime nordcoreano deve sapere che solo se rispetterà i suoi obblighi internazionali otterrà sicurezza e prosperità, siamo al fianco dei nostri alleati, rafforziamo la nostra difesa anti-missile e guidiamo la comunità internazionale per rispondere con un’azione ferma”. Un atteggiamento che è condiviso anche dai think tank progressisti vicini al presidente. Heather Hurlburt, del National Security Network è convinta che in Corea del Nord vi siano: “Un’incredibile attività di propaganda incendiaria e occasionali atti di provocazione contro la Corea del Sud, che non sono assolutamente accettabili. Ma ciò non vuol dire che loro vogliano commettere un atto così suicida, quale un attacco agli Stati Uniti”.

Al contrario, i think tank conservatori sono veramente allarmati. La Corea del Nord ha appena testato un’atomica. E’ una minaccia reale e non può essere sottovalutata, come sostiene Nicholas Eberstadt dell’American Enterprise Institute: “Tutte le chiacchiere su come far tornare gli Stati Uniti e gli altri al tavolo negoziale, credo si basino su un totale fraintendimento di quel che sta accadendo. Sembra proprio che non si voglia capire quel che la Corea del Nord ci vuole comunicare a chiare lettere, per farsi capire anche da un bambino: si sta preparando ad una guerra nucleare regionale nella penisola coreana”. D’altra parte, proprio in concomitanza con il test nucleare, il regime nordcoreano ha mandato online un video tanto kitsch quanto macabro: sulle note di un remix di “We are the World” (sic!), un nordcoreano sogna di vedere uno shuttle del suo Paese in orbita e… New York bombardata.

In ogni caso, come affrontare la Corea del Nord? Se le sanzioni non servono, la Cina impedisce ogni azione che vada oltre qualche misura restrittiva e gli Stati Uniti non sono nelle condizioni (né hanno alcuna voglia) di intraprendere atti unilaterali… che fare? Sung Yoon Lee, analista sudcoreano, invita, prima di tutto, a capire cosa sia realmente il regime nordcoreano.E’ essenzialmente due cose: 1) un grande centro di lavaggio del denaro sporco 2) il campo di concentramento più grande del mondo”. Questi, secondo lo studioso coreano, sono anche i principali punti deboli del regime. Colpendo le sue attività illecite, si minerebbe ogni fonte di sostentamento della dinastia dei Kim. Gli Usa avrebbero la forza e la giustificazione legale per farlo.

Lanciando una massiccia campagna di sensibilizzazione sui gulag coreani (dove esecuzioni, torture, abusi, morte per fame e persino esperimenti sui prigionieri sono all’ordine del giorno), si minerebbe ogni forma di legittimazione e simpatia di cui ancora gode il regime.


Autore: Stefano Magni

Nato a Milano nel 1976, laureato in Scienze Politiche all’Università di Pavia, è redattore del quotidiano L’Opinione. Ha curato e tradotto l’antologia di studi di Rudolph Rummel, “Lo Stato, il democidio e la guerra” (Leonardo Facco 2003) e il classico della scienza politica “Death by Government” (“Stati assassini”, Rubbettino 2005).

2 Responses to “Terzo test nucleare della Corea del Nord. E il mondo sta a guardare”

  1. anonimo scrive:

    Messaggio privato.
    Suppongo che lei abbia le prove radiologiche di quanto asserisce al riguardo delle così dette esplosioni atomiche eseguite dalla Corea del Nord. Questo è una delle maggiori buffale del secolo ! La Corea del Nord è una superpotenza di carta ! Spaventapasseri.
    Suppongo che il governo di Pyongyang l’abbia lasciato visitare il sito di tiro e Geiger alla mano ella abbia potuto, alla più grande soddisfazione del regime nord-coreano, validarne la superpotenza dalle immancabili ed indelebili tracce radioattive (mai e poi mai, ma solo per le esplosioni sotterranee nord-coreane badi bene)trovate in atmosfera.
    In breve esigere da Pyongyang PROVE radiologiche della loro presunta superpotenza e non chiacchere.

  2. Luca Graziani scrive:

    La verità è disarmante : ogni volta che la Corea del Nord effettua un lancio o un test atomico lo fa con la stessa intenzionalità del bebè che piange e cerca di attirare su di sé l’attenzione dei genitori.

    1)Vuole la Pappa (aiuti alimentari internazionali ONU)
    2)vuole le coccole (essere al centro dell’attenzione internazionale)
    3)Essere rispettato come forma di vita ( temuti dalle altre nazioni).

    Le prove di ciò che dico sono evidenti a tutti: dalla caduta dell’Unione sovietica nel 1991 ad oggi si possono contare tutti gli esperimenti nucleari e tutti i lanci (più o meno riusciti).

    Qual’è il dispetto più grande che si possa fare al bimbo che piange ?
    Lo sappiamo tutti…. : non considerarlo.

    Mandare aiuti alla Corea del Nord solo perché si lamenta ( vuole cibo e denaro per mantenere in vita la monarchia NAZI-STALINISTA di KIM JONG UN ) significa collaborare affinché la nazione GULAG si mantenga in piedi.

    Nessuna delle 4 nazioni direttamente coinvolte : Usa Giappoine Corea del Sud e China vogliono che La NAZIMONARCHIA cada poiché le conseguenze in termini economici sarebbero a carico dei fratelli del sud.

    Conseguenze che ammontano in circa 900 bilioni di dollari.

    La nazione Gulag è mantenuta in vita per una cinica questione di DENARO.

    Cordiali Saluti

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